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Jambalaya di terra

La giornata di oggi non solo è la “giornata della protezione del consumatore” in Thailandia (una festività francamente geniale che va festeggiata con bollini Conad e tessere socio gratuite), ma anche e soprattutto la giornata internazionale del Jazz istituita dall'UNESCO. Organizzazione che ancora sembra restia a promuovere il nostro blog come uno dei più grandi raggiungimenti umani nel campo delle arti e delle scienze. Ma questo momento sicuramente giungerà molto presto…

In attesa di questo, parliamo di Jazz che — in buona sostanza — è un genere musicale molto vario che spazia dalla sintetica musica odiosa che si sente solitamente in ascensore, al sottofondo ipnotico/invadente che si può ascoltare nei locali in cui atteggiarsi da pseudo-intellettualoidi è più importante dell'effettivo consumo di alcoolici. Si dice (leggi: Wikipedia dice) che il Jazz sia nato dal confronto dei neri d'America con la musica classica europea. Non abbiamo idea se sia vero, ma è una definizione sufficientemente “da enciclopedia” da suonare credibile anche sul nostro blog.

Uno degli elementi caratterizzanti di questo stile musicale è un rapporto molto fluido col tempo, detto “swing”. (Quando Lorenz suona la batteria questo “rapporto molto fluido col tempo” solitamente si chiama “sbagliare” invece.) Sebbene l'UNESCO affermi che il valore del Jazz è la sua assenza di barriere e la sua valenza artistica universale, la verità è che lo stile musicale si sviluppa inizialmente negli Stati Uniti del sud… ed è proprio da qui che la ricetta di oggi proviene! Un pastone indicibile di riso, fagioli, carne macinata, sudore, campi di cotone, alligatori e pirati.

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