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Zuppa di pane dell’Appenzello

Zuppa di pane dell’Appenzello

Benvenuti! È di nuovo l’appuntamento mensile per la nostra popolare rubrica Cospirazioni Gastronomiche: dopo “Mario Monti ed il segreto della Cassoeula”, “La seconda portata di Fatima” e “Cerchi nel grano e panificazione”, oggi finalmente vi riveleremo il segreto dell’uso bellico del formaggio nella Confederazione Elvetica. È infatti noto a pochi che il segreto bancario è ancora in atto soltanto perché nessun membro della Guardia di Finanzia può fisicamente varcare le casseforti protette da maleodoranti forme stagionate.

Una delle arme gastronomico-belliche più potenti nell’armamentario svizzero è il cosiddetto “Appenzeller”, un formaggio che si può descrivere come “aromatico” soltanto con un ingannevole eufemismo. Viene appunto prodotto nel canton Appenzello: il più piccolo della Svizzera (è un miracolo che compaia sulle mappe geografiche) e un lucente simbolo di progressismo e modernismo. Fu infatti l’ultimo cantone a garantire alle donne il diritto di voto. Nel 1991.

Gli abitanti di questa regione montagnosa sono dediti alla produzione di formaggi (l’intenso “Appenzeller”), la distillazione di alcolici ad alta gradazione (il digestivo “Appenzeller”) e la creazione di nuovi fantasiosi prodotti con lo stesso identico nome.

Per questi ultimi giorni veramente invernali, quello che ci vuole per scaldarsi è una buona e densa zuppona, come questa zuppa di pane che andremo a preparare!

Continua…

Canapé zozzi

Sulla falsariga di quanto visto nella ricetta sui resti della fonduta, quest'oggi ci siamo cimentati nel rendere presentabile una cena estremamente semplice da realizzare, ma cionondimeno pesante e di difficile digestione.

Come è risaputo, la cucina francese è tra le più raffinate ed apprezzate al mondo — e questo è un fatto per quanto i cugini italici possano provare a negarlo ferocemente. È tuttavia meno noto che la raffinatezza della cucina gallica è pressoché completamente dovuta all'assegnare nomi complessi (e con una esagerazione di accenti inutili) ai piatti. Inoltre, un'ottima mossa degli chef transalpini è stata anche quella di dare nomi figosi a tutti gli oggetti ed a tutte le occupazioni classiche in cucina, in modo da costringere generazioni di giovani cuochi ad assoggettarsi alle complicazioni della langue d'oc nel cercare di esprimersi.

Detto questo, non sorprende che il “piatto” di quest'oggi — sebbene si tratti essenzialmente di banale pane ricoperto di roba — possa avere un nome insensato quanto ridicolo: un canapé.
Avete letto bene, stiamo cercando di mangiare un divano.

L'articolo migliora sensibilmente più avanti…

The day after fonduta

Ovvero di come Lorenz, galvanizzato dall'aver scoperto che le caramelle Ricola provengono dalla sua terra natale, decise di produrre la fonduta in quantità tali che gli sventurati autori furono costretti a mangiarne per più di un lustro.

Questa che vi andiamo a mostrare non è propriamente una ricetta ma piuttosto una dimostrazione di come gli accordi di Schengen, e più in generale l'apertura delle frontiere per quelli che provengono dai monti fatti di cioccolato ed emmental, non sono sempre una buona cosa.
Tali individui dopo essersi mescolati alle altre persone (che per comodità chiameremo "quelli normali") cercano in ogni modo di dar libero sfogo alla loro cattiveria, finora inevitabilmente repressa in patria, e lo fanno accanendosi su quelli cui sono più prossimi, ad esempio i loro coinquilini, tanto per dire...

Ma attenzione qui non si sta parlando di torture medievali, clamorose o eclatanti, bensì di qualcosa di più subdolo, cattivo e, in fin dei conti, peggiore.

Qui si parla degli avanzi della fonduta.

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