Ricette con Porro

Pollo corsaro alla Coca-Cola

Pollo corsaro alla Coca-Cola

Incredibile come sfreccia il tempo (tra le altre cose) quando si soffre di dissenteria. Ci sembra soltanto ieri che trovammo il primo riferimento al “Talk like a Pirate Day”, eleggendolo immediatamente a “evento stupido del mese™”: lo spunto fondamentale per una nuova ricetta da sperimentare.

Siamo alla 6a ricorrenza dell’evento e ancora non abbiamo smesso (contro il consiglio del nostro medico): abbiamo nuove inedibili ricette simil-caraibiche da rovinare e indossiamo—incredibilmente—ancora lo stesso abbigliamento indegno di sei anni fa! (È probabile non sia mai stato lavato.)

Quest’oggi è la volta di un’altra esperienza traumatica, non solo per voi, ma anche per il pollo coinvolto nella ricetta. Un piatto tipico delle regioni americane del sud, dove evidentemente nessuno si è opposto con sufficiente fermezza alla strampalata idea di annegare un volatile in della Coca-Cola e cuocerlo per un paio d’ore.

Affilate le sciabole, pulite le canne dei cannoni e preparate l’arrembaggio: stasera il menù prevede del pollo alla Coca-Cola!
(Seguito, come sempre, da una rapida volata verso la toilette.)

Ancora, ancora, ancora!

Ravioli popolari cinesi

Ravioli popolari cinesi

La Cina è una terra piena di cose magnifiche e misteriose. Tutti voi avrete sicuramente sentito parlare della famosa Grande Muraglia Cinese. Qualcuno magari avrà anche attraversato la Porta della Purezza Celeste per entrare nella Città Proibita o, perché no, si sarà chiesto come fu costruita la leggendaria armata dei guerrieri di terracotta. Ebbene, abbiamo condotto delle accurate ricerche per voi e abbiamo scoperto che ci sono ben due cose che accomunano tutte queste meraviglie: il primo tratto in comune è che sono GROSSE, il secondo è che gli operai che le hanno costruite facevano uno smodato consumo di ravioli al vapore!

Perciò siamo qui oggi a svelare il mistero più antico di tutti, e cioè: cosa diamine contengono i ravioli al vapore presenti nel menù di ogni ristorante cinese che si rispetti a 3 € scarsi.

La nota sparizione di gatti e cani nei dintorni dei ristoranti cinesi, parzialmente corroborata dalle storie sulla fiera di Yulin, fa effettivamente presumere il peggio. Anche il fatto che il simpatico cameriere Xiāo sia sparito in concomitanza con la nuova offerta sul pollo alla piastra non desta rassicurazione sui contenuti del tradizionale fagotto di pasta.

Ma tranquilli: essendo la Cina almeno 30 volte più grande dell’Italia, va da sé che la varietà gastronomica offerta possa spaziare dalle teste di scimmia di Indiana Jones ad ingredienti molto più accettabili in occidente. (O almeno, questo è quello che il Fronte Unito cinese ci vuole far credere.)

Preparate occhi e stomaco. Siamo qui per svelare il mistero!

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Zuppa di pane dell’Appenzello

Zuppa di pane dell’Appenzello

Benvenuti! È di nuovo l’appuntamento mensile per la nostra popolare rubrica Cospirazioni Gastronomiche: dopo “Mario Monti ed il segreto della Cassoeula”, “La seconda portata di Fatima” e “Cerchi nel grano e panificazione”, oggi finalmente vi riveleremo il segreto dell’uso bellico del formaggio nella Confederazione Elvetica. È infatti noto a pochi che il segreto bancario è ancora in atto soltanto perché nessun membro della Guardia di Finanzia può fisicamente varcare le casseforti protette da maleodoranti forme stagionate.

Una delle arme gastronomico-belliche più potenti nell’armamentario svizzero è il cosiddetto “Appenzeller”, un formaggio che si può descrivere come “aromatico” soltanto con un ingannevole eufemismo. Viene appunto prodotto nel canton Appenzello: il più piccolo della Svizzera (è un miracolo che compaia sulle mappe geografiche) e un lucente simbolo di progressismo e modernismo. Fu infatti l’ultimo cantone a garantire alle donne il diritto di voto. Nel 1991.

Gli abitanti di questa regione montagnosa sono dediti alla produzione di formaggi (l’intenso “Appenzeller”), la distillazione di alcolici ad alta gradazione (il digestivo “Appenzeller”) e la creazione di nuovi fantasiosi prodotti con lo stesso identico nome.

Per questi ultimi giorni veramente invernali, quello che ci vuole per scaldarsi è una buona e densa zuppona, come questa zuppa di pane che andremo a preparare!

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Pasticcio reale alla Guinness

Pasticcio reale alla Guinness

Oggi è una giornata molto importante. Non solo perché evidentemente abbiamo appena pubblicato una nuova, epica, ricetta (già questo sarebbe sufficiente). Ma anche perché il 29 Aprile è il giorno di un matrimonio molto importante (siamo sicuri che Studio Aperto ve lo abbia fatto notare con i suoi interminabili servizi in merito)! Il matrimonio tra il nobilissimo William Arthur Philip Louis Mountbatten-Windsor (scusate se è poco), crema dell’aristocrazia britannica e augusto secondo successore al trono dell’ex-impero, con tale Kate Middleton, plebea dalle umili origini che andrà quindi ad ascendere ad un ruolo invidiabilissimo in una delle più importanti casate dal sangue blu.

A questo proposito, vi siete mai chiesti che casino deve succedere quando un membro di una casa reale va a donare sangue alla locale sede dell’Avis? Ma soprattutto, perché hanno scelto questa strana data per il loro matrimonio (un venerdì!) che ancor più stranamente coincide col giorno in cui si sposarono, e si suicidarono, Hitler e la sua Eva Braun? Cospirazioni internazionali? Segreti massonici? Lo zampino di alieni interdimensionali? La seconda venuta di Cristo? Siamo certi che si tratti di questo!

Troverete gli economici talismani ed amuleti per proteggervi dalle macchinazioni del nuovo ordine mondiale nel nostro shop online di prossima attivazione: Shopping by Dummies.

Nel frattempo, vi invitiamo a leggere la nostra nobilissima ricetta che vi riproporrà, in versione vegetariana per ordini della Corona, un classico della cucina britannica: una pie, che si può rendere in italiano come “pasticcio” (vedrete presto il perché di questa definizione).

Continua a leggere, senza timore…

Tortillas dell’apocalisse

Quest'oggi finalmente sveleremo una temibile ricetta, segnata nei calendari Maya con toni nefasti che predicono grandi cataclismi. Si tratta infatti proprio di un piatto dalle origini mesoamericane, ormai assurto a simbolo della cucina messicana in generale: le tortillas ripiene di... roba.

C'è da dire che la profezia culinaria non si dissocia di molto dalle altre profezie cataclismiche, come quella della fine del mondo nel 2012. Ci risulta tuttavia interessante notare che, seppure evidentemente precisissimi nell'annotare l'apocalisse sui loro calendari, i Maya non ebbero le capacità di prevedere la propria imbarazzante disfatta per mano dei conquistadores spagnoli (imbarazzante per noi europei, ovviamente).

Sperando dunque che la preparazione delle tortillas ed il loro consumo abbia un epilogo meno violento e brutale della conquista dello Yucatán, procediamo con la ricetta.

Ancora, ancora, ancora!

Cuori d’indivia

Oggi è il 14 febbraio, giorno in cui si celebra la ricorrenza dell'incontro tra la triade del male (Nestlé, Ferrero e Perugina). Le suddette aziende promotrici del nuovo ordine mondiale si riunirono per decretare che quel giorno — originariamente dedicato ad un martire delicatamente lapidato e poi decapitato — divenisse noto da allora in poi come giorno dell'ammore™.

Beh, chi siamo noi per opporci al volere di tali autorità? È con gioia dunque che ci apprestiamo a presentare fotograficamente la ricetta di una amorevolissima cena di lavoro.

(La cena è stata seguita da una sessione di programmazione hardcore, marcata in particolare da un fetish per gli attrezzi USB.)

Ancora, ancora, ancora!

Naviglio dell’ortofrutta

È raro, ma capita a volte che anche le menti obnubilate come le nostre possano avere delle idee non del tutto da scartare. Beh, non è questo il caso. Tuttavia, dopo un acceso dibattito tra gli scaffali del Conad sulle virtù del Indivia Belga e sulle proprietà del Avocado — terminato con l'acquisto di vegetali seguendo un procedimento totalmente casuale — siamo riusciti ad organizzare una pietanza interessante.

Vi presentiamo dunque una buona poltiglia di ortaggi, servita in delle simpatiche barchette di parmigiano e con un contorno di verdure al forno! La preparazione, oltre ad aver irrimediabilmente intriso di odori formaggiosi l'intera casa, ha richiesto ore di intensissimo lavoro a temperature infernali.

Continua a leggere, senza timore…

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