Ricette con Formaggio

Peccaminoso Mac ’n Cheese

Peccaminoso Mac ’n Cheese

Non apprezziamo fino in fondo il fatto che—nonostante l’importazione di festività aliene come Halloween e le relative tradizioni—questo processo non si sia spinto fino al Thanksgiving americano. (Se non per le sue deiezioni più commerciali come l’onnipresente “Black Friday” o “Cyber Monday”. Amazon, prendimi e fammi tuo!)

Per ergerci oggi a paladini del rifiuto di queste tradizioni esotiche, vorremmo instaurare oggi il “giorno del ringraziamento per il fatto di non dover festeggiare il Thanksgiving”! Pensate, l’orrore di un intero giorno con i vostri familiari, a discutere del fatto che non abbiate ancora un lavoro serio, ad evitare i discorsi di vostro zio che ce l’ha ancora col governo per non aver salvato i marò (?), a recuperare parenti stressati da 3 giorni e notti in bianco a cucinare… ci basta il Natale per questo.

Nel celebrare questo ringraziamento alternativo non prepareremo però un classico tacchino ripieno (ricordatevi sempre che il tacchino somiglia ad una vagina rovesciata attaccata ad una trapunta, molto appetitoso!). Bensì riprenderemo un altro piatto super-tipico del continente americano: il Mac ’n Cheese, una pasta al forno sepolta in un blocco di formaggio ed una crosta di gustoso pangrattato.

Avanti…

Poutine canadese

Poutine canadese

Il Canada potrà anche essere la patria dell’inventore del sacco dell’immondizia ed avere un primo ministro incredibilmente fico, ma sicuramente non è una nazione nota per i suoi contributi gastronomici.

Forse perché, oltre al succitato sacco dell’immondizia, anche il purè rapido in fiocchi ha trovato i suoi natali nella grande nazione nordamericana. La combinazione delle due invenzioni è forse il motivo alla base del fatto che non si trovano molti ristoranti canadesi in giro per il globo.

Sia come sia, oggi si festeggia il “Canada Day”, l’anniversario di quel 1° luglio del 1867 in cui le colonie nordamericane decisero di unirsi in un unico, glaciale regno, probabilmente urlando “King in the north, King in the north!” Soltanto nel 1982 il Canada si libererà del cordone ombelicale britannico, in un moto indipendentista che pare essere così popolare nel mondo anglosassone…

A parte la continua ricerca di indipendenza, se c’è una cosa che viene davvero bene ai britannici è quella di combinare patatine fritte con altri ingredienti insalubri. Nel caso dei loro cugini canadesi, il famoso piatto nazionale si chiama “Poutine” ed è un vero insulto al sistema cardiovascolare. (Se preferite qualcosa di meno pericoloso, abbiamo preparato anche delle più innocui frittelle.)

E andiamo!

Quale sarà l'epilogo di questo articolo?

Italianissime Fettuccine Alfredo

Italianissime Fettuccine Alfredo

“When in Rome, do as the Romans do.”

È questo che sensibilmente consigliano gli inglesi, suggerendo per estensione che quando si va all’estero è bene approfittare della cucina locale. Recarsi in un paese a maggioranza musulmana e poi crucciarsi del fatto che l’amatriciana non è fatta col guanciale di maiale non rientra tra le cose più intelligenti che si possano fare. Insomma, se vi lamentate del cibo italiano viaggiando nell’emisfero australe, un po’ ve lo meritate.

Le Fettuccine Alfredo rientrano in quella strana categoria di piatti che sono italiani d’inventiva, di ingredienti e di nome, ma che in Italia sono praticamente introvabili. Questo non ha impedito a vari gastro-criminali in giro per il globo di “migliorare” la ricetta aggiungendo ingredienti a caso ad un piatto semplicissimo in origine.

Infatti, combinando solo pasta, burro e formaggio, le Fettuccine Alfredo sono classico esempio di come sia possibile realizzare un piatto gustoso con pochi, semplici ingredienti. Che anche la pasta al burro che si mangiava da bambini, se servita con le posate d’oro ad un prezzo a due cifre, acquista un’imprevedibile dignità. Insomma, un monito del fatto che non vale mai la pena di cambiare il ben collaudato per qualcosa di nuovo. (Vale anche per le mutande.)

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Maccheroni dell’alpigiano

Maccheroni dell’alpigiano

Notoriamente, tutte le cose belle hanno una fine. Se da una parte questo significa che, no, questo blog non chiuderà mai i battenti, dall’altra significa anche che il soggiorno in madrepatria di Lorenz sta volgendo al termine. Per festeggiare il fatto di potersi nuovamente permettere più di due pasti a settimana, vale la pena realizzare un’ultima ricetta tipicamente svizzera prima della liberazione!

Se ci seguite da un po’ e riuscite ancora a guardarvi allo specchio senza vergogna e senza riconsiderare la vostra intera esistenza, avrete sicuramente letto diverse ricette tradizionali svizzere, dalla fonduta (la nostra prima ricetta) alla raclette. Senza andare a scomodare il consumo di carne di cane o gatto (non vorremmo scatenare un caso politico come quello di Bigazzi a “La Prova del Cuoco”), è abbastanza chiaro che il 90% della dieta alpina ruota esclusivamente attorno al formaggio.

La fonduta del resto altro non è che formaggio sciolto servito con del pane, la raclette non più di formaggio sciolto servito con delle patate… Per mantenere questa coerenza, la ricetta di oggi sarà formaggio sciolto con un altro alimento di base: la pasta. Facile!

Il piatto rappresenta la perfetta simbiosi tra l’italianità Ticinese ed il resto della nazione elvetica, ma pone anche importanti quesiti come: “ma che caspita è un alpigiano?!”
Trattandosi di un aggettivo secondo la Treccani, la ricetta è conferma - oltre dell’amore degli svizzeri per la pesantezza ed i formaggi - della loro incapacità nell’uso della lingua italiana.

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Baked potatoes alla brace

Baked potatoes alla brace

Per questa nuova spumeggiante ricetta del blog, gli autori hanno deciso di fare qualcosa di nuovo ed inedito su queste pagine: una ricetta che non faccia schifo!

No, non è vero. Illusi! Questa è un po’ come la storia del primo Rocky: il nostro blog, pieno di cuore e buona volontà, in una sfida senza speranza contro la cucina. Insomma, la storia commovente di un tizio che prende pugni in faccia.
(Spoiler alert: Rocky Balboa perde alla fine del primo film.)

Ma stavolta, tanto per cambiare, faremo una ricetta all’aria aperta, perché sì, nonostante i crimini perpetrati, non siamo ancora agli arresti domiciliari. Del resto, si sta avvicinando l’estate, il tempo è sereno, l’aria frizzante, le formiche abbondanti: le condizioni ideali per lo sport nazionale svizzero, il barbecue!

E mentre gli altri partecipanti alla grigliata si sollazzano conficcando le più varie parti animali su spiedi di varie dimensioni, Lorenz tenterà di partecipare al sostentamento della truppa cuocendo degli inermi tuberi: patate alla brace per tutti!

Ancora, ancora, ancora!

Zuppa di pane dell’Appenzello

Zuppa di pane dell’Appenzello

Benvenuti! È di nuovo l’appuntamento mensile per la nostra popolare rubrica Cospirazioni Gastronomiche: dopo “Mario Monti ed il segreto della Cassoeula”, “La seconda portata di Fatima” e “Cerchi nel grano e panificazione”, oggi finalmente vi riveleremo il segreto dell’uso bellico del formaggio nella Confederazione Elvetica. È infatti noto a pochi che il segreto bancario è ancora in atto soltanto perché nessun membro della Guardia di Finanzia può fisicamente varcare le casseforti protette da maleodoranti forme stagionate.

Una delle arme gastronomico-belliche più potenti nell’armamentario svizzero è il cosiddetto “Appenzeller”, un formaggio che si può descrivere come “aromatico” soltanto con un ingannevole eufemismo. Viene appunto prodotto nel canton Appenzello: il più piccolo della Svizzera (è un miracolo che compaia sulle mappe geografiche) e un lucente simbolo di progressismo e modernismo. Fu infatti l’ultimo cantone a garantire alle donne il diritto di voto. Nel 1991.

Gli abitanti di questa regione montagnosa sono dediti alla produzione di formaggi (l’intenso “Appenzeller”), la distillazione di alcolici ad alta gradazione (il digestivo “Appenzeller”) e la creazione di nuovi fantasiosi prodotti con lo stesso identico nome.

Per questi ultimi giorni veramente invernali, quello che ci vuole per scaldarsi è una buona e densa zuppona, come questa zuppa di pane che andremo a preparare!

L'articolo migliora sensibilmente più avanti…

Lasagna dell’emigrato

Lasagna dell’emigrato

L’emigrato. Una figura tragica ed eroica al tempo stesso, in fuga da poteri incontrastabili che si abbattono su di lui. La fame, la guerra, la carestia, il dottorato di ricerca. Abbandonato alle sue forze, in un mondo ostile, che lo osserva diffidente. Un mondo soprattutto molto costoso. Zurigo.

L’arrivo di Lorenz a Zürich HB (dal nome dell’unica birra che vi si può consumare) si fa sentire subito. Solo poche settimane dopo l’arrivo in Svizzera si svolge un importante referendum contro l’immigrazione. Qualche giorno dopo, come se non bastasse, Salvini si mostra in deshabillé sulla copertina di Oggi.

Ma il trauma maggiore è rappresentato dal costo della vita: un pacco di carote costa quanto una cena in pizzeria, i pacchi di pasta sono talmente ricercati da aver ottenuto una stella Michelin ciascuno e una cena al ristorante viene considerata una forma di investimento a perdere. Per fortuna è possibile ottenere una zuppa ipotecata presso le maggiori banche.

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Speed-Raclette

Speed-Raclette

Come abbiamo già avuto modo di presentare, la cucina svizzera prevede svariati modi più o meno fantasiosi per ingerire ingenti quantità di formaggio ed intanto neutralizzare la sensazione di fame con alimenti fondamentali (quanto banali) come pane o patate.

Tutti questi metodi però non spiccano per la loro facilità realizzativa: una fonduta richiede strumentazione e pazienza, mentre preparare una tradizionale “Raclette” (una mattonata per lo stomaco composta dall’omonimo formaggio sciolto su delle patate lesse, accompagnato da stuzzicherie di ogni forma e colore) richiede un fornetto, compagnia e voglia di stare insieme. (I tre fattori raramente si presentano allo stesso tempo, soprattutto non in presenza degli autori del blog.)

Ma a volte si torna semplicemente stanchi a casa, senza avere la voglia di cucinare (mai avuta) né il desiderio di interagire con altri esseri umani (idem). Come fare allora? Cosa potrebbe salvarci dalla pizza da asporto o dalle vaschette del cinese? In questa ricetta scopriremo come il forno a microonde possa aiutarvi a realizzare una gustosa Raclette in 10 minuti, senza trucco e senza inganno e soprattutto senza sporcare!

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Gratin lunare di patate

Gratin di patate pronto

Erano le 22:18 romane del 20 luglio 1969, esattamente 45 anni fa, quando dalle profondità del Mare Tranquillitatis lunare riecheggiarono le immortali parole di Neil A. Armstrong: “The Eagle has landed.” L’aquila è atterrata.

Decenni di corsa allo spazio si concludevano improvvisamente nelle immagini sgranate ed in bianco e nero di un uomo a passeggio sulla superficie lunare. Questo epocale raggiungimento dell’ingegno umano (secondo soltanto all’invenzione del pelapatate, come spesso ricordiamo) fu frutto non soltanto della collaborazione di scienziati ed ingegneri, ma anche del fondamentale contributo di dietisti e cuochi, nel definire una dieta adatta ai tre astronauti in missione: Armstrong, Collins ed Aldrin.

Se prima della missione Apollo 11 mangiare nello spazio significava ingerire soltanto cubetti secchi di cibo, al più ricoperti di gelatina per evitare briciole, durante il primo allunaggio gli astronauti ebbero la fortuna di poter sfruttare del cibo “vero”, da reidratare e consumare con un cucchiaino. (E voi vi lamentate dei pasti serviti a bordo degli aerei.)

Proprio per ricordare la storica missione Apollo 11 ed il suo comandante Armstrong, prepareremo uno dei suoi pasti preferiti: il gratin di patate! (Che effettivamente portò in viaggio e consumò il 17 luglio a cena, o per il cosiddetto “pasto C della giornata”.)

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Xplosive Peppers

Peperoni ripieni serviti in tavola

Peggio di un cieco alla guida o di un sordo che non vuol sentire, c'è soltanto un nerd con un'idea folle e scarsissima propensione all'autoconservazione. E voi ci conoscete. Siamo dei nerd incoscienti. Incoscienti, e dotati di carta di credito.

Immaginate che il vostro istituto bancario non si sia ancora accorto della vostra inevitabile bancarotta e che abbiate un insaziabile desiderio di ustionarvi la bocca con quanto di più piccante esista al mondo. Un modo è visitare un ristorante dedicato al peperoncino (e farvi tanto male) oppure mettere alla prova le vostre abilità da giardiniere ed acquistare online i semi per coltivare così “il peperoncino più piccante del globo terracqueo™”. (Il piano secondario di fondere geneticamente un piccione ed un peperoncino per creare un volatile ibrido che sputa il fuoco e conquistare così il mondo non è ancora completo, ma ci stiamo lavorando.)

Dopo averli fatti germogliare, averli seminati, averli quasi fatti morire durante l'inverno e dopo averne raccolto il frutto, sarete finalmente in grado di invitare i vostri peggiori migliori amici ad una autentica, dolorosissima, cena pro-emorroide.

Continua…

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