Ricette con Fagioli

Han-burger

Han-burger

Da quando la Disney ha preso in mano l’eredità di Star Wars ed ha ufficialmente soppiantato il rituale magico del Natale con una cosa migliore e superiore (un nuovo episodio di avventura e combattimenti intergalattici in qualche forma), celebriamo anche l’annuale “Star Wars day” con rinnovato interesse e gioia. (Anche se alcuni personaggi minori della rete affermano il contrario. Sbagliando, è ovvio.)

Quest’anno, al suono di “may the fourth be with you”, ci prodigheremo nella realizzazione di un hamburger ispirato alla più grande canaglia ed al miglior pilota che-abbia-mai-fatto-la-rotta-di-Kessel-in-meno-di-dodici-parsec-anche-se-i-parsec-sono-in-realtà-una-misura-di-distanza-e-non-di-tempo-caro-George-Lucas: ossia, degli ottimi han-burger!
(Perdonateci.)

Volevi esserci quando facevo uno sbaglio? Be’, forse ci siamo, tesoro.

Nota: per non offendere le razze più sfortunate della galassia (leggi: i Lorenz), l’hamburger sarà perfettamente vegetale e quindi perlopiù privo di sapore. L’esperienza è assimilabile all’ingestione di uno scarpone d’ordinanza imperiale.

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Fagiolata unchained

Fagiolata cowboy al caffè

Stasera nelle sale italiane ci sarà la prima di “Django Unchained”, attesissima nuova pellicola del geniale Quentin Tarantino, che riprende la storia del miticissimo eroe Django — iniziata nell'omonimo film di Corbucci, con la figura dello spietato pistolero interpretata da Franco Nero (e successivamente anche da Don Matteo Terence Hill in uno dei seguiti).

Gli elementi caratterizzanti di uno “spaghetti western” come “Django” sono chiaramente i protagonisti con gli occhi di ghiaccio (tra cui il sempre venerabile ‘biondo’ Clint), le sparatorie tutte con gli stessi proiettili sibilanti, lunghi sguardi silenziosi, desolati villaggi sulla frontiera messicana, sprovveduti paesani da salvare dai banditi di turno, bellezze latine senza dialoghi… e soprattutto le pesanti fagiolate al peperoncino per sopportare le lunghe cavalcate attraverso il deserto.

Proprio alle suddette fagiolate (molto ben presentate anche in una scena di “Lo chiamavano Trinità”) ci siamo ispirati per accompagnare l'uscita del prossimo Oscar di Tarantino. E anche voi dovreste emularci, se non altro per rendere più realistico l'olezzo ed i rumori percepiti dal vostro vicino di sedile al cinema!

Vuoi sapere come va a finire? (Male.)

Jambalaya di terra

La giornata di oggi non solo è la “giornata della protezione del consumatore” in Thailandia (una festività francamente geniale che va festeggiata con bollini Conad e tessere socio gratuite), ma anche e soprattutto la giornata internazionale del Jazz istituita dall'UNESCO. Organizzazione che ancora sembra restia a promuovere il nostro blog come uno dei più grandi raggiungimenti umani nel campo delle arti e delle scienze. Ma questo momento sicuramente giungerà molto presto…

In attesa di questo, parliamo di Jazz che — in buona sostanza — è un genere musicale molto vario che spazia dalla sintetica musica odiosa che si sente solitamente in ascensore, al sottofondo ipnotico/invadente che si può ascoltare nei locali in cui atteggiarsi da pseudo-intellettualoidi è più importante dell'effettivo consumo di alcoolici. Si dice (leggi: Wikipedia dice) che il Jazz sia nato dal confronto dei neri d'America con la musica classica europea. Non abbiamo idea se sia vero, ma è una definizione sufficientemente “da enciclopedia” da suonare credibile anche sul nostro blog.

Uno degli elementi caratterizzanti di questo stile musicale è un rapporto molto fluido col tempo, detto “swing”. (Quando Lorenz suona la batteria questo “rapporto molto fluido col tempo” solitamente si chiama “sbagliare” invece.) Sebbene l'UNESCO affermi che il valore del Jazz è la sua assenza di barriere e la sua valenza artistica universale, la verità è che lo stile musicale si sviluppa inizialmente negli Stati Uniti del sud… ed è proprio da qui che la ricetta di oggi proviene! Un pastone indicibile di riso, fagioli, carne macinata, sudore, campi di cotone, alligatori e pirati.

Continua a leggere, senza timore…

Talk like a Pirate dinner

Talk like a Pirate dinner

Yaaaarrrr! Benvenuti a bordo, marinai d'acqua dolce! Spiegate le vele, mollate gli ormeggi, cazzate quella gomena e pulite la plancia con le unghie, maledetti cani rognosi! Oggi abbiamo l'occasione di celebrare la “International Talk like a Pirate day”, una giornata utilissima dedicata alle conversazioni ringhianti, l'abbigliamento da corsaro del XVIII secolo ed in generale alla pirateria (accendete BitTorrent sui vostri computer ordunque).

Come si fa a mostrare il dovuto rispetto a questa ricorrenza, in modo da evitare un salto dalla passerella tra gli squali? Molto facile: si prendono un paio di ricette tipicamente caraibiche e tutt'altro che marinaresche, si preparano alla meno peggio insultando con le proprie azioni ogni cuoco vivo o morto da Cuba a Trinidad, ci si mette un abbigliamento indecente e soprattutto si consumano larghe quantità di rum in modo da dimenticare il tutto.

Dunque, se non volete finire i vostri giorni marcendo su uno scoglio nel mare, preparatevi all'arrembaggio della cucina! Yaaaargh!

Ancora, ancora, ancora!

Tortillas dell’apocalisse

Quest'oggi finalmente sveleremo una temibile ricetta, segnata nei calendari Maya con toni nefasti che predicono grandi cataclismi. Si tratta infatti proprio di un piatto dalle origini mesoamericane, ormai assurto a simbolo della cucina messicana in generale: le tortillas ripiene di... roba.

C'è da dire che la profezia culinaria non si dissocia di molto dalle altre profezie cataclismiche, come quella della fine del mondo nel 2012. Ci risulta tuttavia interessante notare che, seppure evidentemente precisissimi nell'annotare l'apocalisse sui loro calendari, i Maya non ebbero le capacità di prevedere la propria imbarazzante disfatta per mano dei conquistadores spagnoli (imbarazzante per noi europei, ovviamente).

Sperando dunque che la preparazione delle tortillas ed il loro consumo abbia un epilogo meno violento e brutale della conquista dello Yucatán, procediamo con la ricetta.

Quale sarà l'epilogo di questo articolo?

Thanksgiving hamburgers!

Thanksgiving hamburgers!

Il trend filo-americano del nostro blog — dopo la ricetta di Halloween — continua senza cedimento. Oggi è il “Giorno del ringraziamento”, una festività celebrata negli Stati Uniti ed alcuni loro stati fantoccio (come il Canada).

Se vi chiedete del perché di questa nostra affezione, la motivazione è duplice: in primo luogo, il pubblico statunitense è in larga parte obeso e quindi il target ideale per le nostre ricette lesive al fegato. In seconda battuta, la massa totale degli abitanti degli Stati Uniti è molto maggiore di quella locale e pertanto ci attrae — gravitazionalmente parlando.

In questo post prepareremo degli ottimi hamburger e lo faremo pensando a 3 categorie specifiche di fruitori: onnivori, vegetariani e minerali. La scelta degli hamburger si è rivelata obbligatoria, visto che la preparazione di un tacchino vegetale ci è parsa al di là delle nostre possibilità.

Continua a leggere, senza timore…

Insalata al mandarino

Avete presente quando la fame si fa sentire improvvisamente, ricordandovi in maniera subitanea del fatto che siete stati troppo impegnati su Google Reader e Facebook tutto il giorno per fare la spesa e che purtroppo i supermercati hanno degli insensati orari di chiusura?

Ebbene in questi casi ci sono due scelte che si possono fare: andare a prendere qualcosa dal greco o dal cinese di turno — con conseguenze brutali per il vostro benessere fisico e quello del vostro portafogli — oppure girare per casa alla disperata ricerca di elementi commestibili (che non siano le muffe della doccia).

Questa ricetta è stata composta in una delle tante occasioni in cui i vostri due beniamini hanno optato per la seconda scelta (rimpiangendola ovviamente subito dopo).

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