Ricette con Cipolla

Zuppa di pane dell’Appenzello

Zuppa di pane dell’Appenzello

Benvenuti! È di nuovo l’appuntamento mensile per la nostra popolare rubrica Cospirazioni Gastronomiche: dopo “Mario Monti ed il segreto della Cassoeula”, “La seconda portata di Fatima” e “Cerchi nel grano e panificazione”, oggi finalmente vi riveleremo il segreto dell’uso bellico del formaggio nella Confederazione Elvetica. È infatti noto a pochi che il segreto bancario è ancora in atto soltanto perché nessun membro della Guardia di Finanzia può fisicamente varcare le casseforti protette da maleodoranti forme stagionate.

Una delle arme gastronomico-belliche più potenti nell’armamentario svizzero è il cosiddetto “Appenzeller”, un formaggio che si può descrivere come “aromatico” soltanto con un ingannevole eufemismo. Viene appunto prodotto nel canton Appenzello: il più piccolo della Svizzera (è un miracolo che compaia sulle mappe geografiche) e un lucente simbolo di progressismo e modernismo. Fu infatti l’ultimo cantone a garantire alle donne il diritto di voto. Nel 1991.

Gli abitanti di questa regione montagnosa sono dediti alla produzione di formaggi (l’intenso “Appenzeller”), la distillazione di alcolici ad alta gradazione (il digestivo “Appenzeller”) e la creazione di nuovi fantasiosi prodotti con lo stesso identico nome.

Per questi ultimi giorni veramente invernali, quello che ci vuole per scaldarsi è una buona e densa zuppona, come questa zuppa di pane che andremo a preparare!

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Lasagna dell’emigrato

Lasagna dell’emigrato

L’emigrato. Una figura tragica ed eroica al tempo stesso, in fuga da poteri incontrastabili che si abbattono su di lui. La fame, la guerra, la carestia, il dottorato di ricerca. Abbandonato alle sue forze, in un mondo ostile, che lo osserva diffidente. Un mondo soprattutto molto costoso. Zurigo.

L’arrivo di Lorenz a Zürich HB (dal nome dell’unica birra che vi si può consumare) si fa sentire subito. Solo poche settimane dopo l’arrivo in Svizzera si svolge un importante referendum contro l’immigrazione. Qualche giorno dopo, come se non bastasse, Salvini si mostra in deshabillé sulla copertina di Oggi.

Ma il trauma maggiore è rappresentato dal costo della vita: un pacco di carote costa quanto una cena in pizzeria, i pacchi di pasta sono talmente ricercati da aver ottenuto una stella Michelin ciascuno e una cena al ristorante viene considerata una forma di investimento a perdere. Per fortuna è possibile ottenere una zuppa ipotecata presso le maggiori banche.

L'articolo migliora sensibilmente più avanti…

Tapas con patatas y muy de ajo

Tapas con patatas y muy de ajo

Oggi vi presentiamo la nostra ricetta d’anniversario! Quattro anni di indicibili sofferenze in cucina (e al bagno), più foto imbarazzanti, hanno infine condotto a questo: un sontuoso pasto celebrativo degno del peggiore episodio di “Man vs. Food”, in cui i vostri due cuochi di fiducia cercheranno di annichilire le proprie mucose intestinali con dosi di aglio senza precedenti.

Ci lasceremo ispirare dalla cucina di un popolo che non ha mai temuto niente, se non forse il lavoro: gli spagnoli!

Viaggiare è spesso disagevole: si va all’estero a fare le attività di tutti i giorni, peggio e con i bagagli persi, consapevoli che al ritorno dovrete far finta che vi sia piaciuto. Tuttavia, se avete viaggiato almeno una volta per la penisola iberica, avrete apprezzato almeno le onnipresenti tapas, che accompagnano l’abuso alcolico di locale in locale per tutta la serata.

In questa ricetta presentiamo due tapas a base di patate con cui accompagnare il vostro abituale consumo di birra mirato a dimenticare il fatto che da 4 anni avete un blog di cucina senza dignità. Se il giorno dopo in ufficio non foste completamente lucidi, le tapas fungono da scusa perfettamente credibile!

Quale sarà l'epilogo di questo articolo?

Gratin lunare di patate

Gratin di patate pronto

Erano le 22:18 romane del 20 luglio 1969, esattamente 45 anni fa, quando dalle profondità del Mare Tranquillitatis lunare riecheggiarono le immortali parole di Neil A. Armstrong: “The Eagle has landed.” L’aquila è atterrata.

Decenni di corsa allo spazio si concludevano improvvisamente nelle immagini sgranate ed in bianco e nero di un uomo a passeggio sulla superficie lunare. Questo epocale raggiungimento dell’ingegno umano (secondo soltanto all’invenzione del pelapatate, come spesso ricordiamo) fu frutto non soltanto della collaborazione di scienziati ed ingegneri, ma anche del fondamentale contributo di dietisti e cuochi, nel definire una dieta adatta ai tre astronauti in missione: Armstrong, Collins ed Aldrin.

Se prima della missione Apollo 11 mangiare nello spazio significava ingerire soltanto cubetti secchi di cibo, al più ricoperti di gelatina per evitare briciole, durante il primo allunaggio gli astronauti ebbero la fortuna di poter sfruttare del cibo “vero”, da reidratare e consumare con un cucchiaino. (E voi vi lamentate dei pasti serviti a bordo degli aerei.)

Proprio per ricordare la storica missione Apollo 11 ed il suo comandante Armstrong, prepareremo uno dei suoi pasti preferiti: il gratin di patate! (Che effettivamente portò in viaggio e consumò il 17 luglio a cena, o per il cosiddetto “pasto C della giornata”.)

Vuoi sapere come va a finire? (Male.)

Civero de capriolo in agrodolce

Civero de capriolo

Se seguite il blog da più di un anno dovreste, oltre che consultare un buon analista, sapere ormai che giugno è un mese molto impegnativo per gli autori del blog: Saverio è impegnato nella battaglia senza speranze contro la calura bolognese mentre cerca di assimilare astrusi concetti matematici (ma il metodo del libro sotto il cuscino si rivela stranamente inefficace nonostante i due anni di utilizzo), mentre Lorenz si catapulta nell’urticante mondo della calzamaglia travestendosi da popolano medievale nel “Mercato delle Gaite” di Bevagna.
A voi il giudizio sul chi se la passi peggio.

Come sapranno tutti gli studenti durante la sessione estiva, lo studio folle rende l’organismo molto simile a quello di un’oca sul fronte della nutrizione: si ingerisce cibo in maniera scomposta e disorganizzata per a) alimentare un’attività fine a se stessa come lo studio e/o lo starnazzare b) nullificare le già esigue speranze di superare la prova costume ormai in agguato. Sul fronte medievale invece, le possibilità alimentari di Lorenz si riducono sostanzialmente a panzanella e dosi immonde di birra. Una combo che lo rende praticamente la persona migliore sul pianeta, se non fosse per l’abbigliamento vergognoso. (Ah, e la simpatia degna della cartavetrata, certo.)

Ma quest’anno il vostro eroico cuoco ha avuto il coraggio di partecipare alla preparazione del “piatto gara” del suo rione, la magnifica Gaita San Giorgio, indi per cui avrete l’occasione di leggere la ricetta di un autentico orribile piatto medievale: civero de capriolo in agrodolce!

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Fagiolata unchained

Fagiolata cowboy al caffè

Stasera nelle sale italiane ci sarà la prima di “Django Unchained”, attesissima nuova pellicola del geniale Quentin Tarantino, che riprende la storia del miticissimo eroe Django — iniziata nell'omonimo film di Corbucci, con la figura dello spietato pistolero interpretata da Franco Nero (e successivamente anche da Don Matteo Terence Hill in uno dei seguiti).

Gli elementi caratterizzanti di uno “spaghetti western” come “Django” sono chiaramente i protagonisti con gli occhi di ghiaccio (tra cui il sempre venerabile ‘biondo’ Clint), le sparatorie tutte con gli stessi proiettili sibilanti, lunghi sguardi silenziosi, desolati villaggi sulla frontiera messicana, sprovveduti paesani da salvare dai banditi di turno, bellezze latine senza dialoghi… e soprattutto le pesanti fagiolate al peperoncino per sopportare le lunghe cavalcate attraverso il deserto.

Proprio alle suddette fagiolate (molto ben presentate anche in una scena di “Lo chiamavano Trinità”) ci siamo ispirati per accompagnare l'uscita del prossimo Oscar di Tarantino. E anche voi dovreste emularci, se non altro per rendere più realistico l'olezzo ed i rumori percepiti dal vostro vicino di sedile al cinema!

Ancora, ancora, ancora!

Dado da Cucina

Ben 263 anni fa, nasceva uno dei padri fondatori della cucina moderna, un uomo schivo e per lo più sconosciuto alle masse, ma che è l'inventore di uno dei componenti base di moltissimi preparati culinari: il dado da cucina!

Nicholas Francois Appert fu un venditore di dolci dall'ingegno incredibilmente proficuo: oltre ad aver inventato il dado, divenne famoso a suo tempo come “il Re della Lattina” e noto ai più per aver inventato il processo di riduzione e di imbottigliamento sottovuoto dei cibi. Ora, sappiamo benissimo che questa è una menzogna bella e buona, dal momento che tutti sanno che la vera inventrice (non rompete, Internet ha detto che si scrive così) del sottovuoto è mia nonna… dite che non può essere perché Appert è nato molto prima? Poveri sciocchi… poveri sciocchi…

Nonostante ciò, Appert viene ricordato negli annali della storia (quella che conta, ossia quella che si occupa della robba da magnà™) per aver scoperto un processo (poi noto come “appertizzazione” in uno slancio di fantasia), che in sostanza consiste nel tenere il cibo a temperature infernali per una durata più o meno arbitraria, permettendone la conservazione nel tempo e distruggendo ogni valore nutrizionale e/o sapore! Una classica situazione win-win. Visto che per queste “scoperte” (si chiama “dimenticare sul fuoco la padella” da noi) è stato insignito di infiniti premi ed onorificenze, ci chiediamo perché non vengano accordate anche a noi quando bruciamo il pasto del giorno sulla fiamma del gas.

In ogni caso, dal nostro punto di vista, un francese che si ribella all'oppressione delle salse all'aglio e dei formaggi dagli odori discutibili, cercando un modo nuovo per consumare il suo pasto, va comunque premiato. Per questo motivo (e perché in fondo non avevamo altro da fare oggi) abbiamo deciso di celebrare il giorno della nascita del caro, dello stimato, del... di Appert, tentando di preparare in casa un dado vegetale.

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Fonduta di Sant’Andrea

Il 30 novembre è un giorno memorabile per svariate ragioni, prima fra tutti la centralità di cui questa fausta ricorrenza è investita nella famosa filastrocca per ricordare il numero di giorni che compone ogni mese dell'anno (“30 dì conta novembre...”). Certo questo non sarebbe stato abbastanza per pubblicare proprio oggi una delle nostre gloriose ricette. Il 30 novembre infatti è importante anche per un altro motivo: la morte di Sant'Andrea!

Patroni a caso
Un'altra leggenda vuole che nel tardo VIII secolo, durante una delle battaglie contro gli inglesi, il re Ungo (lo stesso Óengus I Mac Fergusa menzionato precedentemente oppure Óengus II dei Piti) vide una nuvola incrociata a salterio, e disse ad alta voce ai propri compagni di osservare il fenomeno, indicativo di una protezione di sant'Andrea, e che se avessero vinto per questa grazia, lo avrebbero eletto quale loro santo patrono.
Wikipedia

Sappiamo bene che nelle vostre agili menti sta girando un ben nitido pensiero e che avete sulla punta della lingua un'esclamazione ben precisa: “E chi se ne frega?”. Questo perché voi forse non sapete quanto S. Andrea (da qui in avanti: Andy) fosse uomo pieno di risorse e, soprattutto, potreste non sapere che Andy è anche il veneratissimo santo patrono della Scozia (e qui: “E sti cazzi?”) nonché dei passaggi a livello. Potreste inoltre ignorare che il nostro Andy era conosciuto come uomo virile e possente (come lo scozzese medio insomma), e che la ragione per cui sia stato eletto a santo protettore di quelle genti dipende in larga parte dal fatto che il Re dell'epoca facesse uso di sostanze psicotrope prima della battaglia...

Insomma potreste ignorare tutto questo, certo però non potrete non sapere quanto la nostra capacità di renderci ridicoli ai fornelli (e non solo) sfoci assai spesso nell'idiozia e, ancora più spesso, nella schizofrenia. È per questo che ci scuserete se tutta la pippa su Sant'Andrea e la Scozia che avete sorbito finora è servita solo a giustificare blandamente il fatto che avevamo voglia di fare una ricetta con il kilt...

Proprio così, è tutta una grossa scusa. Ma cosa avreste fatto voi se aveste avuto la possibilità di usufruire di uno splendido kilt scozzese originale (gentilmente fornito da Filippo) senza riuscire a trovare una festività più o meno degna che vi desse la possibilità di indossarlo in pubblico? Ve lo diciamo noi, avreste scovato una ricetta scozzese di dubbio gusto e una festività non festeggiata da nessuno come abbiamo fatto noi! Perciò smettetela di giudicarci! Iniziamo piuttosto a fare questa inutile fonduta nello stile che contraddistingue ogni buon scozzese: violenza, rozzezza, nudità e whisky.

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Pilaf con piselli e Mango Chutney

Noi di Cooking by Dummies cerchiamo sempre di portare nuove ricette esotiche al nostro pubblico, non contenti di limitarci alla sola cucina locale. Questo non solo per dare un tocco di originalità alle nostre (ed alle vostre) pietanze e non solo per darci un incredibile flair cosmopolita, ma anche e soprattutto perché siamo genuinamente interessati da usanze e piatti provenienti dai quattro angoli del pianeta (interesse che si disperde immediatamente con l'assaggio, solitamente).

Purtroppo, come tradisce il titolo del blog del resto, le nostre abilità piuttosto limitate (che si esauriscono con l'uso della carta di credito per l'acquisto degli ingredienti) unite alla descrizione incompleta ed oscura delle ricette, nonché all'impossibilità di procacciarsi le componenti veramente più “aliene” nei mercati locali, fanno sì che le ricette di tipo etnico facciano ancor più schifo del solito.

Ma, dopotutto, se leggete questo blog (per motivi a noi francamente ignoti, imputabili sicuramente a qualche triste gioco del destino) siete qui anche un po' per questo. Dunque siate pronti ad una nuova puntata che unisce il “piacere” della cucina alle tradizioni indiane, il tutto con l'immancabile tocco nerd.
Oggi prepariamo un piatto di riso e piselli, condito con del chutney al mango!

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Talk like a Pirate dinner

Talk like a Pirate dinner

Yaaaarrrr! Benvenuti a bordo, marinai d'acqua dolce! Spiegate le vele, mollate gli ormeggi, cazzate quella gomena e pulite la plancia con le unghie, maledetti cani rognosi! Oggi abbiamo l'occasione di celebrare la “International Talk like a Pirate day”, una giornata utilissima dedicata alle conversazioni ringhianti, l'abbigliamento da corsaro del XVIII secolo ed in generale alla pirateria (accendete BitTorrent sui vostri computer ordunque).

Come si fa a mostrare il dovuto rispetto a questa ricorrenza, in modo da evitare un salto dalla passerella tra gli squali? Molto facile: si prendono un paio di ricette tipicamente caraibiche e tutt'altro che marinaresche, si preparano alla meno peggio insultando con le proprie azioni ogni cuoco vivo o morto da Cuba a Trinidad, ci si mette un abbigliamento indecente e soprattutto si consumano larghe quantità di rum in modo da dimenticare il tutto.

Dunque, se non volete finire i vostri giorni marcendo su uno scoglio nel mare, preparatevi all'arrembaggio della cucina! Yaaaargh!

Ancora, ancora, ancora!

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