Ricette con Burro

Gratin lunare di patate

Gratin di patate pronto

Erano le 22:18 romane del 20 luglio 1969, esattamente 45 anni fa, quando dalle profondità del Mare Tranquillitatis lunare riecheggiarono le immortali parole di Neil A. Armstrong: “The Eagle has landed.” L’aquila è atterrata.

Decenni di corsa allo spazio si concludevano improvvisamente nelle immagini sgranate ed in bianco e nero di un uomo a passeggio sulla superficie lunare. Questo epocale raggiungimento dell’ingegno umano (secondo soltanto all’invenzione del pelapatate, come spesso ricordiamo) fu frutto non soltanto della collaborazione di scienziati ed ingegneri, ma anche del fondamentale contributo di dietisti e cuochi, nel definire una dieta adatta ai tre astronauti in missione: Armstrong, Collins ed Aldrin.

Se prima della missione Apollo 11 mangiare nello spazio significava ingerire soltanto cubetti secchi di cibo, al più ricoperti di gelatina per evitare briciole, durante il primo allunaggio gli astronauti ebbero la fortuna di poter sfruttare del cibo “vero”, da reidratare e consumare con un cucchiaino. (E voi vi lamentate dei pasti serviti a bordo degli aerei.)

Proprio per ricordare la storica missione Apollo 11 ed il suo comandante Armstrong, prepareremo uno dei suoi pasti preferiti: il gratin di patate! (Che effettivamente portò in viaggio e consumò il 17 luglio a cena, o per il cosiddetto “pasto C della giornata”.)

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Sandwich galattico

Sandwich galattico

Il nerd medio non è necessariamente un letterato: le sue fonti d’informazione maggiori sono Wikipedia, forum in cui dibatte con assoluta convinzione con gente altrettanto disinformata e le serie TV (grazie alle quali può snocciolare una enciclopedica conoscenza di stemmi di casate nobiliari di fantasia e un preoccupante interesse nelle modalità di combattimento contro vampiri e non morti).

Noi in particolare non possiamo di certo darci l’aria da gran letterati, visto che la lettura più impegnativa a cui ci dedichiamo è la targhetta dell’ascensore. Possiamo annoverare nelle nostre letture preferite solo le poesie scritte sotto l’influenza di sostanze psicotrope sul retro delle buste Mulino Bianco. Ciononostante, una lettura sacra di qualsiasi nerd che si rispetti (dopo la biografia di George Lucas) è sicuramente la “Guida Galattica per Autostoppisti” di Douglas Adams. Un’opera di assoluto genio marcatamente british. Proprio per celebrare il brillante autore inglese, oggi si festeggia il Towel Day: ossia il “giorno dell’asciugamano”, uno degli accessori fondamentali per affrontare la galassia (e la quotidianità). Citando la sua opera:

Per qualche motivo i pub vicini alle stazioni hanno un’aria particolarmente squallida e terribilmente sporca, forse per via del pallore mortale di cui paiono soffrire le polpette esposte sul banco bar. Ma peggio delle polpette sono i sandwich.

In Inghilterra è ancora diffusa la convinzione che preparare un sandwich appetitoso, piacevole per gli occhi o comunque gradevole per la bocca sia qualcosa di peccaminoso che solo gli stranieri fanno.

— Che siano semplici — è l’ordine sepolto nei recessi della coscienza collettiva nazionale. — Che abbiano la consistenza della gomma. E se è proprio necessario che siano freschi, lavateli una volta a settimana.

Per cui, prepariamo oggi il principe dei sandwich: il clubhouse sandwich!

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Frittelle d’avena di Winterfell

Frittelle d’avena di Winterfell

Oggi è un giorno epico che noi e molti altri attendevamo con ansia: innanzitutto stiamo per presentare una nuova ricetta (e tanto basta per rendere la giornata spettacolare) e, secondariamente, stasera verrà trasmessa la prima puntata della quarta stagione della celeberrima serie TV “Game of Thrones”.

Se siete anche voi degli sfegatati fan dell’universo di George R. R. Martin, se al bar ve ne infischiate delle ultime gesta calcistiche, ma preferite dibattere dell’onore della casata Stark o fare congetture sull’origine degli Estranei, se innalzate blasfemi altarini per imbonire le sette divinità e fare in modo che il caro vecchio George sopravviva abbastanza a lungo da completare gli ultimi due libri della saga… beh, sono tutti validi motivi per farsi internare. Tranquilli, dovrebbero trasmettere il nuovo episodio anche nella sala comune del C.I.M. più vicino.

Se invece non avete idea di cosa stiamo parlando e credete che francamente un “gioco di troni” non sia per niente interessante, vi basti sapere che si tratta di una complessa e lunghissima storia di intrighi, giochi di potere, famiglie che si odiano, gente che s’accoppa, tradimenti ed oscuri misteri. Praticamente una puntata qualsiasi di “Tempesta d’Amore”. Ma con più violenza e molta più nudità! (Meglio sotto ogni aspetto insomma.)

In entrambi i casi, come affrontare la giornata senza avere qualcosa da sgranocchiare? Per cui, vi suggeriamo di filare in cucina a preparare delle semplici frittelle d’avena: in effetti uno degli elementi più ricorrenti del romanzo! (Dopo le decapitazioni.)

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Bocconcini di Sacher

Bocconcini di Sacher

Come avrete sicuramente avuto modo di appurare, Cooking by Dummies è un blog estremamente serio che rispetta alla lettera gli appuntamenti e le occorrenze importanti. Almeno, è ciò che facciamo per il vostro bene dopo aver debellato la fine del mondo Maya giusto un anno fa. (È quello che ci piace credere.)

Alla stessa maniera, settimane di pubblicità per dolciumi, intimo ammiccante e viaggi romantici avranno sicuramente avuto modo di suggerirvi che oggi si celebra San Valentino. Giorno in cui si commisera annualmente la tragica scomparsa dell'amore.

Sia che voi siate freschi d'innamoramento e fantastichiate una romantica serata di cucina di coppia, sia che affrontiate la giornata in cerca di cioccolato con cui stemperare il sentimento di dilagante solitudine, questa ricetta fa perfettamente al caso vostro. Se invece siete del campo del “per noi S. Valentino è ogni singolo giorno!!1!UNO” siete chiaramente senza speranze. (Oltre ad essere originali come un disco dei Modà.)

Su ispirazione di un recente viaggio nella capitale della glassa, Vienna, oggi realizziamo dei soavi bocconcini di Sacher!

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Super Bowl Cheesecake

Superbowl Cheesecake

Si narra che fu un inglesissimo William Webb Ellis che, nei primi anni del 1800, raccogliendo la palla con le mani da terra e portandola nella porta avversaria, trasformò un innocente partita di calcio nell'inizio di un nuovo onorabilissimo gioco: il rugby.

Altre leggende riportano che solo più tardi un americanissimo mascellone, appassionatosi al rugby, lo condì con patatine, mostarda e machismo americano per tirarne fuori l'odierno football americano!

The Big Game
Molto spesso ci si riferisce al Super Bowl come al Big Game. Sebbene gli americani considerino il giorno della finale più importante del Natale, la vera ragione è che il termine “Super Bowl” è registrato dalla NFL che per ogni suo utilizzo esige dei sonanti dollarozzi. Voi capite che fra trovare un nome alternativo e dover discutere ogni volta con degli energumeni abituati a picchiare per vivere…

I nostri lettori sanno quanto questo blog si sia sempre impegnato per diffondere la cultura del “magna a volontà” (oltre al ben noto “chettefrega se puzza mettilo in forno che forse migliora”) sfruttando per tale scopo ogni evento più o meno famoso o, più spesso, famigerato. Per questo non potevamo esimerci dal festeggiare, con larga parte del primo mondo (quello affetto da diabete, per intenderci) l'evento sportivo che in America è anche chiamato “the big game” (il 48° Super Bowl ndd), in cui la partita fra energumeni in calzamaglia è solo una scusa per mettere in campo quanto di peggio la cucina americana può offrirci.

Ci chiederete: ma voi cosa ne sapete del football? Che domande! Niente! Ma sappiamo tutto riguardo alla preparazione di un tipico dolce americano: la cheesecake ai cookies.

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Pandorlato erculeo

Il risultato finale

Siamo in pieno periodo natalizio, di nuovo! È ormai un mese che le incessanti musiche festive ci preparano all'inevitabile: una parvenza di vacanza nullificata dallo stress di girare per mercatini in cerca di regali, occasioni infelici per andare a sciare, l'imperativo di sopportare i propri familiari almeno un po'… ma soprattutto, dato l'impietoso avanzare della fine del calendario gregoriano, l'obbligo di tracciare un bilancio degli ultimi 365 giorni.

Il modo ragionevolmente più facile per farlo è dare uno sguardo a quel “2013 in breve” generato da Facebook. Che è anche il modo più rapido per accorgersi di aver condotto una vita di merda finora e che i raggiungimenti più alti dell'anno si riassumono in qualche stato pubblicato in evidente stato di intossicazione alcolica… che dire, un ottimo modo per prefiggersi nuovi obiettivi per il 2014!

Se proprio non riuscite a cambiare radicalmente vita in questi ultimi giorni — ad esempio con una fuga spirituale dell'ultimo secondo oppure facendovi versare gli incassi SIAE per conto di Mariah Carey durante il periodo natalizio — almeno strafogatevi con un dolce burroso, no?

A tal fine tenteremo (con difficoltà) di realizzare un Pandorlato: in sostanza un pandoro, ma senza la forma del pandoro. Con delle mandorle in cima. E del liquore nell'impasto. Insomma, un dolce migliore sotto ogni aspetto!

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Ciambelle anti-frittura

Ciambelle al forno

Che direste se affermassimo che potete creare delle dolci ciambelline (con le vostre altrettanto dolci manine) senza sporcare in maniera irrecuperabile la vostra cucina e soprattutto senza friggerle? (E quindi senza alcun senso di colpa per averne poi mangiato un chilo.)

“Ma Lorenz!” Questi siete voi che interrompete. “Come è possibile? Mi sento sempre in colpa in questo periodo pre-natalizio. I dolci mi fanno venire i rotoli alla pancia che ledono la mia autostima (anche se schermano dal freddo)!”
Ebbene, sì! La stagione ha in effetti, tra le sue conseguenze maggiori, l'acquisto disperato di regali, la depressione e l'aumento progressivo ed inesorabile del girovita. (Scientificamente non c'è nesso, ma non possiamo escluderlo a priori.) È proprio per questo che Cooking by Dummies — che da sempre si batte per la salute psico-fisica dei propri lettori — vi propone la soluzione a tutto questo.

“Ma Lorenz!” Di nuovo voi. “Le ciambelle non fritte saranno sicuramente insipide e senza alcun gusto!”
Niente di più sbagliato. Le ciambelle al forno possiedono diverse proprietà negative (ad esempio quella di non ungere le dita in maniera soddisfacente), ma l'assenza di gusto non è fra queste (o comunque non è la più grave). Per accertarvene personalmente, non vi rimane altro che procedere!

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Torta della Foresta Nera ai lamponi

La Torta della Foresta Nera

Nel lontano passato, un’epoca ormai lontana e dimenticata da molti, la preparazione di una torta rappresentava una missione epica, da affrontare solo in casi di evidente follia o di festività inevitabili. Occasioni in cui intere famiglie piangevano lacrime e sangue per racimolare gli ingredienti e prepararli in una forma che racchiudesse in pochi centrimetri cubici il potenziale calorico dell’intera fabbrica Ferrero. Il risultato doveva poter soppiantare tutti i pasti di una settimana, avendo al tempo stesso un aspetto minacciosamente invitante.

Un’epoca che richiedeva qualcosa di più delle merendine confezionate per dessert, qualcosa di più nobile del pan di spagna ricoperto di panna. Un’epoca in cui la cura dedicata ai baffi era superata soltanto da quella riservata alla glassatura delle torte.

Già una volta ci siamo cimentati nella creazione della Sachertorte, non senza difficoltà, e stavolta affronteremo un altro temibile esempio di pasticceria tedesca: la “Torta della Foresta Nera” o Schwarzwälder Kirschtorte, praticamente LA torta tedesca per eccellenza. Già il numero delle consonanti non lascia presagire niente di positivo.

Ci sentiamo un po’ come se dovessimo scalare lo Zugspitze. In infradito.

Avanti…

Cupcake dell’indipendenza

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Per i meno attenti al calendario, oggi è il 4 di luglio, ossia la data in cui si celebra l'invasione della terra da parte degli alieni nel film “Independence Day”, per pura coincidenza anche il giorno in cui storicamente i novelli “Stati Uniti d'America” dichiararono la loro indipendenza dai bevitori di tè del Regno Unito.

La giornata è diventata una festività nazionale dal 1776 in poi e viene annualmente celebrata con barbeque, sbraciate, fuochi d'artificio, parate, ingiustizie sociali, sparatorie ed altre cose molto americane. Siccome noi siamo un blog estremamente attento ai dettagli, vogliamo celebrare la giornata con dei cupcake con una preponderante componente alcolica. Questo non perché siamo degli alcolisti (o perlomeno, non soltanto), ma perché già il buon George Washington (lo conoscerete sicuramente dalla banconota da un dollaro) nel 1778 aveva concesso una doppia razione di rum ai suoi uomini!

Non perdiamoci in altre chiacchiere (sarebbe una cosa molto poco americana da farsi) e procediamo alla ricetta!

Ancora, ancora, ancora!

Brezel teutonico

Brezel teutonico

La cultura tedesca ha dato molto al mondo. Non solo l'indubbio splendore estetico del calzino di spugna bianco nei sandali, l'amore per l'efficienza, la puntualità dei treni e, perché no, svariati gran premi di Formula 1 vinti per conto della Ferrari. Ma soprattutto, la lingua tedesca ci ha donato un patrimonio di parole e concetti assolutamente specifici quanto intraducibili, facendo sì che si possa tranquillamente parlare di Weltanschauung per indicare la visione del mondo portata in Auge da un personaggio di un Bildungsroman. (La frase potrebbe non aver senso in nessuna lingua indo-europea.)

Sorvolando sull'impagabile possibilità di esprimersi in maniera altisonante, colta e soprattutto incomprensibile, la cultura tedesca contribuisce anche sensibilmente al patrimonio gastronomico mondiale: non stiamo parlando del panino raggrinzito di pane e formaggio servito sui voli Lufthansa, non di patate o crauti e neanche delle chiare birre spillate dal freddo nord al verdeggiante sud teutonico, bensì del magnifico brezel!

Questo particolare tipo di pane è diffuso in tutta la Germania del sud e in Austria col nome di brezel, bretzel, brezl, breze, brezn, bretzg o brezerl. Insomma, praticamente qualsiasi sostantivo che cominci per “bre–”. (Incluso “brefotrofio”.) Negli Stati Uniti e fuori dalla zona tedesca si sono diffusi maggiormente nella forma di “pretzel”, ossia di salatino croccante e duro, mentre l'originale si distingue per essere un pane croccante in superficie, ma morbido e quasi molle all'interno.

Come tutti i cibi più tradizionali con una lunga storia (per la maggior parte inventata), i brezel sono importantissimi accompagnatori di bevute in birreria, sia per preparare lo stomaco alle ingenti quantità di alcol, sia per fungere da ricettacolo gustoso per il succo dello stinco bavarese (la “scarpetta” del resto è un'usanza internazionale). Quindi, come può esserlo pizza e birra in Italia, brezel e birra rappresentano il connubio ideale per le partite di calcio in TV. (Proprio per questo, esattamente un anno fa, per la classica disfida Italia vs. Germania ai mondiali, abbiamo fatto fronteggiare pizza e brezel!)

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