Ricette con Burro

Peccaminoso Mac ’n Cheese

Peccaminoso Mac ’n Cheese

Non apprezziamo fino in fondo il fatto che—nonostante l’importazione di festività aliene come Halloween e le relative tradizioni—questo processo non si sia spinto fino al Thanksgiving americano. (Se non per le sue deiezioni più commerciali come l’onnipresente “Black Friday” o “Cyber Monday”. Amazon, prendimi e fammi tuo!)

Per ergerci oggi a paladini del rifiuto di queste tradizioni esotiche, vorremmo instaurare oggi il “giorno del ringraziamento per il fatto di non dover festeggiare il Thanksgiving”! Pensate, l’orrore di un intero giorno con i vostri familiari, a discutere del fatto che non abbiate ancora un lavoro serio, ad evitare i discorsi di vostro zio che ce l’ha ancora col governo per non aver salvato i marò (?), a recuperare parenti stressati da 3 giorni e notti in bianco a cucinare… ci basta il Natale per questo.

Nel celebrare questo ringraziamento alternativo non prepareremo però un classico tacchino ripieno (ricordatevi sempre che il tacchino somiglia ad una vagina rovesciata attaccata ad una trapunta, molto appetitoso!). Bensì riprenderemo un altro piatto super-tipico del continente americano: il Mac ’n Cheese, una pasta al forno sepolta in un blocco di formaggio ed una crosta di gustoso pangrattato.

Ancora, ancora, ancora!

Colcannon di S. Patrizio

Colcannon di S. Patrizio

Oggi è il giorno di San Patrizio, il patrono dell’Irlanda, della birra, del colore verde e degli approcci tristissimi ed ebbri nei locali notturni di cui per fortuna non ci si ricorda il giorno dopo. (È anche il patrono delle automobili quando state guidando con un amico ubriaco in procinto di vomitarvi sui tappetini. Crediamo.)

Se San Patrizio viene festeggiato senza essere mai stato canonizzato ufficialmente, noi possiamo sicuramente darci alla cucina senza esserne assolutamente in grado! Oggi infatti prepariamo il Colcannon, un concentrato di patate e cavolo, ricoperto di burro e da annaffiare con della birra. Praticamente la promessa di indicibile gonfiore la mattina dopo! *proooot*

Il nome del piatto, Colcannon, suona già come un discreto suggerimento irlandese sul mezzo con cui liberarvene. Oppure una suggestiva metafora dello stato del vostro intestino dopo il consumo. Chissà.

Il mio basso ventre già freme.

Si sente.

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Italianissime Fettuccine Alfredo

Italianissime Fettuccine Alfredo

“When in Rome, do as the Romans do.”

È questo che sensibilmente consigliano gli inglesi, suggerendo per estensione che quando si va all’estero è bene approfittare della cucina locale. Recarsi in un paese a maggioranza musulmana e poi crucciarsi del fatto che l’amatriciana non è fatta col guanciale di maiale non rientra tra le cose più intelligenti che si possano fare. Insomma, se vi lamentate del cibo italiano viaggiando nell’emisfero australe, un po’ ve lo meritate.

Le Fettuccine Alfredo rientrano in quella strana categoria di piatti che sono italiani d’inventiva, di ingredienti e di nome, ma che in Italia sono praticamente introvabili. Questo non ha impedito a vari gastro-criminali in giro per il globo di “migliorare” la ricetta aggiungendo ingredienti a caso ad un piatto semplicissimo in origine.

Infatti, combinando solo pasta, burro e formaggio, le Fettuccine Alfredo sono classico esempio di come sia possibile realizzare un piatto gustoso con pochi, semplici ingredienti. Che anche la pasta al burro che si mangiava da bambini, se servita con le posate d’oro ad un prezzo a due cifre, acquista un’imprevedibile dignità. Insomma, un monito del fatto che non vale mai la pena di cambiare il ben collaudato per qualcosa di nuovo. (Vale anche per le mutande.)

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Maccheroni dell’alpigiano

Maccheroni dell’alpigiano

Notoriamente, tutte le cose belle hanno una fine. Se da una parte questo significa che, no, questo blog non chiuderà mai i battenti, dall’altra significa anche che il soggiorno in madrepatria di Lorenz sta volgendo al termine. Per festeggiare il fatto di potersi nuovamente permettere più di due pasti a settimana, vale la pena realizzare un’ultima ricetta tipicamente svizzera prima della liberazione!

Se ci seguite da un po’ e riuscite ancora a guardarvi allo specchio senza vergogna e senza riconsiderare la vostra intera esistenza, avrete sicuramente letto diverse ricette tradizionali svizzere, dalla fonduta (la nostra prima ricetta) alla raclette. Senza andare a scomodare il consumo di carne di cane o gatto (non vorremmo scatenare un caso politico come quello di Bigazzi a “La Prova del Cuoco”), è abbastanza chiaro che il 90% della dieta alpina ruota esclusivamente attorno al formaggio.

La fonduta del resto altro non è che formaggio sciolto servito con del pane, la raclette non più di formaggio sciolto servito con delle patate… Per mantenere questa coerenza, la ricetta di oggi sarà formaggio sciolto con un altro alimento di base: la pasta. Facile!

Il piatto rappresenta la perfetta simbiosi tra l’italianità Ticinese ed il resto della nazione elvetica, ma pone anche importanti quesiti come: “ma che caspita è un alpigiano?!”
Trattandosi di un aggettivo secondo la Treccani, la ricetta è conferma - oltre dell’amore degli svizzeri per la pesantezza ed i formaggi - della loro incapacità nell’uso della lingua italiana.

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Tartufi della Morte Nera

Tartufi della Morte Nera

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

È così che hanno inizio i nostri migliori ricordi d’infanzia, le speranze di poter attraversare la galassia a bordo del Millennium Falcon, di poter sfruttare i poteri della forza (per copiare al compito di matematica) e di avere una vita familiare pacifica culminata dal taglio della mano da parte di papà!

Capite quindi perché la festività di oggi, l’annuale “Star Wars day”, ci colpisca sempre nell’intimità. (Sì, proprio lì, nelle parti basse.) Anche perché abbiamo da poco finito di rivedere per l’ennesima volta il nuovo teaser di “The Force Awakens”, settimo e prossimo episodio della saga, e verso la fine eravamo inspiegabilmente in ginocchio a piangere. Qualcosa vorrà dire.

Dopo la forte delusione dei prequel, l’atteggiamento di ogni fan della saga è quello di un animale tenuto in cattività: diffidente, cauto, bruciato da un amore rivelatosi sbagliato. Ma, dentro di sé, pronto ad amare di nuovo.

Quindi, tutti pronti a celebrare “may the fourth”! Stavolta con una serie di tartufi di cioccolato ispirati al nostro campo vacanze ideale: la Morte Nera.

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Zuppa di pane dell’Appenzello

Zuppa di pane dell’Appenzello

Benvenuti! È di nuovo l’appuntamento mensile per la nostra popolare rubrica Cospirazioni Gastronomiche: dopo “Mario Monti ed il segreto della Cassoeula”, “La seconda portata di Fatima” e “Cerchi nel grano e panificazione”, oggi finalmente vi riveleremo il segreto dell’uso bellico del formaggio nella Confederazione Elvetica. È infatti noto a pochi che il segreto bancario è ancora in atto soltanto perché nessun membro della Guardia di Finanzia può fisicamente varcare le casseforti protette da maleodoranti forme stagionate.

Una delle arme gastronomico-belliche più potenti nell’armamentario svizzero è il cosiddetto “Appenzeller”, un formaggio che si può descrivere come “aromatico” soltanto con un ingannevole eufemismo. Viene appunto prodotto nel canton Appenzello: il più piccolo della Svizzera (è un miracolo che compaia sulle mappe geografiche) e un lucente simbolo di progressismo e modernismo. Fu infatti l’ultimo cantone a garantire alle donne il diritto di voto. Nel 1991.

Gli abitanti di questa regione montagnosa sono dediti alla produzione di formaggi (l’intenso “Appenzeller”), la distillazione di alcolici ad alta gradazione (il digestivo “Appenzeller”) e la creazione di nuovi fantasiosi prodotti con lo stesso identico nome.

Per questi ultimi giorni veramente invernali, quello che ci vuole per scaldarsi è una buona e densa zuppona, come questa zuppa di pane che andremo a preparare!

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Lasagna dell’emigrato

Lasagna dell’emigrato

L’emigrato. Una figura tragica ed eroica al tempo stesso, in fuga da poteri incontrastabili che si abbattono su di lui. La fame, la guerra, la carestia, il dottorato di ricerca. Abbandonato alle sue forze, in un mondo ostile, che lo osserva diffidente. Un mondo soprattutto molto costoso. Zurigo.

L’arrivo di Lorenz a Zürich HB (dal nome dell’unica birra che vi si può consumare) si fa sentire subito. Solo poche settimane dopo l’arrivo in Svizzera si svolge un importante referendum contro l’immigrazione. Qualche giorno dopo, come se non bastasse, Salvini si mostra in deshabillé sulla copertina di Oggi.

Ma il trauma maggiore è rappresentato dal costo della vita: un pacco di carote costa quanto una cena in pizzeria, i pacchi di pasta sono talmente ricercati da aver ottenuto una stella Michelin ciascuno e una cena al ristorante viene considerata una forma di investimento a perdere. Per fortuna è possibile ottenere una zuppa ipotecata presso le maggiori banche.

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Brownie paludosi

Brownie paludosi

Siamo ai primi di dicembre e quindi nel migliore periodo invernale: le canzoncine e le decorazioni di Natale ci ammorbano soltanto da poche settimane, il freddo non causa ancora il ritiro di tutte le estremità corporee (pubbliche e private), si intravedono già le cime innevate che promettono vacanze sciistiche che prontamente non riusciremo ad organizzare… e il consumo di dolciumi può aumentare in maniera incontrollata e — soprattutto — giustificata!

Un dolce che ben si sposa col consumo massiccio di tè del periodo, è il classico “brownie”: un quadrato molliccio semi-digerito di cioccolata, zucchero e nocciole. (Una delle descrizioni più invitanti che siano mai state scritte.)

Sulla creazione del brownie esistono innumerevoli teorie, che competono con le svariate teorie sull’origine della vita terrestre per importanza e complessità. Ad esempio, l’erronea aggiunta di cioccolata sciolta ad un impasto per biscotti, il dosaggio errato della farina per una torta, o ancora la necessità di lavorare senza lievito.

Insomma, piccole storie di disastri che già per la loro natura dovrebbero darci un’idea di quello che rappresenta il brownie: una piccola disgrazia culinaria.

Continua a leggere, senza timore…

Frittelle canadesi

Frittelle canadesi

Nel cuore di ogni svizzero, nato in un’angusta baita alpina e cresciuto in qualche claustrofobica città incastrata in una vallata, è presente il recondito desiderio di libertà e grandezza. Grandezza che nella piccola nazione d’oltralpe è così difficile da raggiungere. È in virtù di questa struggente aspirazione (e anche un po’ per rappresentare la copia elvetica di “Into the Wild”) che il fratello di Lorenz si è trasferito da qualche mese nello sconfinato Canada.

Oltre ad aver affrontato eroicamente i ghiacci, aver domato un alce ed aver fatto amicizia con i castori (il simbolo dell’ex colonia britannica, un po’ come l’interesse bancario lo è per la Svizzera), Lukas ha fatto del suo meglio per acquisire le importanti conoscenze gastronomiche del Canada. (Essendosi però insediato nella China town di Vancouver, le sue conoscenze potrebbero essere lievemente compromesse e dominate dalla frittura.)

In ogni caso, oltre alla fettina di castoro (piuttosto malvista dal corpo della Guardia Forestale Canadese), non c’è pietanza più tradizionale delle classiche frittelle ricoperte di sciroppo d’acero! (Eccezion fatta forse per l’acero stesso, che però ha lo svantaggio di essere poco reperibile al banco frutta, verdura ed alberi secolari.)

Iniziate la giornata come un vero boscaiolo canadese: mettendo in spalla l’ascia, prendendo a pugni un orso e divorando un secchio di dolci pancakes.

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Mousse cioccolatosa

Mousse cioccolatosa

L’eccellenza si raggiunge combinando le cose migliori tra di loro, per ottenerne un’altra, ancora superiore. È questo probabilmente il ragionamento alla base di Internet: combiniamo assieme il prodotto di tutte le menti del pianeta, liberamente in comunicazione. Ed abbiamo finora ottenuto video di gattini, Justin Bieber e le profondità intellettuali dei commenti su Youtube. (Abbiamo anche ottenuto le foto osé di Jennifer Lawrence. Facciamo che è un pareggio, va.)

Non sempre però i nobili propositi falliscono in maniera così eclatante. Nello specifico, l’intuizione che gli chef delle corti francesi del XVIII secolo ebbero si rivelò tutto sommato niente male: combinare la leggerezza dell’albume montato con altri ingredienti aromatici, al fine di ottenere una soffice spuma molto gustosa. È palese quindi che combinare la spuma d’albume con della cioccolata sfiori picchi di assoluta genialità! (Pareggiata soltanto ai giorni nostri con la creazione del doccia schiuma al cioccolato.)

È per merito di tale Charles Fazi, chef svizzero alla corte di Luigi XVI, che tutt’oggi possiamo rinfrancare le nostre esistenze dai mali del mondo tramite questo spumoso dessert. Meno geniale risulta purtroppo il nome originale della ricetta, nota come “maionese al cioccolato”. Tutte quelle uova devono aver dato alla testa del povero Fazi, probabilmente poi morto per causa di altre invenzioni poco riuscite come ad esempio il “salasso Chantilly”.

Ma ricordiamolo per le sue opere più gustose, piuttosto che come emule poco riuscito del celebre Vatel, e scopriamo insieme i segreti della mousse al cioccolato!

Ancora, ancora, ancora!

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