Cucina francese

Mimosa all’uovo

Mimosa all’uovo

In quanto blog amministrato da mani prettamente maschili (leggi: sporche e callose), l’8 marzo è quel giorno speciale, quel singolo giorno su 365, in cui la nostra costante ammirazione per il genere femminile può concretizzarsi in qualcosa di fisico, ma irrilevante come un mazzo di mimose. È un po’ come celebrare il giorno internazionale della cioccolata mangiando un Kinder Bueno.

Che poi, perché la mimosa? Gente molto più autorevole di noi ha probabilmente scelto con cautela, ma ciò non toglie che si tratta di un fiore bello ma inutile: un messaggio totalmente errato! Uno splendido e solare fiore di zucca, invece? Un carciofo, con la scorza dura, ma tenero dentro? Un papavero, per l’effetto psicotropo che una donna può avere? Un cactus, fonte di vita anche in un ambiente inospitale? (Come vedete siamo peggio come poeti che come cuochi.)

Ma sebbene siamo costantemente spinti dal desiderio di essere originali e controcorrente, non argomenteremo né contro la festa, né contro la mimosa: al costo di risultare conformisti e retorici, le cose importanti vanno sempre celebrate! (Come anche il giorno dedicato a “Star Wars”, che domande.) Ma non perché le donne siano meglio degli uomini. Assolutamente no. Sono gli uomini che generalmente sono peggio delle donne.

Insomma, capite che se l’universo femminile ancora ci tollera, dobbiamo solo rallegrarcene. Ad esempio preparando un pasto che assomiglia ingannevolente ad una torta mimosa, ma risulta ancor più inapprezzabile: una mimosa d’uovo!

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Mousse cioccolatosa

Mousse cioccolatosa

L’eccellenza si raggiunge combinando le cose migliori tra di loro, per ottenerne un’altra, ancora superiore. È questo probabilmente il ragionamento alla base di Internet: combiniamo assieme il prodotto di tutte le menti del pianeta, liberamente in comunicazione. Ed abbiamo finora ottenuto video di gattini, Justin Bieber e le profondità intellettuali dei commenti su Youtube. (Abbiamo anche ottenuto le foto osé di Jennifer Lawrence. Facciamo che è un pareggio, va.)

Non sempre però i nobili propositi falliscono in maniera così eclatante. Nello specifico, l’intuizione che gli chef delle corti francesi del XVIII secolo ebbero si rivelò tutto sommato niente male: combinare la leggerezza dell’albume montato con altri ingredienti aromatici, al fine di ottenere una soffice spuma molto gustosa. È palese quindi che combinare la spuma d’albume con della cioccolata sfiori picchi di assoluta genialità! (Pareggiata soltanto ai giorni nostri con la creazione del doccia schiuma al cioccolato.)

È per merito di tale Charles Fazi, chef svizzero alla corte di Luigi XVI, che tutt’oggi possiamo rinfrancare le nostre esistenze dai mali del mondo tramite questo spumoso dessert. Meno geniale risulta purtroppo il nome originale della ricetta, nota come “maionese al cioccolato”. Tutte quelle uova devono aver dato alla testa del povero Fazi, probabilmente poi morto per causa di altre invenzioni poco riuscite come ad esempio il “salasso Chantilly”.

Ma ricordiamolo per le sue opere più gustose, piuttosto che come emule poco riuscito del celebre Vatel, e scopriamo insieme i segreti della mousse al cioccolato!

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Gratin lunare di patate

Gratin di patate pronto

Erano le 22:18 romane del 20 luglio 1969, esattamente 45 anni fa, quando dalle profondità del Mare Tranquillitatis lunare riecheggiarono le immortali parole di Neil A. Armstrong: “The Eagle has landed.” L’aquila è atterrata.

Decenni di corsa allo spazio si concludevano improvvisamente nelle immagini sgranate ed in bianco e nero di un uomo a passeggio sulla superficie lunare. Questo epocale raggiungimento dell’ingegno umano (secondo soltanto all’invenzione del pelapatate, come spesso ricordiamo) fu frutto non soltanto della collaborazione di scienziati ed ingegneri, ma anche del fondamentale contributo di dietisti e cuochi, nel definire una dieta adatta ai tre astronauti in missione: Armstrong, Collins ed Aldrin.

Se prima della missione Apollo 11 mangiare nello spazio significava ingerire soltanto cubetti secchi di cibo, al più ricoperti di gelatina per evitare briciole, durante il primo allunaggio gli astronauti ebbero la fortuna di poter sfruttare del cibo “vero”, da reidratare e consumare con un cucchiaino. (E voi vi lamentate dei pasti serviti a bordo degli aerei.)

Proprio per ricordare la storica missione Apollo 11 ed il suo comandante Armstrong, prepareremo uno dei suoi pasti preferiti: il gratin di patate! (Che effettivamente portò in viaggio e consumò il 17 luglio a cena, o per il cosiddetto “pasto C della giornata”.)

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Santa Kremówka Papale

La santissima Kremówka Papale

Proprio oggi ci sarà la canonizzazione (processo inverso della nikonizzazione) di Papa Wojtyła, detto Giovanni Paolo II (ma anche noto come “er parabbola” a Trastevere): quale occasione migliore per sperimentare il dolce preferito dal pontefice stesso, un classico della cucina polacca? La Kremówka, oltre ad avere strani accenti nel nome e vantare un gran numero di consonanti, è in sostanza una variante della classica Millefoglie (o torta “Napoleon”) con un unico strato di crema.

Il popolare Papa andava molto ghiotto del dolce, tanto da aver partecipato in gioventù ad una competizione a chi riuscisse a mangiarne di più. Dopo averne trangugiate ben 18, il futuro Papa dovette cedere e ammettere la sconfitta. Questo aneddoto ha un duplice significato: in primo luogo ci offre un'ottima spiegazione dei dati sulla mortalità per insufficienza cardiaca in Polonia. In secondo luogo abbiamo scoperto che i giovani polacchi sono i veri, autentici pionieri del “Man versus Food”.

Padre Jaroslaw e padre Piotr, anch'essi inevitabilmente futuri beati (o beoti, a seconda della trascrizione), vi accompagneranno in questa magnifica ricetta, illustrando al tempo stesso usi e costumi clericali della Polonia cattolica.

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Chips della scoperta

Nota: I due curatori del blog sono consci dell'andamento discendente per quanto riguarda la qualità e la complessità delle ricette nelle ultime settimane, però, in quanto curatori, non se ne curano minimamente. Anzi, ci tengono a sottolineare che si tratta della nuova linea editoriale del blog. Di conseguenza le prossime ricette riguarderanno fondamenti della cucina internazionale come la preparazione di “acqua calda” e l'acquisto di pane.

Come sicuramente saprete, il 12 Ottobre 1492 verrà ricordato per l'eternità come il giorno in cui il simpatico genovese di nome Cristoforo Colombo ha avvistato le terre del continente Americano. Tale giornata viene ricordata negli Stati Uniti come “Columbus day”, altrove come “Discovery day” o con altri nomi che non riusciamo ad interpretare.

La scoperta delle Americhe ebbe una serie di conseguenze molto profonde. E questo non solo per le tribù indigene sterminate di lì a poco (anche se loro potrebbero avere qualcosa da ridire sul tema). Ad esempio, l'introduzione di piante come la patata, il cotone, il mais, i fagioli ed il pomodoro nelle diete europee! Ci pensate? Se non fosse per questa epocale scoperta la dieta mediterranea non sarebbe mai decollata, i tedeschi non avrebbero niente da abbinare ai würstel e avremmo molti meno problemi col fumo! Tutte cose positive a pensarci bene.

Non tutti sanno che è esattamente questo ciò che Colombo avvistò sulle coste delle Bahamas, usando il suo binocolo ultra-tecnologico con lenti anti-riflesso.

Senza ulteriori indugi, visto che abbiamo fame, faremo l'unica cosa utile che sia possibile preparare con delle patate. Delle patate fritte. Un piatto che, pur essendo belga, racchiude in sé una grande dose di americanità. In più, giusto per aggiungere qualche altro elemento al guazzabuglio di nazioni che stiamo elencando, prepareremo le classiche “chips” inglesi invece delle patatine normali. Siete confusi? Mai quanto noi.

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Omelette agli asparagi

Siamo sicuri che gettare delle uova in un tegame caldo ed aspettare che si rapprendano non sia un'idea particolarmente originale. È probabilmente per questo che il suddetto piatto viene indicato come “piatto tipico” da varie culture, come omelette dai francesi, tortilla dagli spagnoli e frittata in Italia, seppure con piccole differenze stilistiche.

La qui presentata omelette viene solitamente preparata lasciando l'uovo non del tutto cotto, ottenendo dunque una consistenza liquida, ed aggiungendo solo successivamente i condimenti. Si trova conferma dunque della predilezione di pietanze molli e francamente disgustose da parte dei nostri amici transalpini dalla R moscia. Di solito l'omelette viene anche piegata in due (o in tre parti) andando quindi a coprire il condimento al suo interno.

La leggenda vuole che Napoleone, durante i suoi viaggi di conquista con il suo esercito, si sia fermato nella cittadina di Bessières. Dopo aver mangiato una omelette preparata da un cuoco locale, ne fu così entusiasta che ordinò ai suoi soldati di radunare tutte le uova del paese e di preparare dunque una mega-omelette per l'intera armata. Ora, è evidente che questa storia è senza dubbio falsa. Ma del resto anche il fatto che la nostra ricetta sia commestibile è una menzogna piuttosto evidente.
Chi siamo noi per giudicare?

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Canapé zozzi

Sulla falsariga di quanto visto nella ricetta sui resti della fonduta, quest'oggi ci siamo cimentati nel rendere presentabile una cena estremamente semplice da realizzare, ma cionondimeno pesante e di difficile digestione.

Come è risaputo, la cucina francese è tra le più raffinate ed apprezzate al mondo — e questo è un fatto per quanto i cugini italici possano provare a negarlo ferocemente. È tuttavia meno noto che la raffinatezza della cucina gallica è pressoché completamente dovuta all'assegnare nomi complessi (e con una esagerazione di accenti inutili) ai piatti. Inoltre, un'ottima mossa degli chef transalpini è stata anche quella di dare nomi figosi a tutti gli oggetti ed a tutte le occupazioni classiche in cucina, in modo da costringere generazioni di giovani cuochi ad assoggettarsi alle complicazioni della langue d'oc nel cercare di esprimersi.

Detto questo, non sorprende che il “piatto” di quest'oggi — sebbene si tratti essenzialmente di banale pane ricoperto di roba — possa avere un nome insensato quanto ridicolo: un canapé.
Avete letto bene, stiamo cercando di mangiare un divano.

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