Cucina elvetica

Maccheroni dell’alpigiano

Maccheroni dell’alpigiano

Notoriamente, tutte le cose belle hanno una fine. Se da una parte questo significa che, no, questo blog non chiuderà mai i battenti, dall’altra significa anche che il soggiorno in madrepatria di Lorenz sta volgendo al termine. Per festeggiare il fatto di potersi nuovamente permettere più di due pasti a settimana, vale la pena realizzare un’ultima ricetta tipicamente svizzera prima della liberazione!

Se ci seguite da un po’ e riuscite ancora a guardarvi allo specchio senza vergogna e senza riconsiderare la vostra intera esistenza, avrete sicuramente letto diverse ricette tradizionali svizzere, dalla fonduta (la nostra prima ricetta) alla raclette. Senza andare a scomodare il consumo di carne di cane o gatto (non vorremmo scatenare un caso politico come quello di Bigazzi a “La Prova del Cuoco”), è abbastanza chiaro che il 90% della dieta alpina ruota esclusivamente attorno al formaggio.

La fonduta del resto altro non è che formaggio sciolto servito con del pane, la raclette non più di formaggio sciolto servito con delle patate… Per mantenere questa coerenza, la ricetta di oggi sarà formaggio sciolto con un altro alimento di base: la pasta. Facile!

Il piatto rappresenta la perfetta simbiosi tra l’italianità Ticinese ed il resto della nazione elvetica, ma pone anche importanti quesiti come: “ma che caspita è un alpigiano?!”
Trattandosi di un aggettivo secondo la Treccani, la ricetta è conferma - oltre dell’amore degli svizzeri per la pesantezza ed i formaggi - della loro incapacità nell’uso della lingua italiana.

Avanti…

Zuppa di pane dell’Appenzello

Zuppa di pane dell’Appenzello

Benvenuti! È di nuovo l’appuntamento mensile per la nostra popolare rubrica Cospirazioni Gastronomiche: dopo “Mario Monti ed il segreto della Cassoeula”, “La seconda portata di Fatima” e “Cerchi nel grano e panificazione”, oggi finalmente vi riveleremo il segreto dell’uso bellico del formaggio nella Confederazione Elvetica. È infatti noto a pochi che il segreto bancario è ancora in atto soltanto perché nessun membro della Guardia di Finanzia può fisicamente varcare le casseforti protette da maleodoranti forme stagionate.

Una delle arme gastronomico-belliche più potenti nell’armamentario svizzero è il cosiddetto “Appenzeller”, un formaggio che si può descrivere come “aromatico” soltanto con un ingannevole eufemismo. Viene appunto prodotto nel canton Appenzello: il più piccolo della Svizzera (è un miracolo che compaia sulle mappe geografiche) e un lucente simbolo di progressismo e modernismo. Fu infatti l’ultimo cantone a garantire alle donne il diritto di voto. Nel 1991.

Gli abitanti di questa regione montagnosa sono dediti alla produzione di formaggi (l’intenso “Appenzeller”), la distillazione di alcolici ad alta gradazione (il digestivo “Appenzeller”) e la creazione di nuovi fantasiosi prodotti con lo stesso identico nome.

Per questi ultimi giorni veramente invernali, quello che ci vuole per scaldarsi è una buona e densa zuppona, come questa zuppa di pane che andremo a preparare!

Avanti…

Läckerli di Basilea

Läckerli di Basilea

Il natale è prossimo! Se non siete fuggiti prima per regalarvi un periodo invernale alle Maldive o caduti in coma farmacologico per l’odore di cannella e zenzero nell’aria, probabilmente vi starete preparando per delle epiche mangiate con parenti di cui (per qualche buona ragione) avete rimosso ogni ricordo dall’anno scorso.

L’attacco è la miglior difesa per sopravvivere a questo tour de force: prepareremo dei dolciumi che potranno fungere egualmente come munizione contro gli invitati e come regalino (nessuno è mai rimasto male per un sacchetto di biscotti). Per proseguire con la spiacevole piega filo-elvetica del blog, prepareremo dei Läckerli di Basilea! Questa città situata all’intersezione tra Svizzera, Germania e Francia è nota prevalentemente perché metà della popolazione si mostra visibilmente addolorata se gli si dovesse parlare in francese, l’altra metà profondamente insultata se si utilizza il tedesco e tutti rispondono con equo sdegno al suono dell’italiano.

Questa intollerante città sul Reno ospitò dal 1431 al 1449 il “Concilio di Basilea”, indetto da Papa Martino V, noto per la sua fervida fantasia. Per accogliere i cardinali della chiesa romana e quella d’oriente si cercò di produrre una versione più nobile del solito pan pepato così in voga nel XV secolo: la cosiddetta Gilda dello Zafferano (composta da mercanti e speziali) si ingegnò nel produrre questi mattoncini iper-calorici degni di un re. O almeno di un blog squinternato.

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Speed-Raclette

Speed-Raclette

Come abbiamo già avuto modo di presentare, la cucina svizzera prevede svariati modi più o meno fantasiosi per ingerire ingenti quantità di formaggio ed intanto neutralizzare la sensazione di fame con alimenti fondamentali (quanto banali) come pane o patate.

Tutti questi metodi però non spiccano per la loro facilità realizzativa: una fonduta richiede strumentazione e pazienza, mentre preparare una tradizionale “Raclette” (una mattonata per lo stomaco composta dall’omonimo formaggio sciolto su delle patate lesse, accompagnato da stuzzicherie di ogni forma e colore) richiede un fornetto, compagnia e voglia di stare insieme. (I tre fattori raramente si presentano allo stesso tempo, soprattutto non in presenza degli autori del blog.)

Ma a volte si torna semplicemente stanchi a casa, senza avere la voglia di cucinare (mai avuta) né il desiderio di interagire con altri esseri umani (idem). Come fare allora? Cosa potrebbe salvarci dalla pizza da asporto o dalle vaschette del cinese? In questa ricetta scopriremo come il forno a microonde possa aiutarvi a realizzare una gustosa Raclette in 10 minuti, senza trucco e senza inganno e soprattutto senza sporcare!

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Rösti bernese

rösti bernese ancora fumante

È passato troppo tempo dall'ultima volta che vi abbiamo propinato un disco informe ed unto da mangiare. Troppo tempo anche dall'ultima ricetta tipica svizzera (anch'essa con dosi massicce di burro, tra l'altro). Combiniamo queste due nostre mancanze in una nuova ricetta: la rösti bernese!

Se solo potessimo combinare alla stessa maniera tutte le nostre mancanze in un piatto denso, nutriente e pieno di grassi insaturi, saremmo persone sicuramente molto migliori e grassocce!

La rösti è un piatto estremamente facile da fare — ecco perché lo proponiamo, è chiaro — veloce, nutriente ed estremamente brutto a vedersi (ma questo vale per tutte le cose a forma di disco marroncino, forse). Il nesso con la sua patria, la Svizzera, è quindi particolarmente evidente. Il termine “röstigraben” (fossato del rösti) denota di solito il confine tra Svizzera francofona e tedesca, perché è nozione comune che gli elvetici sul fronte germanico siano dei patatari beceri, mentre le loro controparti prossime alla frontiera francese si dedichino a cibi di matrice culturale superiore. Queste differenze, a partire dalla cucina, si estendono a tutti gli aspetti della cultura e della politica. (Certo, ammettere che esiste un legame tra politica ed un piatto di patate non fa ben sperare sul popolo elvetico nella sua interezza).

Che poi il nome tedesco “rösti” proviene dal francese “pommes de terre rôties”, per cui ci sarebbero lunghi dibattiti linguistico-politici da tenere sull'argomento (e sicuramente ciò sta avvenendo nelle maggiori università alpine).

Questo sproloquio non fa altro che accrescere il vostro appetito? Non vedete l'ora di bombardare minareti con dischi imbruniti di patata? (Fantasia erotica molto comune in Svizzera.) Iniziamo!

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Treccia del 1° Agosto

Treccia del 1° Agosto

Temevate che sparissimo nel nulla siderale dopo l’ultimo articolo? Ebbene, per deludere da subito le vostre speranze, oggi presentiamo l’ennesima ricetta di stampo elvetico direttamente dal ricettario di Lorenz.

In questo caso si tratta di una tipologia di pane con una tradizionale forma “intrecciata” e con un impasto che include burro e latte. In tedesco è noto come “Zopf” (treccia appunto) o “Züpfe” in dialetto Bernese. Si tratta di un pane molto soffice e, grazie al contenuto in burro, capace di resistere per giorni senza diventare un macigno granitico. Solitamente in Svizzera viene messo in tavola per colazione di domenica o per le feste: ogni fetta viene ricoperta di un ulteriore strato di burro e di marmellata, raggiungendo quindi più o meno il contenuto calorico necessario a mandare avanti l’intera Zurigo per un mese. Il risultato è una fetta di pane dalla bontà quasi indescrivibile, ma che sicuramente non aiuta il paese alpino nelle classifiche dell’obesità su Wikipedia.

La ricetta viene presentata proprio oggi in concomitanza con la festa nazionale Svizzera, che ricorda il patto originale tra i primi 3 cantoni della confederazione avvenuto il primo agosto del lontano 1291. Il medesimo patto che avrebbe poi dato le basi all’unione degli altri cantoni, la guerra contro gli Asburgo e chiaramente anche la leggenda di Guglielmo Tell.

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Ovomachia pasquale

Sicuramente non vi è sfuggito, ma in questi giorni nella maggior parte dei paesi a maggioranza cristiana si festeggia la Pasqua. Questo periodo di raccoglimento, in cui si ricorda la risurrezione del messia, viene usualmente celebrato con aberranti abbuffate di cibo senza fine. Un'usanza che probabilmente rispecchia i costumi alimentari della Palestina di 2000 anni fa.

Ora, visto che abbiamo recentemente dichiarato che Cooking by Dummies è un blog multiculturale molto attento a santificare tutte le feste (un errore che pagheremo caro di sicuro), non possiamo tirarci indietro dal postare qualcosa. Ovviamente ciò non significa che ci dobbiamo anche impegnare nel farlo — dunque invece di proporvi una dolce colomba, un pasto a base di agnello o addirittura la creazione di un uovo di cioccolato, vi presentiamo qualcosa di molto più semplice: delle uova sode.

Giustificheremo la cosa sotto l'inserto culturale, andando ad illustrarvi qualche strana usanza che Lorenz ha importato dal suo paese natale alpino. In particolare, la eiertütschgeti, ossia tradotto letteralmente “il cozzare di uova”. Si divertono con poco in Svizzera.

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Zuppa di farina alla Basilese

Come sicuramente saprete se durante gli ultimi giorni vi siete travestiti da buffoni in maschera per girare per le città ed esporvi così al pubblico ludibrio — una cosa che noi non faremmo mai — è Carnevale!

Oltre al mascheramento, questa festa dalle origini pre-cristiane è caratterizzata da un caotico e temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e morali per dedicarsi allo scherzo e alla dissolutezza (sì, questa descrizione è stata rubata paro paro da Wikipedia), seguito dal periodo di astinenza e digiuno di Quaresima. È quindi con grande spirito di sacrificio ed abnegazione che ci priviamo dei bagordi del Carnevale per presentarvi l'ennesima aggiunta al vostro ricettario.

Col classico tono dell'immigrato che arriva e pretende, Lorenz è stato inamovibile nello scegliere un piatto originario delle sue lontane terre: in questo caso, una zuppa carnevalesca che viene tradizionalmente preparata a Basilea durante i tre giorni tra il lunedì che precede martedì grasso e mercoledì delle ceneri, probabilmente per ritemprare lo stomaco dei partecipanti ai selvaggi eccessi della città. Si tratta effettivamente di un minestrone molto semplice a base di farina abbrustolita. Questo dovrebbe farvi intuire il livello generale delle abilità culinarie elvetiche, insomma...

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Panpepato natalizio

Panpepato natalizio

Se durante la vostra ultima visita al supermercato anche voi siete stati turbati dall’incessante rotazione di “White Christmas”, “Jingle Bells” ed altre terrificanti canzoni di Natale; se da settimane guardate di malocchio gli addobbi natalizi sulle strade e scorgere le “super offerte” festive vi mette tristezza, questa ricetta è dedicata a voi!

Ma come combattere l’incipiente spirito festivo? Beh, il fuoco si combatte col fuoco, per cui possiamo soltanto ribellarci preparando un tipico dolce natalizio!

In questo caso, prepareremo ciò che i romani chiamavano “Panis mellitus”, gli antichi egizi “Pan di miele”, i monaci medievali tedeschi “Lebkuchen” e noi semplicemente “Panpepato”. Tutti questi nomi vanno a ricordarci che la ricetta è un guazzabuglio arbitrario di ingredienti assortiti, di cui l’unica invariante è la presenza del miele e di varie spezie orientali, per raggiungere l’obiettivo finale di avere un panetto letale dall’odore spaventosamente natalizio!

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The day after fonduta

Ovvero di come Lorenz, galvanizzato dall'aver scoperto che le caramelle Ricola provengono dalla sua terra natale, decise di produrre la fonduta in quantità tali che gli sventurati autori furono costretti a mangiarne per più di un lustro.

Questa che vi andiamo a mostrare non è propriamente una ricetta ma piuttosto una dimostrazione di come gli accordi di Schengen, e più in generale l'apertura delle frontiere per quelli che provengono dai monti fatti di cioccolato ed emmental, non sono sempre una buona cosa.
Tali individui dopo essersi mescolati alle altre persone (che per comodità chiameremo "quelli normali") cercano in ogni modo di dar libero sfogo alla loro cattiveria, finora inevitabilmente repressa in patria, e lo fanno accanendosi su quelli cui sono più prossimi, ad esempio i loro coinquilini, tanto per dire...

Ma attenzione qui non si sta parlando di torture medievali, clamorose o eclatanti, bensì di qualcosa di più subdolo, cattivo e, in fin dei conti, peggiore.

Qui si parla degli avanzi della fonduta.

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