Categoria Ricette

Costolette di Freddy

Costolette di Freddy

Certo, tutti voi vi sarete disperatamente chiesti cosa cucinare per un’intima cenetta per il vostro lui o la vostra lei. Oltre alle domande più ovvie (“Siete ancora entrambi in vita?” “Perché state ancora insieme?”), la vera domanda è questa: cosa cucinereste se invece doveste invitare a cena un famoso uomo politico americano, conosciuto per la sua spietatezza e per i suoi intrighi di potere?

Abbiamo provato a rispondere a questa annosa questione e, sebbene il primo impulso sia stato quello di ordinare il solito take away al cinese sotto casa, ci siamo decisi a mettere in campo tutte le nostre capacità culinarie per assolvere a questo importante scopo.

Uovo sodo? Di nuovo?!

E invece no! Ispirati dalla prossima apertura di Netflix in italia e dalle innumerevoli ore passate a guardare “House of Cards” lobotomizzati di fronte allo schermo, abbiamo deciso di cimentarci nella preparazione delle succulente costolette alla Freddy.

Se non ne avete mai sentito parlare, rimediate subito guardando almeno tutta la prima stagione dello show con lo spietato Frank Underwood e soci. Ma attenzione a non lasciarvi prendere troppo perché, come dice Frank: “La vicinanza al potere fa credere alle persone di averne a loro volta.” A noi è successo lo stesso con la vicinanza al forno: pensavamo di avere il potere di cucinare cibi.
Cibi commestibili, si intende.

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Ritorno alla Pizza Reidratata

Ritorno alla Pizza Reidratata

Grande Giove!
Oggi, 21 ottobre 2015, è finalmente il vero giorno in cui Marty McFly giunge nel nostro presente “futuro” a bordo della sua fiammante DeLorean… come se oggi fosse un punto di congiunzione temporale per l’intero continuum spazio-tempo!

Per accogliere Marty in maniera più dignitosa che con una fucilata ed uno schianto contro un pino — e un po’ per piangere l’inspiegabile assenza di automobili volanti e “Lo Squalo 19” nei cinema — celebreremo questo fasto evento con una veloce e gustosa pizza reidratata!

Speriamo di essere all’altezza di Lorraine nel prepararla.

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Ravioli popolari cinesi

Ravioli popolari cinesi

La Cina è una terra piena di cose magnifiche e misteriose. Tutti voi avrete sicuramente sentito parlare della famosa Grande Muraglia Cinese. Qualcuno magari avrà anche attraversato la Porta della Purezza Celeste per entrare nella Città Proibita o, perché no, si sarà chiesto come fu costruita la leggendaria armata dei guerrieri di terracotta. Ebbene, abbiamo condotto delle accurate ricerche per voi e abbiamo scoperto che ci sono ben due cose che accomunano tutte queste meraviglie: il primo tratto in comune è che sono GROSSE, il secondo è che gli operai che le hanno costruite facevano uno smodato consumo di ravioli al vapore!

Perciò siamo qui oggi a svelare il mistero più antico di tutti, e cioè: cosa diamine contengono i ravioli al vapore presenti nel menù di ogni ristorante cinese che si rispetti a 3 € scarsi.

La nota sparizione di gatti e cani nei dintorni dei ristoranti cinesi, parzialmente corroborata dalle storie sulla fiera di Yulin, fa effettivamente presumere il peggio. Anche il fatto che il simpatico cameriere Xiāo sia sparito in concomitanza con la nuova offerta sul pollo alla piastra non desta rassicurazione sui contenuti del tradizionale fagotto di pasta.

Ma tranquilli: essendo la Cina almeno 30 volte più grande dell’Italia, va da sé che la varietà gastronomica offerta possa spaziare dalle teste di scimmia di Indiana Jones ad ingredienti molto più accettabili in occidente. (O almeno, questo è quello che il Fronte Unito cinese ci vuole far credere.)

Preparate occhi e stomaco. Siamo qui per svelare il mistero!

Avanti…

Italianissime Fettuccine Alfredo

Italianissime Fettuccine Alfredo

“When in Rome, do as the Romans do.”

È questo che sensibilmente consigliano gli inglesi, suggerendo per estensione che quando si va all’estero è bene approfittare della cucina locale. Recarsi in un paese a maggioranza musulmana e poi crucciarsi del fatto che l’amatriciana non è fatta col guanciale di maiale non rientra tra le cose più intelligenti che si possano fare. Insomma, se vi lamentate del cibo italiano viaggiando nell’emisfero australe, un po’ ve lo meritate.

Le Fettuccine Alfredo rientrano in quella strana categoria di piatti che sono italiani d’inventiva, di ingredienti e di nome, ma che in Italia sono praticamente introvabili. Questo non ha impedito a vari gastro-criminali in giro per il globo di “migliorare” la ricetta aggiungendo ingredienti a caso ad un piatto semplicissimo in origine.

Infatti, combinando solo pasta, burro e formaggio, le Fettuccine Alfredo sono classico esempio di come sia possibile realizzare un piatto gustoso con pochi, semplici ingredienti. Che anche la pasta al burro che si mangiava da bambini, se servita con le posate d’oro ad un prezzo a due cifre, acquista un’imprevedibile dignità. Insomma, un monito del fatto che non vale mai la pena di cambiare il ben collaudato per qualcosa di nuovo. (Vale anche per le mutande.)

Vuoi sapere come va a finire? (Male.)

Maccheroni dell’alpigiano

Maccheroni dell’alpigiano

Notoriamente, tutte le cose belle hanno una fine. Se da una parte questo significa che, no, questo blog non chiuderà mai i battenti, dall’altra significa anche che il soggiorno in madrepatria di Lorenz sta volgendo al termine. Per festeggiare il fatto di potersi nuovamente permettere più di due pasti a settimana, vale la pena realizzare un’ultima ricetta tipicamente svizzera prima della liberazione!

Se ci seguite da un po’ e riuscite ancora a guardarvi allo specchio senza vergogna e senza riconsiderare la vostra intera esistenza, avrete sicuramente letto diverse ricette tradizionali svizzere, dalla fonduta (la nostra prima ricetta) alla raclette. Senza andare a scomodare il consumo di carne di cane o gatto (non vorremmo scatenare un caso politico come quello di Bigazzi a “La Prova del Cuoco”), è abbastanza chiaro che il 90% della dieta alpina ruota esclusivamente attorno al formaggio.

La fonduta del resto altro non è che formaggio sciolto servito con del pane, la raclette non più di formaggio sciolto servito con delle patate… Per mantenere questa coerenza, la ricetta di oggi sarà formaggio sciolto con un altro alimento di base: la pasta. Facile!

Il piatto rappresenta la perfetta simbiosi tra l’italianità Ticinese ed il resto della nazione elvetica, ma pone anche importanti quesiti come: “ma che caspita è un alpigiano?!”
Trattandosi di un aggettivo secondo la Treccani, la ricetta è conferma - oltre dell’amore degli svizzeri per la pesantezza ed i formaggi - della loro incapacità nell’uso della lingua italiana.

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Baked potatoes alla brace

Baked potatoes alla brace

Per questa nuova spumeggiante ricetta del blog, gli autori hanno deciso di fare qualcosa di nuovo ed inedito su queste pagine: una ricetta che non faccia schifo!

No, non è vero. Illusi! Questa è un po’ come la storia del primo Rocky: il nostro blog, pieno di cuore e buona volontà, in una sfida senza speranza contro la cucina. Insomma, la storia commovente di un tizio che prende pugni in faccia.
(Spoiler alert: Rocky Balboa perde alla fine del primo film.)

Ma stavolta, tanto per cambiare, faremo una ricetta all’aria aperta, perché sì, nonostante i crimini perpetrati, non siamo ancora agli arresti domiciliari. Del resto, si sta avvicinando l’estate, il tempo è sereno, l’aria frizzante, le formiche abbondanti: le condizioni ideali per lo sport nazionale svizzero, il barbecue!

E mentre gli altri partecipanti alla grigliata si sollazzano conficcando le più varie parti animali su spiedi di varie dimensioni, Lorenz tenterà di partecipare al sostentamento della truppa cuocendo degli inermi tuberi: patate alla brace per tutti!

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Tartufi della Morte Nera

Tartufi della Morte Nera

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

È così che hanno inizio i nostri migliori ricordi d’infanzia, le speranze di poter attraversare la galassia a bordo del Millennium Falcon, di poter sfruttare i poteri della forza (per copiare al compito di matematica) e di avere una vita familiare pacifica culminata dal taglio della mano da parte di papà!

Capite quindi perché la festività di oggi, l’annuale “Star Wars day”, ci colpisca sempre nell’intimità. (Sì, proprio lì, nelle parti basse.) Anche perché abbiamo da poco finito di rivedere per l’ennesima volta il nuovo teaser di “The Force Awakens”, settimo e prossimo episodio della saga, e verso la fine eravamo inspiegabilmente in ginocchio a piangere. Qualcosa vorrà dire.

Dopo la forte delusione dei prequel, l’atteggiamento di ogni fan della saga è quello di un animale tenuto in cattività: diffidente, cauto, bruciato da un amore rivelatosi sbagliato. Ma, dentro di sé, pronto ad amare di nuovo.

Quindi, tutti pronti a celebrare “may the fourth”! Stavolta con una serie di tartufi di cioccolato ispirati al nostro campo vacanze ideale: la Morte Nera.

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Risotto pasquale

Risotto pasquale

In molti ormai ci avete chiesto, quasi implorandoci a tratti, di trattare una sofisticata ricetta pasquale. Inutile dire che queste innumerevoli persone esistono soltanto nelle nostre teste. Ciononostante, le vostre preghiere immaginarie stanno per essere finalmente esaudite!

Come festa, purtroppo, la santissima Pasqua ha diversi problemi di fondo: innanzitutto, non ha una regolarità calendariale, per cui ogni anno ci coglie impreparati, nonostante cada perfettamente nel periodo con le previsioni meteo peggiori dell’anno intero. Secondariamente, il detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi” scatena in noi l’immediato desiderio di far benedire il pigiama e dedicarci appieno alla nostra più grande aspirazione: il divano.

I problemi si estendono al sociale, con la proliferazione di gruppi WhatsApp di amici per determinare le importanti attività del Lunedì dell’Angelo (che, non vediamo perché, non possano limitarsi allo sfruttamento del suddetto divano). Infine, la diffusione senza pari di uova e coniglietti di cioccolata, che sostituiscono senza pietà tutti i soprammobili della casa, inclusa l’urna con le ceneri del bisnonno.

Che il vero crimine, in realtà, è mangiare uova di cioccolato soltanto a Pasqua. Ed allora, per celebrare questo momento in cui le cuoche di famiglia sollevano pizze formaggiose ed insaccati al cielo con la stessa maestosità de “Il Re Leone”, vi proponiamo un esotico risotto con pere e cacao.
Gioite, oggi “Gesù è risotto!”

Avanti…

Mimosa all’uovo

Mimosa all’uovo

In quanto blog amministrato da mani prettamente maschili (leggi: sporche e callose), l’8 marzo è quel giorno speciale, quel singolo giorno su 365, in cui la nostra costante ammirazione per il genere femminile può concretizzarsi in qualcosa di fisico, ma irrilevante come un mazzo di mimose. È un po’ come celebrare il giorno internazionale della cioccolata mangiando un Kinder Bueno.

Che poi, perché la mimosa? Gente molto più autorevole di noi ha probabilmente scelto con cautela, ma ciò non toglie che si tratta di un fiore bello ma inutile: un messaggio totalmente errato! Uno splendido e solare fiore di zucca, invece? Un carciofo, con la scorza dura, ma tenero dentro? Un papavero, per l’effetto psicotropo che una donna può avere? Un cactus, fonte di vita anche in un ambiente inospitale? (Come vedete siamo peggio come poeti che come cuochi.)

Ma sebbene siamo costantemente spinti dal desiderio di essere originali e controcorrente, non argomenteremo né contro la festa, né contro la mimosa: al costo di risultare conformisti e retorici, le cose importanti vanno sempre celebrate! (Come anche il giorno dedicato a “Star Wars”, che domande.) Ma non perché le donne siano meglio degli uomini. Assolutamente no. Sono gli uomini che generalmente sono peggio delle donne.

Insomma, capite che se l’universo femminile ancora ci tollera, dobbiamo solo rallegrarcene. Ad esempio preparando un pasto che assomiglia ingannevolente ad una torta mimosa, ma risulta ancor più inapprezzabile: una mimosa d’uovo!

Avanti…

Zuppa di pane dell’Appenzello

Zuppa di pane dell’Appenzello

Benvenuti! È di nuovo l’appuntamento mensile per la nostra popolare rubrica Cospirazioni Gastronomiche: dopo “Mario Monti ed il segreto della Cassoeula”, “La seconda portata di Fatima” e “Cerchi nel grano e panificazione”, oggi finalmente vi riveleremo il segreto dell’uso bellico del formaggio nella Confederazione Elvetica. È infatti noto a pochi che il segreto bancario è ancora in atto soltanto perché nessun membro della Guardia di Finanzia può fisicamente varcare le casseforti protette da maleodoranti forme stagionate.

Una delle arme gastronomico-belliche più potenti nell’armamentario svizzero è il cosiddetto “Appenzeller”, un formaggio che si può descrivere come “aromatico” soltanto con un ingannevole eufemismo. Viene appunto prodotto nel canton Appenzello: il più piccolo della Svizzera (è un miracolo che compaia sulle mappe geografiche) e un lucente simbolo di progressismo e modernismo. Fu infatti l’ultimo cantone a garantire alle donne il diritto di voto. Nel 1991.

Gli abitanti di questa regione montagnosa sono dediti alla produzione di formaggi (l’intenso “Appenzeller”), la distillazione di alcolici ad alta gradazione (il digestivo “Appenzeller”) e la creazione di nuovi fantasiosi prodotti con lo stesso identico nome.

Per questi ultimi giorni veramente invernali, quello che ci vuole per scaldarsi è una buona e densa zuppona, come questa zuppa di pane che andremo a preparare!

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