L’ordine degli hamburgerandi

L’ordine degli hamburgerandi

Ogni settimana un nuovo scandalo smuove gli intestini del web (ogni 3 giorni, da quando ha vinto le elezioni Trump). A volte si tratta di cose serie (raramente), a volte di falsità (spesso), a volte di cose inutili e senza alcun effetto pratico nelle nostre vite (sempre).

Lo scandalo della settimana invece riguarda una cosa che ci tocca molto da vicino. Non solo perché riguarda gli emoji, il moderno alfabeto iconografico imprescindibile, ma perché riguarda anche il mondo del cibo!
Stiamo parlando, ovviamente, dell’ordine degli ingredienti nell’emoji del hamburger.

Tutto nasce da questo serissimo tweet scritto qualche giorno fa, con un confronto tra l'emoji raffigurante un succulento hamburger su due piattaforme diverse: iOS ed Android.

Non tutti sanno che, anche se gli emoji sono un alfabeto standardizzato ed approvato dal consorzio Unicode (noto per avere un sito Web molto brutto), il loro aspetto grafico può essere determinato liberamente dalla piattaforma che li visualizza. I più popolari sono ovviamente gli emoji di casa Apple, ma ne esistono diverse varianti. (Una variante molto nota è quella di casa Google, che ricorderete perché le faccine hanno l’aspetto informe di pancake venuti male.)

L’errore

Ma qual è l’errore clamoroso messo in evidenza nel tweet, vi chiederete. Beh, sembrerà subito evidente a chi abbia mai preparato un hamburger in vita sua (o a chi ha avuto l’onore di essere ai posti di combattimento in cucina da McDonalds): l’ordine corretto degli ingredienti è quello mostrato nella (orribile) infografica qui sotto.

Non sembra, ma c’è della scienza in questo: il formaggio va posto vicino al burger ancora caldo perché possa sciogliersi, al tempo stesso la carne va vicina ai condimenti in fondo al burger. Il pomodoro va tenuto ben lontano dal pane, per impedire che inumidisca tutto (la foglia d’insalata funge da isolante).

Per gli amanti delle GIF animate, ecco la procedura come riportata nella nostra ricetta:

Facile.

L’epilogo

Si tratta chiaramente di un problema di primissimo ordine. Tant’è vero che addirittura l’amministratore delegato di Google, Sundar Pichai, si è subito dichiarato disponibile per rettificare la cosa il prima possibile.

Giustizia è fatta. 🎉
Poi, una volta superata questa controversia, possiamo dedicarci a questo altro clamoroso errore…

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