Ravioli popolari cinesi

Ravioli popolari cinesi

La Cina è una terra piena di cose magnifiche e misteriose. Tutti voi avrete sicuramente sentito parlare della famosa Grande Muraglia Cinese. Qualcuno magari avrà anche attraversato la Porta della Purezza Celeste per entrare nella Città Proibita o, perché no, si sarà chiesto come fu costruita la leggendaria armata dei guerrieri di terracotta. Ebbene, abbiamo condotto delle accurate ricerche per voi e abbiamo scoperto che ci sono ben due cose che accomunano tutte queste meraviglie: il primo tratto in comune è che sono GROSSE, il secondo è che gli operai che le hanno costruite facevano uno smodato consumo di ravioli al vapore!

Perciò siamo qui oggi a svelare il mistero più antico di tutti, e cioè: cosa diamine contengono i ravioli al vapore presenti nel menù di ogni ristorante cinese che si rispetti a 3 € scarsi.

La nota sparizione di gatti e cani nei dintorni dei ristoranti cinesi, parzialmente corroborata dalle storie sulla fiera di Yulin, fa effettivamente presumere il peggio. Anche il fatto che il simpatico cameriere Xiāo sia sparito in concomitanza con la nuova offerta sul pollo alla piastra non desta rassicurazione sui contenuti del tradizionale fagotto di pasta.

Ma tranquilli: essendo la Cina almeno 30 volte più grande dell’Italia, va da sé che la varietà gastronomica offerta possa spaziare dalle teste di scimmia di Indiana Jones ad ingredienti molto più accettabili in occidente. (O almeno, questo è quello che il Fronte Unito cinese ci vuole far credere.)

Preparate occhi e stomaco. Siamo qui per svelare il mistero!

Gli ingredienti (per 20 jiaozi)

  • 250 g di farina ‘0’,
  • 150 ml di acqua tiepida,
  • Un cavolo (se possibile cinese, ossia un cavoro),
  • 2-3 scalogno,
  • 100 g di carne macinata,
  • 2 carote,
  • Mezzo porro,
  • 90 g di germogli di soia,
  • Aceto di vino bianco,
  • Salsa di soia come se la vostra vita ne dipendesse.
Misteriosamente assenti in questa foto: la carne macinata ed il nostro gatto domestico, Cicciolo.

Oltre a questi ingredienti vi servirà della strumentazione per la cottura al vapore. Potrebbe essere un cestello pieghevole di metallo, una vaporiera, un cestello in bambù… o il Vaporetto che avete comprato per pulire le finestre e che ovviamente non avete mai usato. (Oppure una sauna, se dovete cuocere ravioli per un reggimento di guerrieri mongoli.)

La preparazione

Come ci insegna ogni film di arti marziali prodotto a Hong Kong, nessuna arma — soprattutto non mannaie o coltelli — possono competere con i calci e pugni di Bruce Lee. Lo stesso principio si applica naturalmente alla preparazione del ripieno dei ravioli, per cui sarà necessario affrontare le verdure con le stesse armi e gli stessi versi del maestro di Kung-Fu (e le stesse ferite di artiglio su addome e faccia, ovviamente).

Dopo aver ridotto il cavolo ad un cumulo di striscioline molto sottili con un paio di giri di Nunchaku, mettetelo in una scodella capiente (o uno scolapasta) e cospargete di sale. Questa tecnica, usata anche con gli occhi delle spie capitaliste, estrarrà l’acqua dal cavolo traditore.

(Ricordatevi però di salvare le foglie più esterne del cavolo per la cottura.)

Fatelo per la nazione. Fatelo per il popolo.

L’impasto per l’involucro dei ravoli è quanto di più semplice, essenziale e taoistico ci sia: mescolate semplicemente la farina con l’acqua e maneggiate fino ad ottenere un impasto elastico, omogeneo e non troppo appiccicoso.

Mescolate con una forchetta fino ad ottenere una massa che sia possibile da prendere in mano.
Accostando l’impasto all’orecchio dovreste poter sentire le onde dell’Oceano Pacifico.

Lasciate riposare l’impasto per mezz’oretta o poco più in frigorifero, secondo il principio del wu wei, liberamente traducibile con “fare senza fare”. Nel nostro caso, più correttamente, “fare senza saper fare”.

Nel frattempo, finiamo di realizzare il resto del ripieno: scolate il cavolo dalla sua acqua ed aggiungete gli altri ingredienti, opportunamente stagliuzzati in parti molto sottili. Mescolate e condite con un po’ di salsa di soia, aceto, sale e pepe a volontà.

Vi sentite sfigati? Impreparati alla vita? Il vostro ultimo biscotto della fortuna vi ha simpaticamente suggerito “spiacente, riprova”? Nulla potrà competere con la sensazione di inadeguatezza che vivrete cercando di creare dei ravioli che somiglino a quelli ordinati al cinese take away.

Il processo qui delineato con la nostra solita approssimazione occidentale può essere considerato soltanto una grossolana imitazione della misteriosa tecnica originale, da apprendere in un monastero del Sìchuān, al cospetto di un maestro impastatore sordomuto, dopo 7 anni di contemplazione della farina e di Brad Pitt.

Sì, non è il mattarello ad essere piccolo, è Saverio ad avere le mani di Gianni Morandi. Un abbraccio.

Come mostrato sopra, iniziate stendendo l’impasto fino a renderlo alto un paio di millimetri. Usate poi una forma circolare (nel nostro caso quella di un tazzone per la prima colazione) per estrarre dei dischi di impasto: sforzatevi nel mantenerne la sagoma, ma rassegnatevi al fatto che in ogni caso, alla prima interazione, i proto-ravioli assumeranno la forma di varie province cinesi.

Ogni disco va poi steso nuovamente col matterello, fino a renderlo asiaticamente sottile. A quel punto potete riempirlo con una cucchiaiata abbondante di ripieno e chiuderlo con le punta delle dita bagnate.

Ripetete il processo finché non vi accorgete quanto sia impossibile finire entro l’ora di pranzo dell’indomani.

Non lasciate i ravioli lì per troppo tempo e fate attenzione nel maneggiarli: il sottile impasto si appiccica e disfà con la facilità della borsa cinese di Shanghai! (Facile fare battute ora: noi sospettavamo il tracollo economico cinese da quando hanno cominciato a fornirci quelle forchettine di legno con un solo rebbio al ristorante.)

Se siete riusciti nel vostro nobile intento, celebrate scolandovi della grappa di rosa ed inneggiando a tutti gli elementi zodiacali del calendario cinese! Che poi sarebbe come il calendario gregoriano, ma fritto.

L’abilità dei cuochi sta tutta nell’efficienza con cui l’impasto viene tagliato, steso, riempito e convertito in un raviolo: soltanto una volta raggiunta la velocità (e le condizioni umane, certo) di una catena di montaggio Foxconn alle prese con l’ultimo iPad potrete ritenervi soddisfatti!
(Se in questo frangente suonano gli ispettori Apple alla porta, non aprite.)

Vapore?
Non disponete di un cestello per cucinare al vapore? Beh, che dire. Il fatto che la vostra cucina sia meno fornita della nostra fa sì che l’ONU dovrebbe presto occuparsi del vostro caso disperato.
In ogni caso, in alternativa al vapore è possibile lessare i ravioli in acqua (in maniera molto italiana, con l’ausilio di un mandolino quindi) oppure cuocerli alla piastra.
Sarete in grado di indovinare come riusciamo a non far attaccare i ravioli al metallo rovente del cestello? Col cavolo!

Fate cuocere al vapore per circa 15 minuti: l’impasto del raviolo sarà diventato lucido ed il ripieno, sperabilmente, sufficientemente cotto per evitarvi i peggiori aspetti della digestione del cavolo crudo.

好胃口!
(Liberamente traducibile in “che la tua digestione e la tua peristalsi possano essere forti come una quercia nella tempesta, ed i tuoi peti impetuosi.”)

In tavola

Come se la formazione di ravioli non perfetti non sia bastata per minare nel profondo la vostra autostima, potete provare a ultimare la disfatta mostrando tutta la vostra inesperienza nell’uso delle bacchette. (In ogni caso, se non volete disonorare tutti i vostri antenati, non usate forchetta e coltello per tagliare i ravioli. L’imperatore si vergognerebbe di voi!)

…e comunque, niente è vergognoso come questa foto.

Dopo aver sperimentato con noi nuovi emozionanti confini tra commestibilità ed auto-immolazione tibetana, vi sarà finalmente chiaro perché i ristoranti cinesi rimangono aperti con consegna a domicilio fino a tardi: per salvare cuochi come noi dall’inedia.
Grazie, sinceramente.

La musica

Non ci è del tutto chiaro se questa canzonetta sia dedicata ai ravioli al vapore (ci immaginiamo il corrispettivo cinese di Paolo Conte e “Un Gelato al Limon”) oppure se venga proprio cantata da un raviolo antropomorfizzato. Chissà.

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Commenti, adulazioni ed insulti!

Ben due commenti! Incredibile, la potenza della rete.
Au
Au

Ma il macinato lo avete messo crudo?
Sì pongo domande come se voi foste dei veri cuochi in grado di rispondermi.
;)

Siamo in grado di rispondere, ma solo in imperdonabile ritardo! Sperando che le nostre parole ti raggiungano prima dell’intossicazione alimentare: tutto il ripieno va aggiunto crudo, per essere cotto assieme al raviolo nel vapore (questa è la speranza, perlomeno). ;)

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