Italianissime Fettuccine Alfredo

Italianissime Fettuccine Alfredo

“When in Rome, do as the Romans do.”

È questo che sensibilmente consigliano gli inglesi, suggerendo per estensione che quando si va all’estero è bene approfittare della cucina locale. Recarsi in un paese a maggioranza musulmana e poi crucciarsi del fatto che l’amatriciana non è fatta col guanciale di maiale non rientra tra le cose più intelligenti che si possano fare. Insomma, se vi lamentate del cibo italiano viaggiando nell’emisfero australe, un po’ ve lo meritate.

Le Fettuccine Alfredo rientrano in quella strana categoria di piatti che sono italiani d’inventiva, di ingredienti e di nome, ma che in Italia sono praticamente introvabili. Questo non ha impedito a vari gastro-criminali in giro per il globo di “migliorare” la ricetta aggiungendo ingredienti a caso ad un piatto semplicissimo in origine.

Infatti, combinando solo pasta, burro e formaggio, le Fettuccine Alfredo sono classico esempio di come sia possibile realizzare un piatto gustoso con pochi, semplici ingredienti. Che anche la pasta al burro che si mangiava da bambini, se servita con le posate d’oro ad un prezzo a due cifre, acquista un’imprevedibile dignità. Insomma, un monito del fatto che non vale mai la pena di cambiare il ben collaudato per qualcosa di nuovo. (Vale anche per le mutande.)

Gli ingredienti (per un Alfredo)

  • Due nidi di fettuccine di semola all’uovo (120 g),
  • 50 g di burro,
  • 80 g di Parmigiano grattugiato,
  • Noce moscata e/o pepe bianco.

Sì, se Google fa bene il suo dovere, qui accanto dovrebbe essere automaticamente comparsa la pubblicità di un cardiologo nei vostri pressi.

Le ricette nazionali vengono sempre adattate ai gusti esteri e, come dicevamo prima, le Fettuccine Alfredo non sono esenti da questo processo di distorsione. A questo punto possono infatti annoverare varianti con pollo bollito, panna, limone o addirittura gamberetti. Se non esprimete il giusto disappunto per queste abberrazioni culinarie il vostro passaporto italiano potrebbe autodistruggersi.

La preparazione

Dopo mesi di sofferente permanenza in Svizzera, Lorenz è finalmente pronto per essere di nuovo amorevolmente abbracciato dalla cucina italiana. Ad accoglierlo ci sarà nientedimeno che un surrogato estremamente credibile di Alfredo di Lelio, lo chef romano che nel 1914 gestiva il suo ristorante in Via della Scrofa a Roma e lì ideò il negletto piatto di “Fettuccine Alfredo”.

La leggenda vuole che la ricetta fu inventata per la moglie di Alfredo, che aveva perso l’appetito dopo il parto. È altrettanto probabile che invece si sia trattato della prima offerta da trappola per turisti che cercasse di sfruttare gli accomodanti gusti americani per l’unto.

La cordiale accoglienza del nostro Alfredo, dotato di autentici argentei baffi italiani.

Qualsiasi sia la terribile verità su questo piatto, ogni porzione richiede più o meno la produzione casearia mensile della città di Parma, per cui è consigliato iniziare a grattugiare quanto prima.

Dite “no” al lattosio. Ed alla droga. Anche se, se riuscite a parlarci, probabilmente smettere di assumerla non vi cambierà più di tanto.

Il trucco, se così si può dire, di questo piatto è quello di mescolare velocemente gli ingredienti lasciando un po’ di acqua di cottura, in modo da emulsionarli e formare una gustosa cremina. Assicuratevi che la pasta scolata e l’acqua di cottura non siano più bollenti (sono ideali i 60° C circa), affinché i grassi non si raggrumino.

Una volta sicuri che la temperatura è giusta, il tutto si trasformerà in una epica quanto disperata procedura di mescolamento, strattonamento e preghiere.

Come la mia ultima relazione.

Sì beh, in questo caso però il tutto va ricoperto di altro Parmigiano alla fine!

Appunto.

Deplorevoli storie personali a parte, emulsionate come se non ci fosse un domani!

In tavola

Correlazioni
È interessante notare come i maggiori centri cardiologici italiani (Brescia, Pavia e Bergamo) si trovino nei luoghi dove la cucina tipica (polenta uncia, trippa Büse’ca e canederli di burro) richiede tipicamente un intervento d’urgenza tra il secondo ed il dessert.

Per completare il piatto come la vera tradizione finto-americana vuole, provate a cospargere il tutto con abbondante pepe bianco, noce moscata e/o altro formaggio.

Non abbiate paura di aver prodotto un concentrato di grassi il cui consumo è pericoloso quanto aprire uno stand di porchetta alla Mecca, e servite in tavola!

La musica

Dopo avervi presentato una ricetta creata in Italia, usata in America e infine eseguita male (da noi) in Italia, ci sembra quanto meno doveroso che la canzone abbinata al piatto rifletta questa confusione generale. È per questo che, durante la preparazione delle fettuccine, non c’è musica migliore dell’italianissima Arrivederci Roma!, cantata con dubbio accento romanesco dal quasi-abruzzese Dean Martin.

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Commenti, adulazioni ed insulti!

Ci sono ben 7 commenti! Questo articolo ha suscitato il vostro interesse e sicuramente quello dell'ente sanitario.

STORIA DI ALFREDO DI LELIO, CREATORE DELLE “FETTUCCINE ALL’ALFREDO” (“FETTUCCINE ALFREDO”), E DELLA SUA TRADIZIONE FAMILIARE PRESSO IL RISTORANTE “IL VERO ALFREDO” (“ALFREDO DI ROMA”) IN PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE A ROMA
Con riferimento al Vostro articolo ho il piacere di raccontarVi la storia di mio nonno Alfredo Di Lelio, inventore delle note “fettuccine all’Alfredo” (“Fettuccine Alfredo”).
Alfredo Di Lelio, nato nel settembre del 1883 a Roma in Vicolo di Santa Maria in Trastevere, cominciò a lavorare fin da ragazzo nella piccola trattoria aperta da sua madre Angelina in Piazza Rosa, un piccolo slargo (scomparso intorno al 1910) che esisteva prima della costruzione della Galleria Colonna (ora Galleria Sordi).
Il 1908 fu un anno indimenticabile per Alfredo Di Lelio: nacque, infatti, suo figlio Armando e videro contemporaneamente la luce in tale trattoria di Piazza Rosa le sue “fettuccine”, divenute poi famose in tutto il mondo. Questa trattoria è “the birthplace of fettuccine all’Alfredo”.
Alfredo Di Lelio inventò le sue “fettuccine” per dare un ricostituente naturale, a base di burro e parmigiano, a sua moglie (e mia nonna) Ines, prostrata in seguito al parto del suo primogenito (mio padre Armando). Il piatto delle “fettuccine” fu un successo familiare prima ancora di diventare il piatto che rese noto e popolare Alfredo Di Lelio, personaggio con “i baffi all’Umberto” ed i calli alle mani a forza di mischiare le sue “fettuccine” davanti ai clienti sempre più numerosi.
Nel 1914, a seguito della chiusura di detta trattoria per la scomparsa di Piazza Rosa dovuta alla costruzione della Galleria Colonna, Alfredo Di Lelio decise di trasferirsi in un locale in una via del centro di Roma, ove aprì il suo primo ristorante che gestì fino al 1943, per poi cedere l’attività a terzi estranei alla sua famiglia.
Ma l’assenza dalla scena gastronomica di Alfredo Di Lelio fu del tutto transitoria. Infatti nel 1950 riprese il controllo della sua tradizione familiare ed aprì, insieme al figlio Armando, il ristorante “Il Vero Alfredo” (noto all’estero anche come “Alfredo di Roma”) in Piazza Augusto Imperatore n.30 (cfr. http://www.ilveroalfredo.it).
Con l’avvio del nuovo ristorante Alfredo Di Lelio ottenne un forte successo di pubblico e di clienti negli anni della “dolce vita”. Successo, che, tuttora, richiama nel ristorante un flusso continuo di turisti da ogni parte del mondo per assaggiare le famose “fettuccine all’Alfredo” al doppio burro da me servite, con l’impegno di continuare nel tempo la tradizione familiare dei miei cari maestri, nonno Alfredo, mio padre Armando e mio fratello Alfredo. In particolare le fettuccine sono servite ai clienti con 2 “posate d’oro”: una forchetta ed un cucchiaio d’oro regalati nel 1927 ad Alfredo dai due noti attori americani M. Pickford e D. Fairbanks (in segno di gratitudine per l’ospitalità).
Desidero precisare che altri ristoranti “Alfredo” a Roma (come Alfredo alla scrofa o Alfredo’s gallery) non appartengono alla mio brand “Il Vero Alfredo”.
Vi informo che il Ristorante “Il Vero Alfredo” è presente nell’Albo dei “Negozi Storici di Eccellenza – sezione Attività Storiche di Eccellenza” del Comune di Roma Capitale.
Grata per la Vostra attenzione ed ospitalità nel Vostro interessante blog, cordiali saluti
Ines Di Lelio

Silvia
Silvia

Come direbbe joe bastianich : Mi state deliudendo!!! ;) le tagliatelle vanno fatte in casa!!!! :P

L’ultima volta che abbiamo provato abbiamo creato inavvertitamente dei canederli altoadesini…

isabella
isabella

meraviglioso il parmigiano in offerta :D

36 mesi di stagionatura in caseificio e altri 12 sul ripiano del supermercato. Solo il meglio!

ladyoscar
ladyoscar

Oh, bene. Vedo che Lorenz è tornato, e con lui il carico di caseinati ideale per l’otturazione delle nostre coronarie.
Gaudio e giubilo.

Grazie, grazie, troppo gentile! :) Come futura ricetta vi prometto un salutare vasodilatatore…

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