Risotto pasquale

Risotto pasquale

In molti ormai ci avete chiesto, quasi implorandoci a tratti, di trattare una sofisticata ricetta pasquale. Inutile dire che queste innumerevoli persone esistono soltanto nelle nostre teste. Ciononostante, le vostre preghiere immaginarie stanno per essere finalmente esaudite!

Come festa, purtroppo, la santissima Pasqua ha diversi problemi di fondo: innanzitutto, non ha una regolarità calendariale, per cui ogni anno ci coglie impreparati, nonostante cada perfettamente nel periodo con le previsioni meteo peggiori dell’anno intero. Secondariamente, il detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi” scatena in noi l’immediato desiderio di far benedire il pigiama e dedicarci appieno alla nostra più grande aspirazione: il divano.

I problemi si estendono al sociale, con la proliferazione di gruppi WhatsApp di amici per determinare le importanti attività del Lunedì dell’Angelo (che, non vediamo perché, non possano limitarsi allo sfruttamento del suddetto divano). Infine, la diffusione senza pari di uova e coniglietti di cioccolata, che sostituiscono senza pietà tutti i soprammobili della casa, inclusa l’urna con le ceneri del bisnonno.

Che il vero crimine, in realtà, è mangiare uova di cioccolato soltanto a Pasqua. Ed allora, per celebrare questo momento in cui le cuoche di famiglia sollevano pizze formaggiose ed insaccati al cielo con la stessa maestosità de “Il Re Leone”, vi proponiamo un esotico risotto con pere e cacao.
Gioite, oggi “Gesù è risotto!”

Gli ingredienti (per 4)

  • 50 g di burro,
  • 250 g di riso per risotto (Carnaroli o Arborio),
  • 3 cucchiai di panna acida,
  • Un dado o del brodo di verdure se siete diligenti,
  • Una pera matura,
  • Mezza cipolla ed uno spicchio d’aglio,
  • Un bicchierino di vino bianco secco per sfumare,
  • 2 cucchiai di cacao amaro,
  • Un po’ di cioccolato fondente per la decorazione.
  • Tanto coraggio.

Le ricette pasquali solitamente prevedono l’uovo come tradizionale simbolo di nascita e risurrezione. In questa ricetta invece lo stesso concetto viene ricoperto dalla vostra speranza, malriposta, di sopravvivere all’impatto del risotto sulle vostre papille gustative.

Ma se il classico mega-pranzone letale della nonna conferma la natura onnivora dell’uomo (nell’accezione di “si mangia tutto e di tutto”), ci sembra giusto mettere alla prova questa natura con qualcosa che pure le suddette nonne esiterebbero a dare in pasto ai propri nipoti denutriti.

Se non altro, vedetela come una buona occasione per liberarvi dei resti delle uova di cioccolata accumulate, che — come la vita stessa — nascondono sempre una sorpresa di merda.

La preparazione

Si inizia tritando finemente la cipolla e l’aglio: il risotto è un piatto delicato e sarebbe buona norma stagliuzzare gli ingredienti del soffritto in maniera talmente fine da farli poi sciogliere nel brodo durante la cottura.

Impegnatevi con lama e mezzaluna, dunque! Non è necessariamente obbligatorio arrivare al livello di Paulie di “Quei bravi ragazzi”, che affetta l’aglio usando la lametta da barba, oppure quello di Gualtiero Marchesi che filtra il grasso del soffritto con un colino. Come in tutte le cose della vita, eccetto sul posto di lavoro, impegnarsi vale sempre la pena: specie col risotto!

Ogni cosa buona — e anche questa ricetta — inizia con un soffritto.
Riso tosto
Le certezze scientifiche con cui approcciamo la cucina si assottigliano man mano che procediamo con la ricetta e ci accorgiamo che anche i cardini base della termodinamica ci sfuggono di mano.
Tuttavia, in base alle testimonianze di alcuni saggi del risotto (anch’essi perlopiù immaginari), pare che tostare il riso faccia in modo che i pori dei chicchi si chiudano e che quindi venga disperso meno amido in fase di cottura.

Successivamente versate il riso nella pentola e lasciatelo tostare per un paio di minuti. Quando, dopo esservene dimenticati a causa di un eccesso di eccitazione pasquale, sarà ben annerito, sfumate col vino bianco!

È anche possibile usare del Martini per sfumare (ed evitare la nota amara del vino) oppure del latte. Queste idee vi potranno sembrare più o meno disdicevoli, ma noi non veniamo di certo a dirvi come comportarvi nella privacy della vostra cucina. Sozzoni.

Se avete avuto il tempo di preparare un vero brodo, complimenti: è ora di aggiungerlo al risotto fino a coprirlo interamente e lasciarlo cuocere. Nel caso contrario, ricordate che può essere sufficiente far fare un breve bagno caldo al vostro coinquilino vegano e mettere da parte l’acqua usata. Se anche questo non fosse possibile, il Tribunale Supremo del Risotto probabilmente troverà accettabile il ripiegamento sul dado da cucina.

Giunti all’incirca a metà cottura del riso (guardate bene i tempi indicati sulla scatola e poi ignorateli completamente come fanno gli esperti) potete aggiungere la pera tagliata a dadini. Mescolate vigorosamente.

Potete mettere da parte alcune fette di pera per decorare oppure come ripiego d’emergenza nel caso il risotto venga accettato dai commensali come è giusto che sia: con schiamazzi, esclamazioni blasfeme e lancio di piatti.

Contenitori
Il dibattito sulla pentola corretta da utilizzare per i risotti è secondo soltanto ai classici “iPhone vs. Android”, “pandoro vs. panettone” e “l’allunaggio non c’è mai stato, è tutto un complotto!”
Mentre solitamente si utilizza una classica pentola dal fondo spesso per il risotto, utilizzare una pentola bassa e larga (o in caso estremo anche una padella antiaderente) dovrebbe assicurare una cottura più uniforme e soprattutto richiedere meno mescolamento da parte vostra (il gomito e il risotto vi ringrazieranno).
Ad un certo punto il piatto sembrerà quasi edibile.

Siete pronti? Avete impostato il vostro contapassi elettronico per contare i passi falsi fatti in cucina? Presto segnerà un punteggio mai raggiunto prima!

Aggiungete due cucchiaiate di cacao amaro e mescolate bene. Assicuratevi (giusto per far seguire una cosa corretta ad una profondamente sbagliata) che il risotto sia sufficientemente acquoso aggiungendo poco brodo.

Segnare ne “i momenti della vita che rimpiango”.

Preparatevi al tragico momento in cui acquisterete consapevolezza dell’aver irrecuperabilmente rovinato un risotto fin qui del tutto accettabile. Sì, perché il risultato non solo offenderà il vostro senso della vista, bensì anche quello del gusto e — perché no? — anche gli altri 4 sensi ed il defunto Bruce Willis.

Togliete il risotto dal fuoco e mantecate aggiungendo burro e panna acida, mescolando rapidamente e lasciando riposare per un minuto.

In tavola

Impiattate con cura il risotto, spolverando di cioccolato fondente grattugiato, nella speranza che gli invitati non si siano nel frattempo tutti defilati con scuse più o meno originali: “Credo di aver lasciato un libro aperto a casa!” “Sentite anche voi l’odore della pizzeria qui di fianco? Vado a controllare che non ci sia un incendio.” “Per andare sul sicuro credo che oggi a pranzo celebrerò anche il Ramadan!” “Sono sicuro che nel Deuteronomio ci sia da qualche parte il divieto di mangiare cibi abominevoli.”

Foste rimasti soli a tavola, potrete facilmente liberarvi del risotto confondendolo con il terriccio delle vostre piante grasse.

La musica

Se siete delusi dalla ricetta o dal piatto, rincuoratevi per il fatto che dopotutto fare schifo è la cosa più prossima all’essere buono. Un po’ come essere morto è la seconda cosa più vicina all’essere in vita.
Soprattutto a Pasqua.

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