Gratin lunare di patate

Gratin di patate pronto

Erano le 22:18 romane del 20 luglio 1969, esattamente 45 anni fa, quando dalle profondità del Mare Tranquillitatis lunare riecheggiarono le immortali parole di Neil A. Armstrong: “The Eagle has landed.” L’aquila è atterrata.

Decenni di corsa allo spazio si concludevano improvvisamente nelle immagini sgranate ed in bianco e nero di un uomo a passeggio sulla superficie lunare. Questo epocale raggiungimento dell’ingegno umano (secondo soltanto all’invenzione del pelapatate, come spesso ricordiamo) fu frutto non soltanto della collaborazione di scienziati ed ingegneri, ma anche del fondamentale contributo di dietisti e cuochi, nel definire una dieta adatta ai tre astronauti in missione: Armstrong, Collins ed Aldrin.

Se prima della missione Apollo 11 mangiare nello spazio significava ingerire soltanto cubetti secchi di cibo, al più ricoperti di gelatina per evitare briciole, durante il primo allunaggio gli astronauti ebbero la fortuna di poter sfruttare del cibo “vero”, da reidratare e consumare con un cucchiaino. (E voi vi lamentate dei pasti serviti a bordo degli aerei.)

Proprio per ricordare la storica missione Apollo 11 ed il suo comandante Armstrong, prepareremo uno dei suoi pasti preferiti: il gratin di patate! (Che effettivamente portò in viaggio e consumò il 17 luglio a cena, o per il cosiddetto “pasto C della giornata”.)

Gli ingredienti (per 3 astronauti)

Ingredienti per gratin di patate
Briciole
Una delle preoccupazioni maggiori nella preparazione di cibo spaziale, oltre a quello di fornire il giusto apporto calorico agli astronauti, è di evitare la formazione di briciole che — in assenza di gravità — possono infilarsi ovunque e danneggiare i delicati strumenti di volo. Ecco il perché della gelatina e delle tortilla (che non fanno briciole)!
Il tutto è ottimamente documentato da questo video di Homer Simpson che mangia patatine in orbita.
  • 4 patate di medie dimensioni,
  • 1 grossa cipolla bianca,
  • 100 g di Emmentaler,
  • 100 g di pecorino o altro formaggio stagionato,
  • 50 g di burro,
  • Sale e pepe.
  • Opzionalmente: cubetti di pancetta.

Ingredienti semplici e facili da ottenere, per un piatto di sicuro effetto (specie se servito in orbita lunare)! Se considerate che portare nello spazio mezzo chilo di materia ha un costo di circa 20.000 $, e che quindi i pasti giornalieri di un singolo astronauta avessero un costo complessivo di 70.000 $… apprezzerete sicuramente l’economicità del vostro negozietto sotto casa.

Una lamentela frequente degli occupanti della stazione spaziale internazionale (ISS) che orbita correntemente la terra, è che i rifornimenti di cibo avvengono principalmente da parte russa e che quindi gli ingredienti per gli astronauti europei ed americani sono… inusuali. Ma è rassicurante sapere che il consorzio internazionale per il viaggio spaziale ha deciso, per ragioni di comodità e sicurezza, che il pane dello spazio è la tortilla. ¡Qué viva!

La preparazione

I primi astronauti ad essere mandati nello spazio, nel programma spaziale Mercury, dovevano non solo combattere con le difficoltà più ovvie dell’assenza di gravità, ma anche con la limitatezza del loro menù, composto perlopiù da polveri da masticare ed inghiottire con la saliva (gustoso?), oppure cubetti di cibo liofilizzato ricoperti di gelatina. Già con il programma Gemini gli astronauti avevano addirittura la scelta tra pollo, verdure e budino caramellato!

Solo col programma Apollo però gli astronauti ebbero disponibilità di acqua calda, potendo quindi reidratare dei sacchetti di cibo e poi mangiarli col cucchiaino. Progresso! Nel nostro più comune scenario di cucina terrestre, avremo invece i vantaggi (e gli innumerevoli svantaggi) di poter lavorare con ingredienti freschi.

Patate a fette
Cominciate ad armeggiare col coltello! (Chissà se i coltelli da cucina sarebbero passati per il controllo di sicurezza a bordo dell’Apollo 11?)

Il vostro scopo è quello di privare cipolla e patate della buccia e poi ridurre i due ingredienti in fettine molto sottili, fino ad arrivare a sbucciare là dove nessuno ha mai sbucciato prima!

Caffè!
Anche alla NASA sanno che un astronauta assonnato non è capace di svolgere bene il proprio lavoro: per la prima volta nella storia, c’erano ben 15 tazze di caffè a bordo dell’Apollo 11: nero per Aldrin, zuccherato per Collins, leggero e dolce per Armstrong.

Dopo aver assolto questo grave compito (considerate che gli astronauti magari non dovevano cucinare, ma in compenso venivano svegliati la mattina presto per spurgare il bagno spaziale, caricare le batterie e fare delicate manovre di correzione ancora mezzi assonnati), prendete una pirofila e disponete gli ingredienti in tanti strati.

Composizione del gratin
Avremmo voluto riprodurre la stratificazione di un missile Saturn V, ma non siamo riusciti a trovare 3 milioni di kg di patate.

Ad uno strato di patate fate seguire qualche manciata di pezzi di cipolla, salate e pepate abbondantemente e poi aggiungete generose dosi di formaggio grattugiato. Proseguite fino ad esaurimento vostro o degli ingredienti.

Pancetta
È importante ricordare che il primo pasto lunare, consumato proprio sulla superficie del nostro caro pallido satellite, era composto da semplici cubetti di bacon! Il fido maiale, che da sempre accompagna l’evoluzione umana, ha quindi messo piede sulla Luna… anche se in una forma a lui forse non del tutto congeniale.
Se volete celebrare anche questo nella vostra ricetta, aggiungete cubetti di pancetta a tutti gli strati!
Pronto per il forno
L’ultimo strato non va coperto di formaggio, bensì di burro a tocchetti!

Come sicuramente saprete, il modulo con cui gli astronauti sono rientrati nell’atmosfera (il modulo di comando Columbia) era rivestito da uno scudo termico che lo facesse sopravvivere al rientro atmosferico. (Dove la problematica principale non è l’attrito, come spesso erroneamente si crede, bensì il fatto che la massa della capsula comprime il gas atmosferico sulla sua traiettoria, aumentandone pericolosamente la temperatura.)

Orbene, per ricordare questo ultimo importante elemento del nostro viaggio galattico-gastronomico (che si conclude giustamente con delle “pietre lunari” che ritroverete nella toilette), rivestite la pirofila di uno strato di carta stagnola ed infornate per un’ora a 180°C!

Prima fase di cottura

Dopo un’ora di cottura è giunto il momento di liberarci dello scudo termico, per la fase di “splash down” (in un mare di formaggio)! Rimuovete la stagnola andando incontro alla quasi certa cauterizzazione delle dita e ricoprite lo strato superiore dell’ultimo formaggio rimasto.

Rimettete in forno per 30-40 minuti ancora.

Gratin di patate pronto

E questo sarà il risultato all’uscita dal forno: una gustosa crosta dorata! (Ora, se volete essere proprio precisi ed in linea col diario dell’Apollo 11, sarebbe il momento di versare il tutto in acqua ed inondarlo di disinfettante all’ipoclorito di sodio.)

In tavola

Shuttle
Non fatevi traviare dall’immagine: lo Shuttle non è mai andato sulla Luna. E la Luna non è marrone e tuberiforme. (Anche se potrebbe essere fatta di formaggio.)
Gratin di patate in tavola

Ci sono due modi per consumare il Gratin: comodamente seduti al tavolo, con le posate, in maniera decorosa e normale. E non ci sarebbe niente di male in questo.

Ma per i veri pioneri spaziali, c’è soltanto un modo dignitoso per farlo in memoria del viaggio del nostro eroe Armstrong: scomodamente, pericolosamente in sospensione dal lampadario, smestolando in un sacchetto di plastica, con un contorno di sanissimo vitello in gelatina.

Gratin di patate in confezione spaziale
Vero, autentico cibo lunare.

Versate la porzione in un sacchetto da freezer, scaraventatelo ripetutamente contro un oggetto qualsiasi, al fine di ridurlo in una poltiglia informe. Armatevi di cucchiaino e cercate di deglutire con la testa in giù. Buon divertimento.

La musica

Sarebbe giusto concludere questo articolo con il video del primo passo umano sulla Luna. Ma forse… forse è più importante vedere questa fondamentale testimonianza di Armstrong che ci mostra una dose di chicken stew liofilizzato e legge le istruzioni per prepararlo.

“Sounds delicious.”

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