Civero de capriolo in agrodolce

Civero de capriolo

Se seguite il blog da più di un anno dovreste, oltre che consultare un buon analista, sapere ormai che giugno è un mese molto impegnativo per gli autori del blog: Saverio è impegnato nella battaglia senza speranze contro la calura bolognese mentre cerca di assimilare astrusi concetti matematici (ma il metodo del libro sotto il cuscino si rivela stranamente inefficace nonostante i due anni di utilizzo), mentre Lorenz si catapulta nell’urticante mondo della calzamaglia travestendosi da popolano medievale nel “Mercato delle Gaite” di Bevagna.
A voi il giudizio sul chi se la passi peggio.

Come sapranno tutti gli studenti durante la sessione estiva, lo studio folle rende l’organismo molto simile a quello di un’oca sul fronte della nutrizione: si ingerisce cibo in maniera scomposta e disorganizzata per a) alimentare un’attività fine a se stessa come lo studio e/o lo starnazzare b) nullificare le già esigue speranze di superare la prova costume ormai in agguato. Sul fronte medievale invece, le possibilità alimentari di Lorenz si riducono sostanzialmente a panzanella e dosi immonde di birra. Una combo che lo rende praticamente la persona migliore sul pianeta, se non fosse per l’abbigliamento vergognoso. (Ah, e la simpatia degna della cartavetrata, certo.)

Ma quest’anno il vostro eroico cuoco ha avuto il coraggio di partecipare alla preparazione del “piatto gara” del suo rione, la magnifica Gaita San Giorgio, indi per cui avrete l’occasione di leggere la ricetta di un autentico orribile piatto medievale: civero de capriolo in agrodolce!

Li ingredienti

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In primis, vi servirà un ricettario medievale.
O, in alternativa, un blog di cucina fermo al medioevo.
  • 2 kg di carne di capriolo (spalla, collo o parte finale della lombata, come se sapessimo di cosa si tratta),
  • 200 g di lardo,
  • 130 g di uva passa,
  • 75 g di mandorle con buccia,
  • 150 g di pane con crosta,
  • 1,5 litri di aceto,
  • 30 cl di vino rosso,
  • 2 cucchiai di zenzero,
  • 2 cucchiai di cannella,
  • 1 cipollona.

Se rientrate nella fascia di persone disgustate al pensiero di cucinare e mangiare il povero Bambi, sappiate che non siete i soli. Per aumentare il vostro senso del disgusto seguirà una splendida foto della carne di capriolo che ne riproduce perfettamente il colorito violaceo ed alieno.

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Invitante, nevvero? Se guardate abbastanza a lungo troverete delle sconcertanti somiglianze con le creature di Alien.

Lo preparamento

Se anche voi avete un’idea di medioevo in testa segnato dalla sofferenza della gente, dalle malattie e dal disagio… questa è l’occasione giusta per confermare il pregiudizio ed ascriverlo principalmente a cause alimentari. Per simulare al meglio il tutto ricordate di non lavarvi le mani in nessuna fase della preparazione e di disconoscere i principi base della teoria dei germi e dell’igiene personale. (Non che sia dissimile dalla nostra vita di tutti i giorni, eh.)

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Preparate un contenitore (non l’avrete mica lavato, vero?!) mescolando un litro e mezzo di aceto con altrettanta acqua e salando a piacimento. Mettete a bollire ed aggiungete il capriolo, lasciandolo a cuocere per circa 2 ore finché non sarà tenero, ma non eccessivamente cotto.

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Controllate lo stato della cottura del capriolo, verificandone anche il progressivo deterioramento del gusto a causa dell’aceto.

Nel frattempo avrete un po’ di tempo da impiegare con i classici trastulli medievali: rimozione dei pidocchi, gara di tosse flemmatica, falconeria domestica, conta delle pustole e così via. Sul fronte più serio: diversi giochi hanno origini veramente medievali, come ad esempio l’antico gioco degli scacchi! (Perché non investire utilmente il proprio tempo quindi? Ad esempio imparando a compilare il modello 730 per la dichiarazione dei redditi.)

Intanto sbriciolate il pane in un secondo recipiente ed aggiungete il vino rosso. Ricordate che parlare del vino e delle modalità di stordimento dei propri sensi nel periodo che precede l’invenzione del long drink è complicato e ci sono infinite opinioni sul fatto che il vino nel medioevo fosse allungato, speziato, addolcito col miele o che venisse usato come il Listerine.

Long drink
Che poi siamo quasi sicuri che esistessero dei cocktail medievali. I più famosi dovrebbero essere “Longa Insula” e “Coito in lo Litorale”, a giudicare da questa interessante favella di Feudalesimo e Libertà.
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A noi interessa ben poco e ci possiamo accontentare del sempre ottimo “Tabernellum Tetrapacibus”.

Procedete ora a frullare accuratamente mandorle ed uvetta fino ad ottenere una pasta abbastanza fine: la ricetta originale prevede l’utilizzo del mortaio, ma se non disponete di articoli bellici in cucina potete sfruttare anche il robot da cucina. (Che chiaramente non è filologico, ma neanche l’automobile con cui avete preso sotto il capriolo la notte scorsa lo è, giusto?)

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Il glorioso simbolo della Gaita San Giorgio vi conferirà forza, coraggio e soprattutto scarsità d’igiene.

Unite il pastone al pane sbriciolato, schiacciando il tutto con una forchetta. Infine, aggiungete ¾ litri del brodo di cottura del capriolo (sì, quel liquido lì che sa di aceto e rimpianti), mescolate bene e passate il tutto al setaccio (non troppo fine). Il restante andrà portato ad ebollizione a fuoco bassissimo per circa una mezz’oretta, affinché la salsa si restringa e leghi bene.

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È giunta l’ora di piangere: prendete il cipollone e tritatelo finemente. Buttatelo in padella assieme a 50 g di lardo (il cui aspetto fa piangere molto più della cipolla) e lasciate che si riduca tutto ad un purè ripugnante. Rallegratevi pensando alla modernità ed al fatto che non siate obbligati a mangiare questa roba ogni giorno grazie all’invenzione del trasporto alimentare intercontinentale ed al cibo precotto. (Cooking by Dummies: “si stava meglio quando si stava peggio un caz…”!)

Unite la cipolla al resto della salsa e lasciate sobbollire un altro po’. Giusto per essere sicuri che il composto sia purificato dal male immondo che vi alberga. Aggiungete le spezie, con lo spirito che ci contraddistingue: “può soltanto migliorare™”.

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Ecco il risultato. Non ci resta che piangere.

Torniamo al capriolo, che nel frattempo avrete estratto dal calderone mefistofelico, lasciato sgocciolare e tenuto al caldo. (O più probabilmente no.) Preparate una padella lasciando scogliere il resto del lardo e poi aggiungete la carne lasciandola colorire per bene.

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In tabula

Servite subito la carne e ricopritela con la salsa, un po’ come se ve ne vergognaste. Giustamente. Potete anche decorare con uvetta, uva, mandorle in scaglie… ma siate pur certi che nulla vi proteggerà dalle urla di sgomento e ribrezzo dei vostri commensali.

Civero de capriolo
Portate in tavola anche il ricettario medievale, anche se la scusa “stava scritto qui” non ha mai funzionato bene, neanche al processo di Norimberga.

La musica

È pur vero che forse, tutto sommato, il medioevo non è quel periodo storico orribile che crediamo. Del resto, nel medioevo avevano sì la peste nera, ma volete mettere la fortuna di non dover sentire mai il termine “outfit”. E preferiamo chiaramente un’invasione di saraceni a quella dei selfie.

Ad ogni modo, di seguito un brano per accompagnare il vostro forse-non-così-orribile pasto: è fuori dal periodo storico giusto, ma parla di una donna che vuole stendere i panni ed è inseguita da una tempestosa nuvola fantozziana. Per cui, ecco.

Pubblicità regresso!

La ricetta non ha creato in voi un senso di raccapriccio e morte? Invero, avreste il coraggio di sprofondare le vostre fauci in un boccone di capriolo in agrodolce, ma temete le conseguenze che questa ricetta può avere per la vostra cucina e la stima dei vostri vicini di casa?

Molto facile: avete tempo fino al 29 giugno per recarvi a Bevagna presso la Gaita San Giorgio. Potreste avere addirittura la sfortuna di incontrare Lorenz in cassa (dove cercherà di rubarvi dei soldi, come fanno tutti gli svizzeri fuori sede). Se citate il blog durante l’ordinazione vi offriremo un bicchiere di ippocrasso omaggio!
(PS: Offerta del tutto inventata.)

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