Brownie paludosi

Brownie paludosi

Siamo ai primi di dicembre e quindi nel migliore periodo invernale: le canzoncine e le decorazioni di Natale ci ammorbano soltanto da poche settimane, il freddo non causa ancora il ritiro di tutte le estremità corporee (pubbliche e private), si intravedono già le cime innevate che promettono vacanze sciistiche che prontamente non riusciremo ad organizzare… e il consumo di dolciumi può aumentare in maniera incontrollata e — soprattutto — giustificata!

Un dolce che ben si sposa col consumo massiccio di tè del periodo, è il classico “brownie”: un quadrato molliccio semi-digerito di cioccolata, zucchero e nocciole. (Una delle descrizioni più invitanti che siano mai state scritte.)

Sulla creazione del brownie esistono innumerevoli teorie, che competono con le svariate teorie sull’origine della vita terrestre per importanza e complessità. Ad esempio, l’erronea aggiunta di cioccolata sciolta ad un impasto per biscotti, il dosaggio errato della farina per una torta, o ancora la necessità di lavorare senza lievito.

Insomma, piccole storie di disastri che già per la loro natura dovrebbero darci un’idea di quello che rappresenta il brownie: una piccola disgrazia culinaria.

Gli ingredienti (per 10 porzioni)

  • 175 g di burro,
  • 200 g di cioccolata fondente,
  • 200 g di zucchero,
  • 2 uova di medie dimensioni,
  • 100 g di farina doppio 0,
  • 60 g di nocciole (o altre noci),
  • Un pizzico di sale,
  • 5 g di lievito per dolci,
  • 20 g di cacao amaro in polvere.

La verità è che il brownie è stato creato attorno al passaggio del secolo negli Stati Uniti del sud: nel 1893 Chicago avrebbe ospitato una importante fiera internazionale e Bertha Palmer, moglie di un qualche super-mega-miliardario proprietario di hotel ed in quanto tale una specie di Paris Hilton dell’epoca, ebbe l’incarico di organizzare vari aspetti della fiera. Tra cui, l’importante scelta di un dolciume da consumare per le dame in visita!

Ebbene, le sue direttive furono che si producesse un dolce più piccolo di una fetta di torta, ma che avesse comunque una consistenza “tortosa” e che soprattutto fosse facile da trasportare. Una specie di surrogato di torta al sacco.

Ora, sicuramente la storia di un dolce marroncino, molliccio e dall’aspetto più consono alla suola di una scarpa che ad una pasticceria — specie se originario di Chicago — si presta a diverse facili battute di basso livello. Ma questo è un blog di classe.

(Cacca.)

La preparazione

Nella cucina internazionale ci sono alcuni importanti capisaldi: puoi cucinare qualsiasi animale purché sia sprovvisto di una buona personalità, una salsina al pepe copre i maggiori indizi di decomposizione degli ingredienti e nel preparare una torta di cioccolato si inizia con una poltiglia orribile.

Per seguire questi importanti dettami sarà necessario innanzitutto unire burro e cioccolata, sciogliendoli a bagnomaria.

Aggiungere infine il cacao in polvere per rendere più intensa la carica di repulsione.

Le due uova vanno montate alacremente con l’aggiunta dello zucchero. Se i brownie saranno deludenti come la ricetta (e la storia) li vuole, potrete sempre produrre delle fantastiche meringhe.

Ora che avete due prodotti che, separatamente, sono entrambi più o meno gustosi come un sorbetto al Nelsen Piatti®, dovrete unirli in quella che sembrerà già da lontano essere un’unione profondamente sbagliata. (Come nel caso del 65% dei matrimoni celebrati in Italia, questa intuizione si rivelerà successivamente come veritiera.)

“Che gran sbattimento di noci”, annunciava già la raffinata Bertha Palmer durante i preparativi.

Facciamo notare a questo punto che se siete stati sufficientemente previdenti (leggi: degli sfaticati senza alcuna possibilità di redenzione) avrete comprato delle nocciole già sbucciate e spezzettate. In caso contrario, è il momento di far vedere chi comanda in cucina. (Se non siete in un rapporto di coppia, si tratta solitamente degli scarafaggi.)

Dopo aver unito le noci spezzettate al resto, dovreste aver ottenuto una massa estremamente densa e difficile da manipolare: arrivare alla fase finale di una ricetta con questo risultato indica di solito che il prossimo passo è la realizzazione di una buca in giardino ove nascondere le prove.

In questo caso invece possiamo tranquillamente proseguire, versando il composto in una teglia ricoperta di carta forno, e cercando di rendere la superficie piatta con una spatola. Già adesso dovreste aver capito che si passerà da una forma insoddisfacente alla prossima (un po’ come andare in palestra).

Raggiungere un risultato soddisfacente per voi e la vostra livella di precisione è chiaramente più difficile che comprendere a fondo la trama di “Interstellar”. Potete quindi abbandonare il proposito dopo circa una decina di minuti senza troppa vergogna.

Infornate il blocco informe a 180°C e verificate che non diventi eccessivamente secco. Potrete sfornare dopo circa 30-35 minuti.

In tavola

Dopo aver fatto raffreddare un po’, tagliate tutto a blocchi regolari sfruttando tutte le vostre conoscenze geometriche residue ed aiutandovi con squadre, goniometri, costellazioni e calcolando la frequenza delle macchie solari.

Conservazione
Riporre i brownie prodotti in delle scatole ben chiuse aiuterà a mantenerli ben umidi e identici a quelli appena sfornati: inutili e difficili da apprezzare.

Ogni blocco sarà equivalente a quanto offerto allo Starbucks® sotto casa alla modica cifra di 5€, per cui impilateli delicatamente simulando apprezzamento per il loro immeritato valore.
(Inserire qui critica al sistema capitalistico moderno mentre si ordina su Amazon una maglietta prodotta in Bangladesh.)

Ed è più o meno a questo punto della ricetta che dovreste accorgervi che a voi, in realtà, i brownie hanno sempre fatto schifo.

La musica

Come non concludere la ricetta sulle note della leggenda del soul James Brownie, con la celebre canzone il cui titolo non pronuncerete mai dopo il consumo dei suddetti dolci: “I Feel Good”?

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