Pandorlato erculeo

Il risultato finale

Siamo in pieno periodo natalizio, di nuovo! È ormai un mese che le incessanti musiche festive ci preparano all'inevitabile: una parvenza di vacanza nullificata dallo stress di girare per mercatini in cerca di regali, occasioni infelici per andare a sciare, l'imperativo di sopportare i propri familiari almeno un po'… ma soprattutto, dato l'impietoso avanzare della fine del calendario gregoriano, l'obbligo di tracciare un bilancio degli ultimi 365 giorni.

Il modo ragionevolmente più facile per farlo è dare uno sguardo a quel “2013 in breve” generato da Facebook. Che è anche il modo più rapido per accorgersi di aver condotto una vita di merda finora e che i raggiungimenti più alti dell'anno si riassumono in qualche stato pubblicato in evidente stato di intossicazione alcolica… che dire, un ottimo modo per prefiggersi nuovi obiettivi per il 2014!

Se proprio non riuscite a cambiare radicalmente vita in questi ultimi giorni — ad esempio con una fuga spirituale dell'ultimo secondo oppure facendovi versare gli incassi SIAE per conto di Mariah Carey durante il periodo natalizio — almeno strafogatevi con un dolce burroso, no?

A tal fine tenteremo (con difficoltà) di realizzare un Pandorlato: in sostanza un pandoro, ma senza la forma del pandoro. Con delle mandorle in cima. E del liquore nell'impasto. Insomma, un dolce migliore sotto ogni aspetto!

Gli ingredienti

Ingredienti per Pandorlato
  • 280 g di farina Manitoba (di cui 70 g per il lievitino),
  • 80 g di latte intero intiepidito (dall'atmosfera natalizia),
  • 90 g di zucchero,
  • 110 g di burro da sciogliere,
  • 3 uova medie,
  • 7 g di lievito di birra,
  • Un pizzico di sale,
  • Una grattugiata d'arancia,
  • Un cucchiaino di cannella,
  • 2 cucchiai di un triple sec (come il Cointreau),
  • 1 cucchiaino di miele,
  • Una manciata di mandorle a scaglie (la precisione è il nostro mestiere),
  • Granella di zucchero e zucchero a velo.

Il processo è lungo: come tempi minimi possiamo indicarvi 2 ore per preparare l'impasto, altre 8 circa per la lievitazione, dopodiché 30 minuti di cottura. Vi è già passata la voglia? Idealmente conviene iniziare l'impasto la sera, lasciarlo a lievitare la notte ed infornare la mattina successiva.

Come mostrato nell'elenco, se realizzate il dolce per qualcuno che apprezza la cannella (ed i grassi insaturi, evidentemente), potete prendervi l'incredibile libertà artistica di aggiungere la cannella alla farina quando volete. +100% di natalosità immediato!

Per realizzare il tutto vi servirà anche una forma: noi abbiamo utilizzato una forma da pandoro della Zenker, 18 x 10 cm. Ma qualsiasi forma uguale o lievemente più piccola andrà benone! (N.B. la Zenker non ci ha pagati per questa evidente marchetta, ma se decidesse spontaneamente di farlo dopo la pubblicazione, i nostri contatti sono qui. Graditi soldi. Molti. Grazie!)

Non è necessario, ma è sempre utile, un termometro da forno se non vi fidate della precisione del vostro forno (e fareste probabilmente bene).

La preparazione

Il pandorlato non è in realtà una ricetta particolarmente difficile, ma l'impasto rimane comunque un prodotto delicato ed incredibilmente capriccioso. È per questo che faremo riferimento al nostro malmostoso lievitato con imbarazzanti nomi ispirati ad ipotetici rampolli nobiliari.

Lievitino

Quindi, per iniziare col nostro Rodolfo Maria, si parte con il classico “lievitino”: sarà sufficiente unire in un recipiente sufficientemente grande la farina (70 g), il miele ed il latte intiepidito in cui avrete disciolto il pezzetto di lievito. (Se il lievito vi sembra poco, fidatevi!) Mescolate bene fino ad ottenere una massa triste e grigiastra (Milano in pratica) e lasciate a lievitare per una quarantina di minuti. Approfittate del tempo per sciogliere il burro e lasciarlo freddare.

Lievitino
Nelle ricette come quelle per pandoro, panettone e pandorlato, si inizia quasi sempre con la base di un “lievitino” composto soltanto da farina, poco liquido e qualche zucchero. I lieviti sono funghi formati da un unico tipo di cellula eucariota, quasi onnipresenti in natura e capaci di convertire zucchero in altri composti, rilasciando anidride carbonica (e portando quindi alla lievitazione degli impasti).
La funzione del lievitino dovrebbe essere quella di verificare che il lievito sia in salute, applicandolo a pochi ingredienti semplici e “svegliandolo” progressivamente a temperatura ambiente. Se nulla si muove dopo mezz'ora, è tempo di cambiare cubetto di lievito…

Vedrete che il caro proto-Lamberto di Savoia si sarà gonfiato lievemente e sarà auspicabilmente ricoperto di bollicine. Bolle aristocratiche senza dubbio.

Il prossimo passo è aggiungere mano a mano gli ingredienti rimanenti ed intanto impastare in maniera energica. Lavorare l'impasto è notevolmente semplificato (per non dire “altrimenti impossibile”) se disponete di una planetaria o di un robot da cucina. Noi ovviamente non abbiamo nulla di ciò, ma siamo abbastanza stupidi da voler tentare lo stesso. Con un mestolo di legno, coraggio e candida inconsapevolezza.

Aggiungiamo innanzitutto la farina rimanente, gli albumi, il pizzico di sale e le cucchiaiate di liquore, avendo cura di impastare il tutto molto accuratamente. Ci vorranno diversi minuti per portare l'impasto ad “incordatura”. Dopodiché aggiungiamo mano a mano anche i tuorli e lo zucchero. Infine, dopo aver continuato ad impastare senza sosta, aggiungiamo il burro fuso ed i vari aromi (cannella, arancia, varie ed eventuali).

Mescola dell'impasto

Tancredi dovrà essere perfettamente incordato se vogliamo un impasto decente, per cui abbiate molta pazienza con la planetaria (o col vostro braccio). Quando il composto vi sembrerà pronto, continuate comunque per altri 5 minuti. E poi continuate ancora, fin quando il vostro braccio sembrerà staccarsi dal resto del corpo.

Il faticosissimo impasto del pandorlato
La procedura di lavorazione dell'impasto eseguita da un pazzo, armato soltanto di cappello natalizio e mestolo di legno.

Dopo tanta, tantissima fatica, avrete ottenuto un impasto liscio e lucido (facile, con tutto quel burro). Ricordate: avrete probabilmente faticato come un'orca assassina che prova a fare step in palestra, ma tutto quell'esercizio non sarà sprecato! Non solo stato realizzando un dolce natalizio, ma state anche abbattendo il costo della palestra del gennaio 2014.

Lorenz ed il bicipite pandorlato
Cercate di produrre un numero pari di dolci per curare la simmetria greca delle forme.

Superata la parte faticosa, passiamo al riposo dei giusti: del resto anche Ruggero Ascanio è piuttosto stanchino a questo punto. Mettiamolo a riposare a temperatura ambiente coprendo il contenitore con pellicola o un telo per almeno un'oretta, finché non darà qualche segno di vita lievitante. A questo punto riponetelo al fresco (6-8°C circa, quindi in frigo o in una parte fredda di casa) per almeno 7 ore.

Lievitazione
La lievitazione dei giusti
Mettiamo a nanna il dolce Gian-Eraldo Maria con un po' di coccole per non farlo sentire troppo solo.

Potete anche esagerare con i tempi, per esempio lasciando l'impasto solo soletto per la notte e tornare a lavorarlo l'indomani mattina come abbiamo scelto di fare noi. È chiaro che il terrore che l'impasto esploda, si trasformi in petrolio o in generale diventi un panetto inerte di materia morta accompagnerà il vostro sonno, che sarà quindi molto molto movimentato…

Notte insonne della lievitazione

La mattina, ancora intorpiditi per il poco riposo, prendete il giovane Gianlorenzo e mettetelo di nuovo a temperatura ambiente per mezz'ora o poco più (giusto per non spaventarlo per il suo imminente infornamento). Ungete intanto la forma da pandoro ed adagiateci poi l'impasto, eventualmente facendo un ultimo giro d'impastamento per ridare struttura al composto (in tal caso prendendo i lembi esterni e piegandoli al centro dell'impasto ripetutamente).

In questa delicata fase bisogna finalmente far crescere il recalcitrante Adalberto fino a riempire la forma: è un processo che richiede diverse ore, in cui il tutto va lasciato ad una temperatura tiepida, senza spifferi freddi! Volendo potete lasciare il forno a 40°C circa e far crescere l'impasto lì.

Una volta raggiunto circa 1 cm dal bordo della forma sarà giunta l'ora di mettere le mandorle nel pandorlato: cospargete d'uovo o di latte la superficie, aggiungete le mandorle, la granella di zucchero e abbondante zucchero a velo. Impostate il forno a 180° (quindi capovolgetelo del tutto, che richiederà probabilmente l'intervento del vostro muratore di fiducia) ed infornate sul ripiano inferiore per circa 30 minuti totali.

Pandorlato in forno

A circa 20 minuti di cottura potete aggiungere un foglio di carta stagnola in cima al caro Alfonso Manrico per assicurarvi di non bruciare la parte sopra. Verificate in ogni caso con lo stecchino lo stato di cottura, sfornate e lasciate raffreddare per una decina di minuti.

In tavola

A nostra discolpa: il piccolo Pier Randolfo non è sicuramente il nobile pandorlato migliore che si sia mai visto. Anzi, è bassino e un po' scuro (quindi una specie di fantino siciliano, in realtà), ma vi possiamo assicurare che è buono dentro quanto brutto fuori (lo stesso vale per molti prodotti e persone legate a questo blog). Non giudichiamolo troppo duramente, ma impariamo una importante lezione: mai affrontare la stagione invernale senza una planetaria. Ne va della salute e del prodotto finale!

Camuffate abilmente le mancanze di Clodomiro con della stagnola o della carta per pandoro e consumatelo crogiolandovi nella cannellosità natalizia e liquorosa che lo contraddistingue!

Il risultato finale

La musica

Se tre anni fa vi avevamo proposto le canzoni natalizie di Rob Halford, il “re del metal”, stavolta vi proponiamo una cosa ancora migliore! “Astro del cielo” realizzata da dolci gattini che miagolano… praticamente tutto ciò che Youtube ha da offrire per Natale in un comodissimo pacchetto!

Buone feste!

Compraci un nuovo tagliere!

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Commenti, adulazioni ed insulti!

Un commento. Probabilmente dalla madre di uno dei due autori.
Cinzia
Cinzia

Sarà fantastico!! Io ce l’ho, la planetaria!!!
Buone feste, se ci riuscite…

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