Maratona del massacro

Pettorina e medaglia 30. Firenze Marathon

Ci sono momenti nella vita in cui si è inspiegabilmente tentati di fare qualcosa: emozioni, sentimenti e ragionamenti confluiscono in una decisione. A volte questa decisione si rivela essere estremamente stupida. Come ad esempio la decisione di seguire una della nostre ricette.

Le conseguenze di queste decisioni sconsiderate non sono solitamente troppo gravi (ad esempio, la frase “facciamo una cena a tema Maya” ha come unica conseguenza un gran mal di pancia ed un’autostima devastata). Altre volte invece le conseguenze portano dolore e disagio.

In questo caso specifico, il nostro cuoco provetto Lorenz, ha avuto la rovinosa idea di iscriversi alla 30a maratona di Firenze, svoltasi il 24 novembre scorso. Questo post ne segue la preparazione e l'esecuzione sull’unico fronte interessante: quello mangereccio.

Gli ingredienti (per tanta fatica)

  • Una testa bacata,
  • Tanta sovrastima delle proprie capacità,
  • 42,2 km di interminabile strada,
  • Impreparazione quanto basta.

Come vedete, una ricetta estremamente economica ed anche leggera! Se non fosse che per l’esecuzione brucerete circa 3000 kcal e — al nobile fine di sopravvivere alla giornata — sarete praticamente obbligati a mangiare un toro intero.

Lo svolgimento

Gli autori del blog sono perfettamente consci del fatto che esistono centinaia di risorse online che forniscono ottimi consigli su come prepararsi alle corse più disparate: dalla corsa campestre all’Ironman challenge di 100 km attraverso il deserto del Sahara. La preparazione corretta di solito è una combinazione di allenamento regolare e cibo ben bilanciato.

Ma questo, chiaramente, renderebbe le cose fin troppo facili: infatti il “grande segreto della Maratona™” ignoto ai molti è che la Maratona non è soltanto un obiettivo fisico da raggiungere. È soprattutto una sfida mentale, morale e psicologica — che rispecchia ed esalta le grandi sfide che ogni individuo deve affrontare nella propria vita. Perseguire la felicità (nelle vesti di un lontano traguardo), non perdersi d’animo, superare le difficoltà, la tristezza, l’abbandono, arrivare in tempo al prossimo bagno chimico in preda al bisogno e soprattutto farsi del male!

Siccome nessuno di noi è solitamente preparato a questi problemi che la vita ci pone dinanzi (in particolare la mancanza del suddetto bagno chimico, che è sempre un momento di grande dramma umano), è tutto sommato giusto essere adeguatamente impreparati anche per la Maratona. Quindi, buttate dalla finestra la lista stilata dal dietologo, si va a mangiare della roba etnica e piccante! (Del resto la diarrea + maratona = la sfida massima che si possa affrontare in vita.)

Haveli ristorante indiano
Il popolo “inidiano” è noto per esser stato un popolo di grandi corridori. La scarsa abilità nel battere a macchina però ne ha causato la recente estinzione.

Le Maratone odierne ormai sono delle immense macchine organizzative che attirano l’attenzione di migliaia di corridori più o meno fanatici e quindi l’attenzione anche dei vari sponsor che vivono della vendita di scarpe, accessori, integratori, potenziatori ed altri aggeggi che rendono il corridore della domenica una macchia variopinta di equipaggiamento costosissimo ed ultra-tecnologico. Tutt’altro che l’allenamento essenziale di Rocky nelle sue All-Stars Converse mentre corre quasi 50 km attraverso Philadelphia. (Picchiare un quarto di manzo probabilmente non serve a migliorare le proprie prestazioni podistiche, in ogni caso.)

Dopo aver fatto le obbligatorie file per ritirare gli accessori per la corsa, come la pettorina numerata (e dopo un’esposizione a pubblicità sportive tale da farvi sospettare di essere persi nel reparto marketing di Decathlon), si consiglia di fare una breve corsetta come preparazione al giorno della corsa… oppure non fate nulla di ciò e dirigetevi a consumare il classico pasto ultra-sportivo: pizza e birra.

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Anche se il vostro appetito è andato lentamente declinando in preda alle ansie ed alle preoccupazioni del giorno, non smettete assolutamente di mangiare: avete bisogno di quelle preziose energie! Ingerite ogni ultimo briciolo di pizza. I rigurgiti emessi la mattina dopo dovrebbero assicurarvi un buon raggio di manovra durante la corsa.

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Per la colazione riempitevi semplicemente di quanto vi è stato fornito nel “pacchetto omaggio” della gara (attenzione ad evitare eventuali prodotti per la pulizia). Avrete sempre tempo per sbranare un succulento cornetto alla marmellata in un bar lungo la strada…

A questo punto abbracciate ciò che avete di più caro al mondo e dirigetevi alla linea di partenza. Vi si presenterà, con ogni probabilità, una scena apocalittica simile alla seguente:

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Quando la Maratona prevede un numero immenso di corridori, organizzati in uno spazio che non può supportare la presenza loro, degli amici e di tutta l’organizzazione, si realizza piuttosto velocemente uno scenario non dissimile dalla Woodstock del ’69: amore libero, gente in varie fasi di vestimento e/o svolgimento dei propri bisogni in pubblico. (Eccetto forse l’amore libero.) Oltre a questo, partire praticamente per ultimi farà sì che le fasi iniziali della “corsa” somiglieranno piuttosto all’attraversamento difficoltoso di un centro commerciale il 23 di dicembre. (Meno regali e più spintoni.)

Ammesso che riusciate a partire, vi attendono momenti di grande euforia: vi sentirete i migliori del mondo nel stare alle calcagna ad atleti etiopi. Vi sentirete potentissimi nel tagliare la strada attraverso le piante del parco delle cascine e superare le prime frotte di corridori. Sarete pieni di speranze nel vedere le strade di Firenze scorrere veloci sotto i vostri piedi… ma avrete appena superato il primo chilometro.

Da lì, il resto della Maratona si riduce in una sequenza di calcoli mentali ossessivi: “ci ho messo 7 minuti a fare quel chilometro, però c’era quella curva, ora se mantengo questo ritmo in circa 37 secondi dovrei arrivare al prossimo, ma sono più lento perché ho preso quel sorso d’acqua, non dovevo prendere quel sorso d’acqua, tra 2 km c’è il banchetto dei rinfreschi, devo fermarmi lì, magari riesco a prendere una banana, se riesco a fare il doppio di quello che ho fatto finora sono esattamente al 73% della gara, magari se scendessi a 6:50 a chilometro…” Insomma, un dialogo interiore degno del peggior Joyce in preda al delirio podistico.

La foto che segue ha un duplice scopo: innanzitutto dimostra inequivocabilmente che fare foto mentre si corre è molto difficile. In secondo luogo, essendo l’unica foto disponibile della corsa vera e propria, dimostra anche che mangiare è l'attività principale durante una Maratona (seguita subito dal maledirsi per essersi iscritti).

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Una delle fasi più difficoltose della corsa: correre e masticare. Superato soltanto dal correre e bere un bicchier d’acqua senza rovesciarsi tutto addosso.

I vari banchetti del rinfresco posizionati ad intervalli regolari lungo il percorso della gara vanno affrontati con lo spirito giusto: quello di chi si imbarca per un lungo (lunghissimo) happy hour per bar. Ad ogni banchetto si spizzicano quantità molto ridotte di praticamente tutto ciò che ci viene a tiro, dalle ciambelle per celiaci all’integratore minerale. Tutto sarà perfetto per quella specie di fucina inesauribile che sarà diventata la vostra bocca: a conclusione della gara Lorenz stima di aver ingurgitato (scomodamente) diversi litri di liquidi assortiti, almeno una decina di banane, moltissimi limoni ed alcune barrette energetiche impossibili da masticare.

Va anche rimarcato che la gioia maggiore riscontrabile in queste fasi è quella di riuscire a fare un sorso senza sbrodolarsi: questa abilità, solitamente padroneggiata dai bambini al di sopra dei 3 anni, è stranamente assente durante la corsa. L’unica vera alternativa è tenere delicatamente il bicchiere di plastica in mano e cercare, con l’attenzione di un monaco tibetano, di sincronizzare passi e sorsi. Se dopo un paio di metri la bevanda è diffusa per la maggior parte su indumenti e viso, potete almeno sperare di idratarvi per osmosi.

Dopo tanto dolore, stringere denti, mangiare, tentare di bere, tentare di convincersi che le gambe non esistano, cercare a bordo gara la motivazione di continuare e tentare di convincersi che esistono attività peggiori al mondo (ho già detto tanto dolore?)… dovreste superare la linea del traguardo. Nella fase appena successiva vi renderete anche conto che forse non camminerete mai più, ma tutto sommato vi sembrerà un compromesso accettabile.

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Il padiglione d’arrivo sembra il luogo dell’esplosione di uno Sputnik.

Dopo aver ripreso parte delle funzioni motorie e dopo un abbondante pasto premurosamente preparato, ci sarà anche un momento in cui la sofferenza vissuta sembrerà aver avuto un senso. L’avrete fatto per dimostrarvi di poter sopportare più di quanto credete. Forse si rivelerà che correre quei 42,2 km può essere quasi piacevole o invitante… come un dolce sorbetto. Farcito di chiodi.

Pettorina e medaglia 30. Firenze Marathon
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