Cena (alla faccia dei) Maya

Cena (alla faccia dei) Maya

Se siete come noi (o se ci seguite da un po' di tempo) saprete che è bello celebrare momenti completamente arbitrari del calendario per eventi completamente non verificabili. Del resto, è un po' come la celebrazione del capodanno che cade in un momento completamente arbitrario della rotazione terrestre attorno al sole. Insomma, l'arbitrarietà è l'elemento veramente importante (arbitrariamente importante) in questo blog.

Ugualmente arbitraria era la (ipotetica) data della fine del mondo, segnata sul calendario per il 21 dicembre 2012 in base ad oscure predizioni di scrittori da quattro soldi, ciarlatani e “Mistero” su Italia 1 (che raccoglie le precedenti due definizioni). Quello che ha fatto la fortuna di innumerevoli autori apocalittici può però — perlomeno — contribuire al rifocillamento del nostro basso ventre!

Abbiamo dunque deciso di celebrare la fine del mondo con un pasto degno del peggiore dei Maya. Una popolazione, ricordiamolo, che non ha inventato la ruota, basava il suo commercio su un bene deperibile come il cacao e non ha saputo unificarsi neanche in vista della prossima distruzione per mano dei conquistadores. (D'altro canto avevano sviluppato il concetto di “zero” ancor prima del nostro “anno zero”. Un altro evidente presagio del loro destino.) Insomma, una popolazione che è affidabile ed estremamente autorevole dal punto di vista della predizione delle fini del mondo. Almeno quanto lo è questo blog sul fronte culinario.

Il nostro lauto pasto era composto da diverse portate, tutte a malapena commestibili e basate sull'onnipresente granturco (unico cibo disponibile al popolo Maya (fatta eccezione per la carne di tapiro e qualche altro prodotto (che però non è facile da trovare da queste parti… ci siamo persi con le parentesi.

Nota bene: le quantità specificate sono per circa 10 guerrieri Maya affamati. Nessuna delle informazioni date in questa pagina è vera. Dopo il pasto qui descritto l'apocalisse potrebbe sembrarvi un sollievo.

Nacho chips subtropicali

Nessun pasto può considerarsi completo senza un antipasto che distolga l'attenzione dei commensali dalle atrocità che state commettendo in cucina a loro insaputa. I nacho chips assolvono perfettamente a questa loro funzione. (Inoltre riempiono anche gli stomaci dei presenti in preparazione del fallimento del piatto principale.)

Ingredienti per Nacho chips
  • 2 confezioni di Nacho chips industriali,
  • 1 formaggio filante dal nome imbarazzante,
  • 1 pomodoro,
  • Chili, pepe, sale e/o altre spezie.

La preparazione è molto semplice, ma — essendo questa una cena di fine mondo — anche questa potrebbe andar storta (e nessuno se ne potrebbe avere a male, però!). Versate i chips in una teglia capiente e disponete con grande cura formaggio e pomodoro tagliato a cubetti (o altre sagome ispirate al pantheon Maya, giaguari o pannocchie di granturco).

Granturco
Il nome “corretto” per questo cereale è Mais, dal nome in dialetto caraibico utilizzato poi anche dagli spagnoli. Il nome classico “granturco” non fa riferimento ad un panzuto omaccione dell'impero Ottomano, bensì semplicemente (come anche la variante “grano d'India”) al fatto che si tratti di un cereale coloniale, importato, ed esotico.
Ci piace anche la variante che vuole “granturco” come traduzione maccheronica di “turkey wheat”, cioè cereale per i tacchini, interpretato però come “cereale turco”. Troppo geniale per non avere un fondo di verità.
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Infornate il tutto per una decina di minuti a 160°C, giusto per far scogliere il formaggio, dopodiché accertate che in effetti il formaggio non vi permette più di districare nessun chip dal resto e utilizzate un machete rituale per fare le porzioni.

Tamales della vergogna

I “tamales” sono un simpatico piatto ancora oggi servito nell'America centrale, ma i nostri attenti studi ci rivelano che anche i Maya fossero ghiotti della pietanza (altri studi, sempre attenti, ma non attenti all'esattezza delle informazioni, puntano al fatto che i tamales siano la vera causa dell'estinzione della popolazione precolombiana).

Ingredienti per Tamales
Surrogati
Chiaramente, e non saremmo persone estremamente approssimative altrimenti, non siamo riusciti a reperire le necessarie foglie esotiche per l'impacchettamento dei tamales. Cosa fare allora? Beh, con la scadenza piuttosto inevitabile della fine del mondo™ non potevamo spostare la cena, per cui i vostri ingegnosi eroi hanno deciso di utilizzare del cavolo a foglia larga come perfetto surrogato!
Chiaramente questa si è rivelata un'idea errata su molteplici livelli.
  • Una confezione di foglie di granturco o banano,
  • 1 kg di farina di mais,
  • Una vaschetta di carne di tacchino,
  • 200 g di formaggio Asiago.

L'idea di fondo dei nostri avi astrologi sarebbe quella di creare un pacchetto di impasto di farina di mais e formaggio (o carne), chiuderlo con una foglia di banano e metterla a cuocere a vapore. Il risultante fagottino può essere consumato avidamente come una specie di hot-dog primitivo. Come per ogni cosa buona, anche per le cose che poi si rivelano orribili si comincia con un impasto!

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Versate la farina in un recipiente, aggiungete sale a piacimento, un po' d'olio (probabilmente dovrebbe essere olio di semi, piuttosto che olio d'oliva) e poi acqua fino a produrre un impasto omogeneo e abbastanza pastoso.

Schifo
Ricordate che i passi da qui in poi conducono ad un piatto rivelatosi orribile ed utilizzato poi per la lapidazione rituale. (Ad essere onesti, alcuni individui al nostro tavolo hanno avuto l'ardore di consumare il prodotto finale, ma chiaramente sono successivamente morti tra atroci sofferenze com'è comune tra i Maya.) Insomma, procedete con cautela… ma soprattutto con un'altra ricetta.

A questo punto preparate le foglie (se ne avete trovate, le foglie di banano vanno preparate con dell'acqua calda in modo da renderle elastiche) e poneteci una piccola manciata di impasto al centro. Aggiungete il ripieno (la carne di tacchino o qualche cubetto di formaggio). Non esagerate con l'impasto: ne serve veramente poco.

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Prendete questo come esempio di impacchettamento, ma anche come esempio di “troppo” impasto.

A questo punto chiudete delicatamente la foglia. Le foglie di banano sono abbastanza larghe e morbide da chiudersi da sole. Nel caso del cavolo (o delle foglie di granturco, presumibilmente) può essere utile legare il vostro panetto (anche soprannominato poi “palletta gommosa che causa tristezza”) con dello spago da cucina. (Lo spago da cucina si differenzia dallo spago normale per il fatto che si trova già in cucina invece che nel ripostiglio degli attrezzi ricoperto di olio per motori.)

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Ecco il meraviglioso risultato. Se ci si fermasse qui sarebbe una cosa quasi gradevole…

Continuate a produrre i vostri tamales finché non ne avrete in numero sufficiente. (Sufficiente a sterminare tutti i presenti, si intende.) Per rendere il piatto ancora più autentico (se siete dei fan di Apocalypto), potreste decidere di riempire di sangue i vostri fagottini con un pregevole sacrificio rituale. (Ricordate anche che i sacrifici umani erano piuttosto rari: potrebbe essere l'occasione giusta per liberarvi di quel fastidioso cane dei vicini…)

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Preparate ora una grande pentola per la cottura a vapore ed infilateci i pacchettini. Mettete a bollire l'acqua e tenete il tutto a cottura per una durata di circa tre quarti d'ora. Potete verificare la cottura ogni tanto con l'ausilio di strumenti avanzati come le vostre dita immuni al dolore.

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Mentre lasciate a cuocere i tamales, vi potreste accorgere che vi è rimasto un pochino di impasto non ancora utilizzato. L'uso più immediato potrebbe essere quello di produrre dei manufatti con cui confondere il vostro dipartimento di archeologia locale. In alternativa, potrete produrre dei dischetti di impasto (che chiaramente in questo caso rappresentano il calendario Maya la cui fine stiamo festeggiando).

Infornare i dischi di impasto per un quarto d'ora a 160°C e poi cospargerli di alcuni cubetti di formaggio. Lasciare in forno per un'altra decina di minuti. Chiaramente sincronizzare tutte queste attività con il resto dei preparativi farà in modo che l'intera cena sia un disastro di dimensioni epocali.

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I dischetti appena sfornati hanno un aspetto quasi dignitoso. Se consumati ancora caldi possono anche dare l'impressione di essere buoni (sensazione che svanisce velocemente).

Frittelle del sacrificio

È risaputo, ed è anche scritto nelle tavole ancestrali dei Maya in qualche appendice, che il consumo di cibo cosparso di grassi ogni oltre immaginabile sia motivo di grande pace fisica e spirituale. I guerrieri Maya utilizzavano questa pietanza per temprarsi allo scontro col nemico e la sfruttavano anche come arma impropria. Non a caso la civiltà Maya andò incontro alla rovina pressoché immediata.

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Prestate attenzione al fatto che le uova sono effettivamente uova “Maya”. Una popolazione ovipara, com'è noto.
  • 2 uova di provenienza Maya,
  • 3/400 g di farina (di grano),
  • 450 ml di latte,
  • 2 confezioni di mais.
  • Dell'olio di semi per la frittura.

Gettate tutti gli ingredienti in un recipiente e mescolate. Dovreste produrre una pastella di consistenza acquosa ed una colorazione marroncino sbiadito, in cui galleggiano i chicchi di mais. È sicuramente qualcosa che ogni guerriero Maya ha prodotto una volta nella vita per via della dissenteria da granturco. Aggiungete sale e pepe a piacimento, se trovate il coraggio di assaggiare il composto dopo la descrizione data.

Preparate l'olio in una padella e scaldatelo. Appena pronto, versate abbondanti cucchiaiate di composto nell'olio e lasciatele a soffriggere finché non assumono una colorazione dorata. Grazie ad un effetto fisico a noi ignoto (ma che chiameremo “frittellizzazione spontanea” in onore della “spaghettificazione”) il composto di granturco assume una forma piatta di frittella.

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Create un numero francamente esagerato di fritelle e deponetele su della carta Scottex. Consumare ancora caldo. Il foglio Scottex.

Il pasto della rovina

Ora che avete tutti gli ingredienti necessari per un pasto calamitoso, accertatevi di servirli degnamente. Aggiungete, per sicurezza, anche una tortilla con fagioli e mais (potete seguire la nostra ricetta delle “tortillas dell'apocalisse” molto appropriate all'occasione). Se non altro ciò vi assicurerà che ci sia almeno un elemento commestibile sul piatto. Inoltre potete anche aggiungere una leggera insalatina di mais, olive e pomodorini condite con un po' di olio e sale. (Con la scusa del “non sarà buona, ma riempie lo stomaco”.)

Cena (alla faccia dei) Maya
Chiaramente un piatto che ricorda i popoli del moderno Messico va accompagnato da una gelida birra Corona!

Cioccolata calda della disfatta

Dopo tanta sofferenza, anche il più agguerrito fronteggiatore dell'apocalisse ha bisogno di un po' di ristoro. Il momento ideale per preparare una cioccolata calda in stile precolombiano. Con ingenti dosi di chili.

Ingredienti per la cioccolata calda Maya
  • 500 g di cioccolata fondente,
  • Peperoncino in polvere.

Mettetevi nei panni di un cittadino Maya. L'utilizzo del cacao come moneta corrente vi mette nella paradossale condizione di poter spendere un bene per acquistare la cioccolata calda, ossia lo stesso bene in forma liquida. Un po' come se spendeste banconote per ottenere una pappina insalubre di cellulosa.

Soluzioni acquose
Le nostre esperienze disastrose in cucina di insegnano che acqua e cioccolato non vanno troppo d'accordo. Il problema di fondo è che, quando messe sul fuoco, le due sostanze si scaldano a velocità diverse e l'acqua raggiunge la temperatura di bollitura molto più velocemente del cioccolato. Unire del cioccolato ad acqua che bolle è una “pessima idea™”.
La soluzione è quella di scaldare le due sostanze separatamente e mescolarle quando hanno temperature comparabili (e l'acqua è lontana dal punto di ebollizione).

Per ottenere una “autentica” (per la definizione più liberale di questo aggettivo) cioccolata Maya, è fondamentale non utilizzare latte per lo scioglimento del cacao: del resto i Maya non disponevano di vacche da latte e a quanto pare anche loro ritenevano il latte di tapiro disgustoso.

Scaldate la cioccolata in un tegame, facendola sciogliere lentamente e prestando attenzione al fatto che non si attacchi (se siete dei fighi e avete recipienti da sprecare svolgerete questo passo a bagnomaria). Intanto scaldate l'acqua e portatela alla stessa temperatura del cioccolato.

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Aggiungete l'acqua al cioccolato liquefatto e mescolate energicamente utilizzando una frusta. Dovreste raggiungere un composto con una quantità di acqua eguale a quella di cioccolato, abbastanza liquida da essere trangugiata avidamente. Infine spolverate una generosa dose di peperoncino in polvere.

Gustate la calda bevanda, sperando che la sua piccantezza vi faccia dimenticare dei dispiaceri del pasto appena consumato e della delusione per la fine del mondo scampata.

La musica

Non si hanno testimonianze della musica Maya, ma l'analisi del cibo di cui sopra ci fa pensare che l'unica cosa che ritenessero armoniosa per le loro orecchie fossero le urla agonizzanti delle loro vittime (a cena). In ogni caso, in mancanza di idee migliori, abbiamo scelto un brano della band The Mayan Factor. Supponiamo che il gruppo sia composto da individui di discendenza Maya che ce l'hanno a morte con gli spagnoli tutti.

Il video musicale sembra riprendere degli elementi da “The Blair Witch Project” per motivi ignoti ed imperscrutabili.

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