Pseudo macine alla panna

Grazie ai nuovi spot col sempre affascinante Zorro (e la gallina Rosita!) che Mulino Bianco mette in onda, è praticamente inevitabile avere un bisogno insaziabile di abbracci, tarallucci, pan di stelle, flauti, crostatine e plumcake marchiati dal celebre ed armonioso logo del più grande produttore italiano di granaglie e prodotti relativi.

D’altra parte, se credete alle stronzate cose interessanti che si trovano sulle rete, magari potreste anche avere il dubbio che i prodotti Mulino Bianco siano cancerogeni. Se siete così creduloni bene informati, non saremo di certo noi a giudicarvi (del resto state leggendo il nostro blog, già questo è chiaramente indice di malattia mentale intelligenza)!

Ma il dilemma persiste… cosa fare?! Come conciliare il desiderio di biscotti ipercalorici col desiderio di boicottare una multinazionale? Molto facile in realtà. Fate come noi, aprite un blog e datevi all’eremitismo!
Oppure, in alternativa, producete dei biscotti sorprendentemente simili alle “Macine” direttamente nella vostra cucina! (Dopodiché aprite un blog e datevi all’eremitismo comunque.)

Gli ingredienti (per 850g di biscotti)

Doppio 0
Non saremmo del tutto dummies se avessimo capito la differenza tra le varie tipologie di farine. Se credete alle varie sciocchezze informazioni che si trovano sulla rete, potreste addirittura pensare che la farina 00 sia nociva alla salute. Ma forse c’era da aspettarselo da una farina che sembra il nome in codice di James Bond
  • 500 g di farina 00,
  • 50 g di fecola di patate,
  • 150 g di zucchero a velo (non vanigliato),
  • 200 g di burro,
  • 1 uovo (da allevamento all’aperto, perché ci tenete),
  • 5 cucchiaiate di panna fresca,
  • ¾ di bustina di lievito per dolci (12 g circa)
  • 1 pizzico di sale.

La preparazione

La preparazione dei frollini alla panna è sorprendentemente facile, se non fosse che — come molte altre ricette — renderà le vostre mani molto simili a dei blocchi di burro inutilizzabili, ossia unte e prive della funzione prensile. Se siete pronti a correre questo rischio (evitabile solo se riuscite a spostare ed impastare gli ingredienti utilizzando fortissimi campi magnetici per il contenimento dell’antimateria), proseguite pure prendendo un grosso contenitore.

Codice uovo
Non si tratta del titolo dell’ultimo action movie, bensì si tratta del codice impresso sulle uova che si trovano commercializzate in Italia. Nella prima posizione di questo codice alfanumerico si trova un numero che identifica la tipologia di allevamento nel quale vive la gallina che ha deposto l’uovo. Non è per fare inutile buonismo né ecoterrorismo che suggeriamo di acquistare uova con il codice 0 o 1: optare per queste uova significa avere una scelta minore ed una spesa lievemente superiore, ma la qualità della vita degli animali è – dopotutto – importante. Del resto, nelle parole di Jonathan Safran Foer, “se nulla importa, non rimane nulla da salvare”. Nutrirci invece è importante, come è anche dare un senso al cibo ed alla sua qualità, anche morale.
Ripetete piano insieme a me: co-le-ste-ro-looooo.

Versate tutti gli ingredienti insieme: farina, fecola, zucchero a velo, burro tagliato a strisce, uovo, cucchiaiate di panna, sale e lievito. Fate soltanto attenzione a fare in modo che sia l’uovo che il burro abbiano raggiunto la temperatura ambiente. Un po’ per rispetto degli ingredienti (voi come reagireste se vi buttassero al lavoro ancora infreddoliti?) e soprattutto perché il burro granitico è difficile da lavorare. (A meno che non abbiate già delle spatole metalliche al posto delle mani.)

Notate come il burro, ammorbidito e tagliato a listelle, sporge pericolosamente dall’ammasso di farina? Se sentite un silenzioso sibilo nell’aria, si tratta sicuramente delle vostre coronarie che si preparano all’impatto.

Prendete le vostre (presto compiante) punte delle dita e cominciate a lavorare l’impasto. Inizialmente vi sembrerà di manipolare inutilmente un mucchietto di farina secca… dopo un po’ di lavorazione questa impressione continuerà. Se dopo 10 minuti di lavorazione l’impressione è sempre quella, gettate via tutto. Evidentemente avete sbagliato qualcosa di molto importante.

La foto non rende interamente giustizia all’unto che trasuda questa palla d’impasto.

Se al contrario la lavorazione del burro e la sua amalgamazione con il resto degli ingredienti procedono bene, dovreste ritrovarvi entro breve con un’immonda pallina di materiale burroso. La palletta sarà compatta e quanto possibile omogenea e liscia. (La parola chiave in realtà è unta.)

A questo punto — anche se chiaramente una possibile soluzione sarebbe quella di creare la “macina di Hulk™” infornando direttamente la sfera intera — impegniamoci a realizzare i singoli frollini. Prendete una parte dell’impasto per volta, stendetelo sul piano di lavoro (ispirandovi sempre a Hulk, potete prendere a pugni l’impasto urlando selvaggiamente e diventando verdi) ed utilizzate un mattarello per renderlo piatto e compatto. Lo spessore dell’impasto dovrebbe essere di circa 5mm (anche se, in realtà, le macine originali sono molto più alte e spesse).

Utilizzate delle formine per ritagliare i frollini, estraeteli, disponeteli su una teglia ricoperta di carta forno, raccogliete il residuo di impasto e ricominciate da capo, fino alla nausea. (O all’esaurimento di impasto.)

Sì, non sono propriamente delle macine. Anzi… diciamo pure che la forma non centra una mazza.

Avrete realizzato una marea di simpatici frollini con svariate forme a questo punto. (Noi no. Noi abbiamo creato una marea di odiosi frollini tutti uguali.) Dopo averli disposti sulla teglia, preriscaldate il forno a 170°C!

Infornate le teglie per circa 10-15 minuti (dopo una decina di minuti i frollini sono pronti e cominceranno a dorarsi in superficie). Estraetele e togliete i frollini con le nude mani accompagnando il lavoro con tante imprecazioni lodi di felicità. Evviva!

In tavola

Ora che il malvagio impero Mulino Bianco è stato sconfitto con la clonazione esatta approssimativa (nella forma) delle macine, possiamo finalmente dedicarci al consumo sfrenato dei friabili frollini!

I biscotti si dovrebbero mantenere per diverse settimane, specie se conservati in contenitori di latta. (Il “trucco della nonna” in questo caso consiste nell’aggiungere qualche zolletta di zucchero nel contenitore che assorbirà l’umidità al posto dei vostri preziosissimi frollini. Si tratta di un metodo scientificamente non verificato, ma nel caso peggiore avrete sprecato due zollette di zucchero, per cui…)

Lo spot

Approfittiamo del caro Zorro in pensione per promuovere le nostre mitiche pseudo-macine! (Parlare con le galline deve essere una delle conseguenze della noia della pensione.)

Avete notato gli sfondi incredibilmente luminosi ed irrealistici del luogo in cui abita il misterioso fornaio? Si tratta probabilmente di un ambiente post-atomico dove l’utilizzo di grano irradiato per la produzione di farina ha reso le galline degli esseri superiori. È l’unica spiegazione realmente plausibile.

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Commenti, adulazioni ed insulti!

Soltanto un commento, per il momento…
FranS
FranS

Vi offro una giustificazione tecnica per la scelta della forma: la macina può essere considerata una ruota dentata con infiniti denti. Poiché l’essere umano è dotato di un numero finito di denti, voi avete furbamente pensato che applicare la stessa caratteristica ai vostri “biscotti-ingranaggi” fosse qualcosa che potesse renderli più vicini al consumatore.
Cioè… è… GENIALE! FANTASTICO! INENARRABILE!!!

ehm… dove ho sbagliato? ._.

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