Jambalaya di terra

La giornata di oggi non solo è la “giornata della protezione del consumatore” in Thailandia (una festività francamente geniale che va festeggiata con bollini Conad e tessere socio gratuite), ma anche e soprattutto la giornata internazionale del Jazz istituita dall'UNESCO. Organizzazione che ancora sembra restia a promuovere il nostro blog come uno dei più grandi raggiungimenti umani nel campo delle arti e delle scienze. Ma questo momento sicuramente giungerà molto presto…

In attesa di questo, parliamo di Jazz che — in buona sostanza — è un genere musicale molto vario che spazia dalla sintetica musica odiosa che si sente solitamente in ascensore, al sottofondo ipnotico/invadente che si può ascoltare nei locali in cui atteggiarsi da pseudo-intellettualoidi è più importante dell'effettivo consumo di alcoolici. Si dice (leggi: Wikipedia dice) che il Jazz sia nato dal confronto dei neri d'America con la musica classica europea. Non abbiamo idea se sia vero, ma è una definizione sufficientemente “da enciclopedia” da suonare credibile anche sul nostro blog.

Uno degli elementi caratterizzanti di questo stile musicale è un rapporto molto fluido col tempo, detto “swing”. (Quando Lorenz suona la batteria questo “rapporto molto fluido col tempo” solitamente si chiama “sbagliare” invece.) Sebbene l'UNESCO affermi che il valore del Jazz è la sua assenza di barriere e la sua valenza artistica universale, la verità è che lo stile musicale si sviluppa inizialmente negli Stati Uniti del sud… ed è proprio da qui che la ricetta di oggi proviene! Un pastone indicibile di riso, fagioli, carne macinata, sudore, campi di cotone, alligatori e pirati.

Gli ingredienti (per 3 jazzisti)

  • 2 tazze di riso abbondanti,
  • 300 g di fagioli rossi,
  • Un intero sacchetto di scalogno (o comunque cipolla in abbondanza),
  • Un peperone verde (o giallo se non trovate altro),
  • 300 g di pelati,
  • 200 g di carne macinata,
  • Un disco di Herbie Hancock.

La preparazione

Vi facciamo notare che questa ricetta è stata preparata come atto propiziatorio allo scopo di persuadere un nostro amico urbinate (da qui in poi noto come signor A.) di ospitarci nella sua dimora. Se francamente dubitate che un pasto preparato da noi due possa in qualsiasi modo risultare convincente… avete ragione. Crediamo che il successo della persuasione sia stato in effetti direttamente proporzionale al consumo di Porto.

Dunque, mentre il padrone di casa sorseggia le sue preziose bevande portoghesi con un atteggiamento che non ha nulla da invidiare a quello di Don Draper, procedete allo stagliuzzamento fine delle cipolle e del peperone. Ricordate, la cipolla non è mai abbastanza per un piatto veramente Jazz, al confine tra il caraibico e l'illegale! Quando avrete pianto tutte le lacrime della vostra ghiandola lacrimale… continuate. E continuate ancora.

Fate imbiondire la cipolla in un po' di olio (consigliata la presenza di un parrucchiere per ottenere un risultato soddisfacente), aggiungete il peperone tagliato a cubetti fini e poi i fagioli scolati. Aggiungete infine la carne macin… ed è qui che l'insopportabile omuncolo vegetariano ostacolerà i vostri piani! Il classico Jambalaya di New Orleans sarebbe un piatto ultra speziato (non dissimile dalla Paella spagnola) in cui gamberetti e carne macinata vengono cotti assieme a riso, fagioli e pomodoro. Nel nostro caso il pesce faceva schifo a tutti. La carne macinata ad alcuni innominabili individui. Il risultato netto è una ricetta che non ha niente a che vedere con l'originale.

Se vi fate convincere dal vegetarianismo dilagante, preparate la carne macinata separatamente dal resto degli ingredienti ed aggiungetela al pastone di riso e fagioli alla fine della preparazione.

Nel frattempo preparate il riso: fate imbiondire i chicchi con dell'olio (e del sedano se ne trovate, magari) stemperando inizialmente con del vino bianco e poi aggiungete acqua e brodo solubile a piacere. Lasciare cuocere fin quando volete, rassicurati dalla dicitura “riso che non scuoce” (la dicitura non esclude che il riso possa comunque essere disgustoso a preparazione ultimata).

Quando il riso è scotto a sufficienza, versate il tutto nel resto della preparazione di fagioli, peperone e tanta cipolla. Nel momento di versare il riso, l'uso di frasi da servizio fotografico come “mostrami tutto”, “più aggressivo ora”, “dammi di più” e così via può scatenare atteggiamenti disdicevoli ed espressioni agghiaccianti nel versatore di riso.

Tenete il tutto sul fuoco basso per un altro po' e girate meticolosamente (ma con attenzione per non sporcare irrimediabilmente il fornello del vostro gentilissimo — ed ormai completamente ubriaco — padrone di casa).

In tavola

Servite assieme alla carne macinata di prima, condite abbondantemente con del peperoncino in base ai gusti personali (personali della persona che agita il vasetto del peperoncino, senza alcun riguardo per i gusti e/o le allergie alimentari degli altri), stappate una birra e godetevi il vostro pastone!

La musica

Per la giornata internazionale del Jazz, non si può fare molto altro che ascoltare del Jazz. Qualsiasi. Visto che il genere racchiude bene o male tutto, non vi rimane che l'imbarazzo della scelta. L'ascolto forzato di Herbie Hancock e la mancanza di fantasia, vi potrebbe convincere che inscenare una foto di un pseudo-trombettista dotato di mestolo e una variante particolarmente cieca di Ray Charles sia una buona idea.

Evidentemente non lo è.

Stendiamo un velo pietoso (e diamo la colpa al Porto, più o meno come si dà la colpa della crisi economica europea al Portogallo). Eccovi un vero brano Jazz dal mitologico bassista sociopatico con un tono piacevolmente funky che vi può accompagnare nello sculettamento selvaggio in cucina (non riprodotto in foto per la vostra gioia).

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Commenti, adulazioni ed insulti!

Ci sono due commenti, probabilmente degli autori stessi che litigano sugli ingredienti.
fefio
fefio

Fortuna che c’è chi vi segnala questi eventi geniali…

Già, grazie! ;) Come faremmo senza la nostra schiera di commentatori (e puntualizzatori)?

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