Pilaf con piselli e Mango Chutney

Noi di Cooking by Dummies cerchiamo sempre di portare nuove ricette esotiche al nostro pubblico, non contenti di limitarci alla sola cucina locale. Questo non solo per dare un tocco di originalità alle nostre (ed alle vostre) pietanze e non solo per darci un incredibile flair cosmopolita, ma anche e soprattutto perché siamo genuinamente interessati da usanze e piatti provenienti dai quattro angoli del pianeta (interesse che si disperde immediatamente con l'assaggio, solitamente).

Purtroppo, come tradisce il titolo del blog del resto, le nostre abilità piuttosto limitate (che si esauriscono con l'uso della carta di credito per l'acquisto degli ingredienti) unite alla descrizione incompleta ed oscura delle ricette, nonché all'impossibilità di procacciarsi le componenti veramente più “aliene” nei mercati locali, fanno sì che le ricette di tipo etnico facciano ancor più schifo del solito.

Ma, dopotutto, se leggete questo blog (per motivi a noi francamente ignoti, imputabili sicuramente a qualche triste gioco del destino) siete qui anche un po' per questo. Dunque siate pronti ad una nuova puntata che unisce il “piacere” della cucina alle tradizioni indiane, il tutto con l'immancabile tocco nerd.
Oggi prepariamo un piatto di riso e piselli, condito con del chutney al mango!

Gli ingredienti (per 4 persone)

In virtù della natura esotica della ricetta, siate consci del fatto che è molto improbabile che riusciate a trovare tutti gli ingredienti che servono alla ricetta: solo la presenza di uno Yogi o di un cuoco Mogul potrebbe assicurarvi di ricevere qualche indizio sul dove reperire i rarissimi componenti dei piatti che andiamo a descrivere. Nel caso riusciate a trovare un passaggio per le Indie, dovreste avere l'opportunità di trovare l'insieme di preziose spezie che trovate in foto.

Per il Pilaf di piselli:

  • 1 tazza di riso Basmati (250 g circa),
  • 4 cucchiai di olio di semi,
  • 1 cucchiaino di semi di cumino in polvere,
  • ½ cipolla a cubetti,
  • 1 spicchio d'aglio tritato finemente,
  • 1 cucchiaino di zenzero grattugiato,
  • 2 foglie di alloro,
  • ¼ di cucchiaino di chiodi di garofano in polvere,
  • ⅓ di cucchiaino di cannella,
  • Una buona dose di pepe nero,
  • 2-4 peperoncini piccanti (verdi se possibile),
  • 150 g di piselli surgelati (piccoli, teneri e dolci, come ci piacciono tanto!)

Vi basta? Per quanto riguarda il chutney invece:

  • 1 mango grosso o 2 manghi piccoli, non troppo maturi,
  • 1 tazza d'acqua,
  • ⅓ di cucchiaino di curcuma,
  • 1 cucchiaino di sale grosso,
  • 2-3 peperoncini piccanti (freschi),
  • 100 g di zucchero di canna,
  • 2 cucchiaini abbondanti di fecola,
  • Dell'olio di semi,
  • 1 cucchiaino di semi di senape (neri),
  • 4 peperoncini secchi.

I nostri migliori auguri nel trovare tutto il necessario. Nota: le quantità indicate per il chutney sono sufficienti per preparare circa 1 litro di composto, che rimarrà sicuramente in eccesso a quanto vi serve per consumare il pilaf. Il restante condimento può essere conservato per un paio di giorni in frigo (o nel cestino della spazzatura).

Preparazione del Chutney

Iniziamo con le cose facili: prendete una pentola abbastanza capiente, versateci l'acqua, la dose di curcuma ed il sale grosso. Mescolate e mettete sul fuoco fino a far bollire.

Uno dei passi più difficili mai documentati su questo blog.
Chutney
Se la prima cosa che avete pensato leggendo la ricetta non era “ma cos'è questo schifo”, bensì “che cosa sarà mai un chutney”, sappiate che si tratta di una domanda legittima.
Il “chutney” è un tipico condimento speziato della cucina indiana, che va ad arricchire il gusto della portata principale. Alla categoria appartengono varie tipologie di condimenti, da quelli dolci, o agrodolci, a quelli piccanti, in salamoia e così via. In effetti è possibile realizzare un chutney con praticamente qualsiasi combinazione di ortaggi, frutti o spezie.
Ha quindi un ruolo molto simile a quello delle salse o della mostarda nella cucina continentale: non a caso in fatti la parola “chutney” è una traslitterazione della parole originaria in lingua Urdu, nata con le prime esportazioni di queste merci dall'India e la seguente diffusione nel resto dell'impero britannico (storicamente pieno di fan della senape).

Il secondo passo sarà quello che più di tutti vi farà rimpiangere l'assenza di un maestro orientale nell'uso delle lame. Come sicuramente avrete già notato se ne avete consumato uno, il mango è un frutto infido, puramente maligno e bastardo dentro. La difficoltà con cui si libera la succulenta e dolce polpa è seconda solo alla complessità di progettazione di un viaggio interplanetario.

Dopo aver armeggiato (non ormeggiato, altrimenti sareste rimasti alla ricetta piratesca ancòra (non àncora, altrimenti sareste ugualmente rimasti alla ricetta piratesca)) per alcune ore dovreste essere riusciti se non altro a ferirvi in maniera mortale. Una volta liberato il nocciolo del mango dalla polpa, tagliatela a striscioline.

A questo punto è sufficiente gettare la polpa di mango nella pentola con l'acqua ed aggiungere i peperoncini anch'essi tagliati a striscioline.

Fate cuocere a fuoco medio per un paio di minuti ed accertatevi che il mango sia ammorbidito sufficientemente. Ora sciogliete la fecola di patate in un goccio d'acqua (per assicurarvi che non si formino grumi di fecola) ed aggiungetela al composto assieme allo zucchero di canna.

Per concludere, fate scaldare in una padellina antiaderente dell'olio di semi ed aggiungete i semi di senape con i peperoncini secchi stagliuzzati. I semi, una volta surriscaldati, hanno la tendenza a saltare con una velocità pari soltanto a quella dei neutrini, per cui proteggetevi con un coperchio.

Una volta anneriti i semi di senape la ricetta si conclude: aggiungete l'olio con semi e peperoncini al composto di mango, mescolate bene e lasciate raffreddare. Potete già da ora constatare la piccantezza mostruosa del chutney (noterete altresì che la iniziale dolcezza al palato del composto potrebbe ingannarvi nell'ingerirne in quantità superiori alla vostra sopportazione).

Preparazione del Pilaf

Il Pilaf è un tipico piatto unico della cucina indiana (e non solo) che prevede un'unica portata di riso insaporito con vari ingredienti assortiti, più o meno a piacimento. Prendiamo alla lettera l'indicazione “a piacimento” per realizzare un Pilaf probabilmente contrario a qualsiasi codice etico induista.

Si parte facendo scaldare dell'olio di semi in una padella. Aggiungere poi il cumino: se ne disponete in semi, schiacciateli e riduceteli in parti finissime. Altrimenti versate direttamente la polvere nell'olio. Aggiungete quindi anche la cipolla tagliata finemente e lasciate imbrunire per alcuni minuti.

Non potrete fare a meno di notare che, già in questo stadio, il classico soffritto di cipolla abbia un profumo estremamente asiatico e che ogni respiro dei vapori emessi dalla padella vi trasporti nelle esotiche profondità di Calcutta (le profondità delle fogne di Calcutta, per l'esattezza).

Per esorcizzare il pensiero dell'insalubrità delle fogne, vi servirà qualche altro ingrediente fortemente antisettico: niente di meglio di un bello spicchio d'aglio insomma. Tritatelo finemente, aggiungetelo al soffritto e grattugiate anche dello zenzero già che ci siete.

Infine aggiungete anche le foglie di alloro e continuate a far soffriggere per un paio di minuti.

A questo punto il composto che si annida nella vostra padella dovrebbe aver un aspetto incredibilmente malsano e assolutamente poco invitante. L'odore sprigionato poi dovrebbe avere la capacità di sterilizzare qualsiasi forma di vita presente nelle vostre narici. Se così è, sarà giunto il momento di aggiungere i piselli surgelati (ci raccomandiamo che siano piccoli, dolci e teneri come giustamente è indicato sulla confezione).

Mentre ora lasciate i piselli al loro crudele destino potete cominciare a preparare il riso (mescolate generosamente il contenuto della padella però, in modo da assicurarvi che nessun pisello sfugga al contatto col giallognolo composto a base di cumino ed altre spezie). Portata ad ebollizione dell'acqua in una pentola, salate leggermente e versateci il riso. Può essere consigliabile lavare il riso nell'acqua corrente prima di aggiungerlo, per assicurarsi che il risultato sia il meno colloso possibile.

Aspettate che il riso sia ben cotto e scolatelo. In talune ricette provenienti direttamente dal misterioso continente indiano (e quindi probabilmente maltradotte) si consiglia di lavare una seconda volta il riso con dell'acqua fredda, in modo da privarlo in maniera totale dell'amido. Versate ora il riso nella padella con i piselli, mescolate a fondo e fate saltare brevemente su fiamma bassa.

Ed anche il Pilaf è pronto per essere immediatamente consumato!

In tavola

Se come noi predicate bene e razzolate malissimo, significa che probabilmente non avete lavato il riso prima della preparazione e non lo avete sciacquato dopo la cottura. Il risultato è pur sempre un Pilaf, ma dalla consistenza giapponesemente appiccicosa (avverbio coniato in questo momento, il signor Zingarelli è pregato di contattarci via e-mail).

Questa proprietà, non del tutto desiderabile ad onor del vero, è però utilissima per costruire delle forme falliche con il riso che servirete ai vostri commensali. In rari momenti di decenza è anche possibile utilizzare una banalissima ciotola per realizzare una forma da budino. Potrete così decorare il riso con un goccio di chutney a mo' di mammella... ed una fogliolina di menta per dissimulare la vostra indecente creazione.

Sperando che questo non sia il primo piatto in cui l'aspetto visivo è superiore al gusto effettivo, potete finalmente servire in tavola il Pilaf ed ammaliare i vostri ospiti con racconti tanto affascinanti quanto inventati di viaggi nelle Indie, scorribande dei Sikh e lotte a mani nude contro feroci tigri nella giungla.

Il Mango ed i suoi poteri

WP 7.5
Ebbene sì, tutto questo casino di ricetta ha il solo scopo di celebrare il rilascio del Windows Phone 7.5 (nome in codice Mango). Per capire, approssimativamente, perché potete tranquillamente cestinare i droidi e gli iCosi che avete per casa, potete fidarvi della mia parola (Saverio potrebbe avere qualcosa da ridire) oppure dare un'occhiata qua.
La cosa bella è che Microsoft non mi ha neanche pagato per questo estremo atto di prostrazione mediatica.
Lorenz

Ma... ora sicuramente vi chiederete, dov'è questo “tocco nerd” annunciato ad inizio articolo?! Orbene, come sempre c'è una motivazione di fondo nella nostra proposta di una ricetta: stavolta tuttavia non si tratta di un evento storico né di una ricorrenza di dubbio gusto, bensì di una cosa ancora peggiore. Lorenz desidera infatti celebrare il rilascio di un aggiornamento software per la propria cabina telefonica personale, col nome in codice “Mango” per l'appunto.

Non è oltremodo penoso tutto ciò? Beh, siamo sicuri di una vostra risposta affermativa. Se volete aggiungere delle ingiurie a quelle che ci stiamo auto-infliggendo in questi momenti, siete come sempre liberi di esternare il vostro odio in tutta la sua pienezza nei commenti sul blog o su Facebook.

La musica

Proprio sul momento in cui ormai credevate che il peggio fosse già arrivato, riusciremo a sorprendervi ancora una volta! Perché cosa c'è di meglio per terminare una ricetta a base di mango, se non ascoltare un simpatico uomo sovrappeso (e nudo) canticchiare a ripetizione “mango! mango! mango!” mentre divora uno dei suddetti frutti con apparente infinita gioia?! Buona visione, se ne avete il coraggio.

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Commenti, adulazioni ed insulti!

Incredibile che siano stati scritti già 3 commenti!
FranS
FranS

Complimenti! Una ricetta INSIGNIFICANTE, per celebrare un aggiornamento INSIGNIFICANTE per un oggetto INSIGNIFICANTE…

Mozzo Zozzo
Mozzo Zozzo

Molto meglio un FROzen YOgurt o un GINGERBREAD…

Sono quasi certo che Saverio si vendicherà alla prossima release di Android. :D

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