Talk like a Pirate dinner

Yaaaarrrr! Benvenuti a bordo, marinai d'acqua dolce! Spiegate le vele, mollate gli ormeggi, cazzate quella gomena e pulite la plancia con le unghie, maledetti cani rognosi! Oggi abbiamo l'occasione di celebrare la “International Talk like a Pirate day”, una giornata utilissima dedicata alle conversazioni ringhianti, l'abbigliamento da corsaro del XVIII secolo ed in generale alla pirateria (accendete BitTorrent sui vostri computer ordunque).

Come si fa a mostrare il dovuto rispetto a questa ricorrenza, in modo da evitare un salto dalla passerella tra gli squali? Molto facile: si prendono un paio di ricette tipicamente caraibiche e tutt'altro che marinaresche, si preparano alla meno peggio insultando con le proprie azioni ogni cuoco vivo o morto da Cuba a Trinidad, ci si mette un abbigliamento indecente e soprattutto si consumano larghe quantità di rum in modo da dimenticare il tutto.

Dunque, se non volete finire i vostri giorni marcendo su uno scoglio nel mare, preparatevi all'arrembaggio della cucina! Yaaaargh!

Callaloo (poltiglia verde)

La prima ricetta è una tipica zuppa cremosa tipica delle popolazioni creole di Trinidad e dintorni. Si tratta insomma di un piatto semplice, povero, facile da realizzare e nutriente. O almeno questo è quello che la ricetta originale voleva farci credere! Nel nostro caso il risultato non può che essere profondamente diverso. A partire dal fatto che molti degli ingredienti menzionati nella ricetta non sono disponibili nel continente europeo (o non hanno neanche un nome in italiano, tanto per dire).

Ci siamo comunque arrangiati come potevamo, sostituendo gli ingredienti con altri (in maniera piuttosto casuale, va detto). Di seguito quindi gli ingredienti per la nostra approssimazione del Callaloo, per circa una decina di persone, considerando che il piatto venga servito come contorno al riso (di cui sotto).

  • 1 kg di bieta,
  • 800 g di spinaci,
  • 1 cipolla,
  • 1 peperone rosso,
  • Svariati peperoncini di inaudita piccantezza,
  • 2 lattine di succo di noce di cocco (800 ml),
  • Olive nere,
  • 1 kg di patate dolci (americane),
  • Timo, brodo vegetale, paprika ed altre spezie a piacimento.
Corsari
Anche se vengono ingiustamente utilizzati come se fossero interscambiabili, i termini “pirata” e “corsaro” sono profondamente diversi.
Il pirata, che abborda e depreda navi in cerca di ricchezza, agisce come un comune predone per suo unico tornaconto personale. Il corsaro invece, sebbene svolga essenzialmente la stessa attività, agisce per conto di un governo grazie ad una cosiddetta “lettera di corsa” (o “lettre de marque”), che essenzialmente permetteva ai corsari di sfoggiare la bandiera della nazione di appartenenza e di essere considerati soldati della stessa. I pirati al contrario, oltre a brandire solitamente il Jolly Roger come bandiera, sono esclusi dal diritto bellico ed in caso di sconfitta potevano essere sommariamente giustiziati senza pietà.
La cosiddetta “guerra di corsa” veniva sfruttata da varie nazioni europee, nei Caraibi e non solo, come una forma di pirateria regolamentata allo scopo di rendere più pericolose le tratte commerciali delle altre nazioni, senza dover impegnare la propria marina militare.

Anche se ci troviamo su un galeone pirata, con relativa epidemia di scorbuto, peste e sifilide, si inizia con il lavare gli ingredienti principali e ripulirli dalle parti in avanzata fase di decomposizione (provate voi a trasportare della verdura senza frigorifero). In questo caso una delle due selvagge cambusiere della ciurma avrà il compito di mondare e stagliuzzare gli ingredienti come le cipolle ed i peperoni.

Affidate ad un mozzo l'ingrato compito di pelare le patate dolci. Noterete che, oltre all'aspetto decisamente alieno di tali tuberi, queste piante hanno l'incredibile proprietà di ossidarsi al primo contatto con l'aria. Una cosa che li rende ancor più disgustosi del previsto, almeno visivamente. Per risolvere la cosa potete aggiungere liberamente del succo di limone (o di lime) ai tuberi tagliati. Probabilmente non serve a niente. Anzi, siamo quasi sicuri che si anneriscano lo stesso, ma avrete fatto una gran figura in cucina ed avrete rovinato il gusto del Callaloo con l'acidità degli agrumi.

Lasciate le donzelle catturate a Tortuga al loro lavoro (non dimenticate di allentare le catene quel tanto che basta per dar loro lo spazio per lavorare, ma attenti perché con dei coltelli in mano diventano più pericolose di una giubba rossa britannica). Intanto pulite i peperoncini, liberateli dai semi al loro interno e stagliuzzateli. Approfittate di questa occasione d'oro per infilarvi le dita piene di peperoncino negli occhi. È un'esperienza che non dimenticherete in fretta.

Preparate una grossa padella, ricoprite d'olio e fate soffriggere cipolla, peperoncino e peperoni. Nel frattempo prendete la pentola a pressione (o se non ne disponete, una pentola qualsiasi ed esercitate la necessaria pressione psicologica ringhiando ed impugnando un coltellaccio da arrembaggio): cuocete separatamente la bieta e gli spinaci, aggiungendoli alla padella appena sono ammorbiditi (sono sufficienti circa 5-10 minuti, fantastici per un breve shottino di rum).

Fate saltare le verdure in padella per un po', aggiungendo brodo vegetale e peperoncini a volontà in modo da rendere il tutto speziato e mortalmente piccante. Quando sarete soddisfatti del risultato, versate il tutto nuovamente in un grande calderone da preparazione Voodoo. Nel frattempo, procedete a lessare le patate in un ulteriore pentola di acqua salata (queste richiedono una ventina di minuti per superare il loro iniziale stato granitico).

Impugnate saldamente il frullatore ad immersione, come fareste con il vostro fido archibugio, tenete il tricorno in testa con l'altra mano e cominciate a frullare il composto. Aggiungete le due lattine di succo di cocco man mano che frullate. Ringhiare anche in questo caso aiuta a rendere il processo più piratesco. (Anche sbavare nel pentolone lo fa, ma non tutti i commensali saranno entusiasti della cosa.)

Prendete le patate ormai lesse, scolatele e procedete a schiacciarle con un utensile dall'enigmatica funzione ed insufficiente pulizia (uno schiacciapatate sarebbe perfettamente idoneo, ma anche l'impugnatura della pistola dovrebbe andar bene).

Aggiungete le patate schiacciate e mescolate vigorosamente. Dovreste ottenere uno strano composto verdastro, con un gusto dolce ma al tempo stesso vergognosamente piccante. Festeggiate con una salva di cannonate.

Riso speziato e fagioli

Procediamo senza indugi con la seconda componente della ricetta, il riso! Mentre non siamo sicuri che i famigerati pirati dei Caraibi abbiano mai consumato il Callaloo preparato poco più sopra (del resto non siamo riusciti a trovare gli ingredienti giusti neanche noi in 4 supermercati diversi), sicuramente avranno mangiato del riso in qualche forma (probabilmente un “risotto al ragout di ratto”, ma tant'è). Di seguito gli ingredienti per una decina di persone affamate:

  • 1 kg di riso parboiled,
  • 1 peperone,
  • 2 cipolle,
  • 4 piccoli pomodori,
  • 1,2 kg di fagioli neri o rossi (non scolati, ossia 3 lattine),
  • Sale e spezie a casaccio.

Prendete d'assalto la ricetta cominciando col solito soffritto di cipolla, peperone e piccantissimi peperoncini, annegando il tutto nell'olio.

Che sia ben chiaro, quando parliamo di “peperoncini” intendiamo effettivamente un intera confezione dei “chili peppers” più piccanti che riusciate a trovare dal vostro fruttivendolo di fiducia (ovviamente tale confezione non va acquistata, bensì estorta impugnando una sciabola). Quando avrete reso immangiabile il soffritto, accertatevi della pericolosità del piatto aggiungendo ancora una notevole dose di paprika ed altre spezie!

Ora che il contenuto della padella ha raggiunto un punteggio di circa 5 milioni di unità Scoville (rendendolo tecnicamente un'arma impropria), potete aggiungere i fagioli neri opportunamente scolati.

Fate cuocere a fuoco lento, aggiungendo occasionalmente dell'acqua in modo da evitare che il tutto si attacchi alla pentola. Nel frattempo preparate un calderone d'acqua salata e lessate il chilo di riso parboiled.

Appena il riso è cotto e sufficientemente morbido, potete dimenticarvelo allegramente in pentola e quindi andare a verificare se il motto “il riso che non scuoce” sia vero o meno, oppure scolarlo e poi versarlo nella padella con i fagioli.

È chiaro che ogni operazione, di qualsivoglia natura, quando compiuta con gestualità ed aggressività piratesca comporta un certo numero di feriti o caduti. È nella natura delle cose. Per cui dopo aver preparato ben due piatti seguendo i nostri consigli potrete probabilmente osservare compiaciuti la superficie della vostra cucina ed ammirare lo strato di sporco che vi si è accumulato. Guardate il mozzo che presto dovrà pulire tutto con aria di sfida e ringhiate ancora!

“The black pearl”

Dead Chest
Mentre consumate il drink qui descritto, vi verrà sicuramente voglia di cantare la classica canzone tratta da “L'Isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson:
«Quindici uomini sulla cassa del morto,
Ho ho ho! E una bottiglia di rum!
»
Ebbene, la cassa del morto a cui si fa riferimento non è il consueto oggetto funerario come si potrebbe credere, bensì una piccolissima isola (Dead Chest Island, appunto) dove secondo la leggenda il pirata Barbanera abbandonò a marcire buona parte del suo equipaggio, lasciando ad ognuno di essi soltanto la sciabola ed una bottiglia di rum. Al suo ritorno sull'isola, solo 15 uomini erano rimasti in vita, dando origine alla canzone piratesca.

Nessuna cena pirata può definirsi tale senza il giusto apporto di rum. È proprio per questo che abbiamo scovato questa misteriosa ricetta per un cocktail che prende il nome dalla famigerata nave di Jack Sparrow (“Capitan, Jack Sparrow!”). Il cocktail è facile da preparare, contiene improponibili quantità di rum ed altri alcoolici in proporzioni completamente errate e quindi si adatta perfettamente alle vostre scorrerie criminali.

Di seguito ciò di cui avrete bisogno:

  • Uno “shot” di rum di pessima qualità (50 ml),
  • Goccio di liquore “triple sec” (ad esempio del Cointreau),
  • Un cucchiaio di granatina o sciroppo qualsiasi,
  • Goccio di amaro (Lucano, Ramazzotti o altre cose che trovate in cambusa),
  • Una fetta di lime.

La preparazione potrebbe essere lasciata anche alle sapienti mani di una scimmia (a tre teste) ubriaca per quanto è facile: versate tutto in un bicchiere, mescolate, alzate i boccali di stagno e bevete alla salute di Barbanera o di qualche altro personaggio altrettanto sanguinario.

Yo ho ho!

Finalmente il pasto è pronto e può essere servita al resto della ciurma affamata! Servite riso e Callaloo con teatrali mestolate e tanto disgusto. Insulti gratuiti ai commensali sono sempre i benvenuti.

Dopo il pasto, di sicuro gradimento, le dosi abbondanti di rum probabilmente avranno come primaria (ed unica) conseguenza la messa in scena di strane fotografie che vi ritraggono mentre salpate o mentre compiete altri atti di inenarrabile pirateria. Di seguito un esempio, ma potete trovare altre grandiose foto che ritraggono noi e l'intera ciurma in condizioni vergognose sulla pagina Facebook!

La musica

Per unire perfettamente lo spirito nerd e quello piratesco della giornata, il tema del sempre mitico “Monkey Island” fa perfettamente al caso nostro!
Buon ascolto e... Arrrrrrrrrrr!

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Commenti, adulazioni ed insulti!

Ben due commenti! Incredibile, la potenza della rete.
Mozzo Zozzo
Mozzo Zozzo

Per la barba di Le Chuck!

Claudio
Claudio

Yaaaarrrr!!! Cani rognosi, mi avete rinfrancato lo spirito con questa piratescaggine!

Per ringraziarvi dell’omaggio spedirò a ognuno un’anatra di gomma con carrucola, e vi riporto qui sotto la composizione di una bottiglia di Grog comprata in quel della Bretagna!

Boisson Spiriteuse (che starebbe per bevanda spiritosa)
eau, rhum gricole Mertinique AOC, sucre de canne, lime, vanille bourbon de Madagascar, cannelle, clous de girofule.

rallongée de 3 a 5 fois son volume d’eau chaude.

Ovviamente hanno omesso di aggiungere anche acido cloridrico, cane, pepe nero, tabasco e un tocco di ginger.

Ole olà,
grazie ancora!

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