Bocconcini di pollo panpacifici in tempura

In questi giorni di calura di fine estate abbiamo pensato di proporvi una ricettina semplice semplice ma che potrà comunque soddisfare i commensali più cosmopoliti. Oggi ci accingeremo alla preparazione dei bocconcini di pollo secondo una ricetta particolare che cerca di riunire la passione smodata dei popoli amerindi per il gallinaceo più famoso del west, il pollo, con la raffinatezza di un'altra cultura, quella giapponese, che ha dato vita a sostanza magiche e meravigliose come la salsa di soia e a modalità di cottura altrettanto insuperabili come il tempura. Noi impiegheremo queste sublimi sostanze e le combineremo in modo da preparare un piatto al tempo stesso succulento e che racchiuda nelle sue componenti il meglio dei popoli che si affacciano sull'oceano pacifico (cioè gli americani e gli asiatici. I russi li escludiamo per i motivi che spiegheremo alla fine, gli australiani avevano da fare con gli squali e non hanno potuto partecipare, mentre quelli dell'isola di pasqua sono tutti i morti, quindi abbiamo soprasseduto...). Un piatto che è un equilibrio perfetto di culture e che potrebbe rappresentare senza sforzi la coesistenza pacifica e in definitiva la pace mondiale...

Insomma cucineremo il pollo fritto.

Gli ingredienti (per 4 persone)

  • Un litro di olio di semi di soia.
  • Un barattolo di miele liquido, meglio se di acacia.
  • 400 gr di pollo.
  • Due uova.
  • Salsa di soia a gò gò.
  • Dei semi di sesamo al naturale.
  • Circa 300 gr. di farina.
  • Un frigorifero (che non verrà mangiato) e dei sacchetti per congelatore.

Gli ingredienti sono molto semplici ma vi sconsigliamo di recarvi nel supermercato più vicino e, con la lista in mano, chiedere al commesso dove siano la salsa di soia e l'olio di semi di soia. La cosa migliore che vi può accadere è che veniate guardati male, la cosa peggiore è che il commesso si insospettisca e che notifichi alle autorità che c'è a piede libero un cuoco pazzo che probabilmente nasconde degli immigrati irregolari asiatici in cantina. Questo è più o meno quello che è successo a noi...

La preparazione

Questa non è una ricetta che potete fare all'ultimo momento perché ci sono un paio di cose che vanno preparate prima. La prima delle quali è la carne.

Se non siete stati abbastanza fortunati da trovare il pollo già a bocconcini, dovrete farli voi perciò armatevi di una lama affilata, un tagliere, coraggio e cimentatevi nella creazione dei bocconcini tagliando il pollo (in foto stiamo tagliando il petto) a fette molto spesse che poi andranno tagliati in quadratini da circa 3/4 cm di lato.

Nonostante quello che appare in foto, la canottiera da camionista e il petto pseudo-villoso non sono richiesti esplicitamente, certo però aiutano!

Dopo aver tagliato il pollo dovrete metterlo in un sacchetto da congelatore (o simile) insieme al miele e alla salsa di soia. Quest'ultima contribuirà a dare sapore al pollo in modo che non si debba poi aggiungere il sale dopo averlo fritto. Il miele ha due scopi principali: addolcire il sapore del composto e far sembrare la ricetta molto più professionale.

Il sacchetto con il pollo e lo strano intruglio deve essere messo in frigo e lasciato a macerare per almeno 12 ore (meglio se 24). Nonostante tutte le vostre speranze, l'apparenza da intruglio stregonesco e la commistione del pollo con la salsa di soia, una volta macerato il composto non darà origine alla araba fenice, perciò smettete di sperarci.

La tempura dovrebbe essere mescolata a mano con una frusta piuttosto che con lo sbattitore elettrico, in modo da lasciare qualche grumo di farina. Noi abbiamo usato lo sbattitore perché siamo molto sicuri delle nostre capacità culinarie e/o perché abbiamo letto male la ricetta...

La seconda cosa che va preparata con un leggero anticipo è il tempura.

Nonostante il nome la faccia sembrare un rituale per il suicidio dei samurai tipo il seppuku, la tempura è un piatto giapponese molto in voga in occidente e consiste nel fare una frittura leggera e a basse temperature.

Le cose importante da sapere quando si fa una tempura sono principalmente tre: che la pastella deve sempre essere alla temperatura più bassa possibile, inoltre la pastella non deve essere perfettamente priva di grumi di farina, al contrario questi rendono il tutto più buono, ma soprattutto si deve essere a conoscenza del numero di telefono del Pizza Express più vicino.

Il procedimento è molto semplice: si rompono le due uova in un contenitore, si prende un terzo uovo e lo si rompe nello stesso contenitore dato che il secondo vi è sgusciato via ed è finito in terra. Una volta sbattute le uova, che devono essere di frigo (cioè sempre di gallina ma devono essere state tenute in frigo o, in alternativa, potete benissimo mettere la gallina in frigo ed aspettare che faccia le uova...), le si sbatte aggiungendo dell'acqua fredda e della farina setacciata, fino ad ottenere una pastella più o meno omogenea e con qualche grumo in più di quella che vedete nella foto qua sopra. Alcuni chef ultra-fighi usano dell'acqua frizzante al posto della naturale ma la cosa evidentemente non ci riguarda.

Una volta che la pastella per la tempura è pronta va messa in frigo e lasciate lì a ri-freddare per un'oretta o più. Quando mancano circa 20 minuti all'inizio della frittura potete iniziare a scaldare l'olio di soia.

Da quando l'uso della tempura si è diffuso nelle cucine occidentali è concesso l'uso di semplice olio di semi, al posto del tradizionale olio di semi di soia. Nonostante sia tollerato, l'uso di un olio diverso da quello prescritto dalla tradizione potrebbe comunque far adirare gli spiriti delle foreste giapponesi, perciò noi ci atterremo alla ricetta originale. La ragione per cui l'uso dell'olio di semi soia è consigliabile è semplice: la differenza di temperatura fra la pastella fredda e l'olio caldo danno il gusto particolare e spumoso alla tempura, inoltre, l'alta temperatura dell'olio, fa sì che il processo di frittura sia molto veloce, in tal modo l'olio non ha il tempo di penetrare a fondo, rendendo il risultato finale più leggero. Tutto questo è possibile grazie all'utilizzo dell'olio di soia, uno degli oli con il punto di fumo più alto e che raggiunge la temperatura ottimale durante la frittura.

Questo ci dovrebbe portare a fare due considerazioni etiche fondamentali per la vita: la prima è che evidentemente la soia, in ogni sua forma, è il miglior alimento esistente e, secondo, che la lettura di cooking for engineers la sera nel letto prima di addormentarsi è una cosa che chiunque dovrebbe fare.

La carne immersa nella pastella va scolata leggermente, e poi buttata nell'olio nel quale va fritta muovendola continuamente. Non bisogna mettere troppi bocconcini nella padella per ogni passata di frittura, in modo da non abbassare la temperatura dell'olio che deve rimanere alta.

Il colore della normale tempura dovrebbe essere dorato e non troppo scuro ma, al contrario delle solite verdure o pesce, noi stiamo friggendo della carne macerata perciò non spaventatevi se il colore è un pochino più scuro. In ogni caso la frittura deve essere veloce perciò non bisogna lasciare la carne nell'olio per più di 2/3 minuti.

Una volta che la carne è cotta basterà metterla a scolare su un pezzo di carta assorbente (noi usiamo la carta paglia perché vogliamo far credere di essere estremamente professionali) e cospargerla con i semi di sesamo appena dopo averla tolta dalla padella.

Un volta che la frittura abbia raggiunto temperature inferiori a quella del nucleo terrestre, potete iniziare a gustarla, magari accompagnata da altra salsa di soia!

La musica

Questa volta la musica d'accompagnamento c'entra molto poco con il tema principale della ricetta: le tradizioni degli abitanti che popolano le coste dell'oceano pacifico. Il fatto è che non potevamo non celebrare in qualche modo la ricorrenza di un evento importantissimo quanto infausto, che avvenne ben 313 anni fa in russia. Nel 1698 infatti, lo Zar Pietro I di Russia, in un tentativo di allontanare il suo popolo dalle tradizioni asiatiche, impose una tassa sulle barbe: tutti gli uomini, eccetto sacerdoti e contadini, dovettero pagare una tassa di 100 rubli l'anno per portare la barba.

Ora, noi di cooking by dummies, siamo da sempre schierati in difesa della libertà di espressione delle barbe e attivi sul fronte della difesa armata delle varie specie di barbe nel mondo, perciò non potevamo non ricordare questo momento estremamente basso della storia umana con una bella canzoncina a tema, il cui titolo tradotto suona più o meno così “se tuo padre non ha la barba allora hai due mamme”. Buon ascolto!

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Commenti, adulazioni ed insulti!

Ci sono due commenti, probabilmente degli autori stessi che litigano sugli ingredienti.
Paolo
Paolo

Stavolta posso dire… IO C’ERO!!!!!! :-)

E io posso esclamare di rimando: “E non sei morto!!”

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