Treccia del 1° Agosto

Temevate che sparissimo nel nulla siderale dopo l'ultimo articolo? Ebbene, per deludere da subito le vostre speranze, oggi presentiamo l'ennesima ricetta di stampo elvetico direttamente dal ricettario di Lorenz.

In questo caso si tratta di una tipologia di pane con una tradizionale forma “intrecciata” e con un impasto che include burro e latte. In tedesco è noto come “Zopf” (treccia appunto) o “Züpfe” in dialetto Bernese. Si tratta di un pane molto soffice e, grazie al contenuto in burro, capace di resistere per giorni senza diventare un macigno granitico. Solitamente in Svizzera viene messo in tavola per colazione di domenica o per le feste: ogni fetta viene ricoperta di un ulteriore strato di burro e di marmellata, raggiungendo quindi più o meno il contenuto calorico necessario a mandare avanti l'intera Zurigo per un mese. Il risultato è una fetta di pane dalla bontà quasi indescrivibile, ma che sicuramente non aiuta il paese alpino nelle classifiche dell'obesità su Wikipedia.

La ricetta viene presentata proprio oggi in concomitanza con la festa nazionale Svizzera, che ricorda il patto originale tra i primi 3 cantoni della confederazione avvenuto il primo agosto del lontano 1291. Il medesimo patto che avrebbe poi dato le basi all'unione degli altri cantoni, la guerra contro gli Asburgo e chiaramente anche la leggenda di Guglielmo Tell.

Vista l'assenza di Saverio (che in questo momento scorrazza per le Highlands in kilt), Lorenz si è trovato obbligato a trovare un indegno sostituto per la ricetta.

“Tu sarai il mio surrogato di Saverio!”

Armato di camicia da pastore alpino e fratello fotografo, Lorenz può mettersi finalmente all'opera...

Gli ingredienti (per mezzo chilo di treccia)

Il vero treccione domenicale per le colazioni in famiglia sarebbe da 1 kg, ma nel nostro caso — per non dover buttare via troppi ingredienti in caso di fallimento — ci accontenteremo di mezzo chilo di treccia.

  • 500 g di farina tipo 0,
  • 3 dl di latte,
  • 60 g di burro,
  • 20-25g di lievito fresco,
  • 2 cucchiai di sale,
  • 1 uovo (non ritratto in foto perché ci abbiamo pensato molto dopo).

La preparazione

Prima di tutto prepariamo il lievito a svolgere il suo ingrato lavoro: buttate il cubetto in un contenitore ed irroratelo di 1 dl di latte circa. Mescolate delicatamente il composto con un cucchiaino e assicuratevi quindi che il risveglio del lievito non sia traumatico.

Nel frattempo mettete il burro (l'ingrediente fondamentale della ricetta) in un pentolino e scioglietelo senza farlo bruciare. Una volta liquefatto, aggiungete il restante latte.

Potete aggiungere dell'ovomaltina al liquido ed avrete il tipico “beverone” da pastore alpino che vi assicurerà una dipartita prematura.

Nel frattempo (mentre il burro si surriscalda ed esplode sul fornello), preparate un grande contenitore e versateci tutte le componenti secche, ossia farina e sale. Mescolate bene e poi aggiungete tutto ciò che avete preparato nel frattempo.

Versare i due liquidi contemporaneamente vi permetterà di ottenere una foto fuori fuoco e contemporaneamente di far cadere la maggior parte del contenuto sul tavolo. Consigliatissimo.

Si passa finalmente alla fase più divertente: usate il mestolo per mescolare adeguatamente tutti gli ingredienti nel contenitore, fino ad ottenere una densa palla di impasto non troppo appiccicoso. Infarinate il tavolo sul quale lavorate (intendiamo effettivamente il tavolo in cui si trova il vostro computer o i vostri documenti importanti) e gettateci la palla. Cominciate a lavorarla energicamente.

La tecnica tramandata dalla famiglia Kiefer ci insegna che bisogna spingere con forza sull'impasto usando i palmi delle mani, fino a farlo diventare vermiforme. Poi si volta e si ricomincia nella direzione perpendicolare. Questo per circa un milione di volte.
Pro tip
Se, dopo aver messo la palletta di impasto lavorato nel contenitore, lo accarezzate delicatamente in superficie con una mano bagnata d'acqua, vi assicurerete che l'impasto non si spezzi mentre lievita e che rimanga perfettamente omogeneo e regolare in superficie.

Continuate a manipolare l'impasto finché non sarà perfettamente omogeneo, elastico, non appiccicoso (aggiungete farina sul tavolo in caso) e neutrale nell'aspetto e nella politica. A questo punto rimettetelo nel contenitore, coprite con un telo e lasciatelo per 2 ore in un posto caldo.

Lo spettacolare risultato di due ore di attesa.

Passiamo alla fase più importante in assoluto! La creazione della treccia vera e propria, da cui il pane prende il suo nome. Ovviamente si tratta di una fase critica che può compromettere l'intero vostro lavoro, per cui preparatevi psicologicamente al probabile fallimento.

Va fatto notare che ci sono innumerevoli modi per creare la treccia, anche molto diversi tra di loro. Potremmo asserire che ogni famiglia Svizzera ne tramanda uno di generazione in generazione. Potrebbe non essere vero, ma tanto non andrete mica a verificare la veridicità di ciò che scriviamo... Qui presenteremo un metodo che intreccia in maniera alternata le 4 estremità di 2 rotoli di impasto.

Prima di tutto quindi separiamo l'impasto in due pallette di eguali dimensioni e cominciamo a lavorarle per ottenere due lunghi rotoli (di circa 80 cm di lunghezza l'uno). Mentre rotolate l'impasto sul tavolo, “stiratelo” in lunghezza e allungatelo. Questo procedimento assicurerà che la treccia avrà la consueta consistenza “fibrosa”.

Tremors
Questo film è, in assoluto, il miglior film della storia. Soprattutto se viene tagliato in modo da farlo sembrare “Brokeback Mountain”. Capolavoro.
Lorenz
Quando avrete ottenuto i due rotoli di impasto non potrete fare a meno di notare l'evidente somiglianza con un Graboid del film “Tremors”.

Una volta pronti i rotoli, annodiamoli in una treccia. È qui che anni ed anni di capelli lunghi ci sarebbero stati d'aiuto...

Sperando che l'animazione vi sia stata d'aiuto nel capire come annodare i due rotoli (altrimenti avremmo appena sprecato 3 ore di intenso lavoro), dovreste ritrovarvi con un qualcosa di somigliante al prodotto finito. Bagnate le dita nell'acqua ed unite le estremità libere della treccia, eventualmente ripiegandole verso il basso (e nascondendole quindi alla vista). Ricoprite la treccia e fate lievitare una seconda volta (sarà sufficiente mezz'oretta questa volta).

Ecco a cosa serve avere una macchina fotografica da fotoreporter sportivo.

Prendete il tuorlo d'uovo, aggiungete un cucchiaio di latte e mescolate. Utilizzando un pennello (da cucina, per non ritrovarvi peli di bue in giro per la treccia) ricoprite la superficie della treccia del liquido giallastro.

Quando la treccia sarà interamente gialla potete finalmente infornarla. Mettetela in forno a 220°C nel ripiano inferiore per 30 minuti. Abbassate poi la temperatura a 180°C e spostate la treccia al ripiano di mezzo. Finite la cottura per altri 20 minuti circa.

Sfornare la treccia

A questo punto dovreste avere in forno uno splendido pane dorato in superficie che vi attende fragrante, caldo e burrosissimo! Un'esperienza esaltante per chiunque. Sfornatelo e fatelo raffreddare per un paio d'ore (il pane caldo se consumato subito può avere effetti lassativi tutt'altro che piacevoli).

Una foto più “svizzera” del Cervino stesso.

Siete ora pronti per una tipica colazione di domenica mattina: affettate il pane, imburrate generosamente e applicate marmellata a piacimento. Una dieta terrificante.

L'estasi del pastore alpino.

La musica

Ogni anno il primo agosto viene celebrato in Svizzera con dei fuochi d'artificio in ogni città (con un inquinamento complessivo che supera di gran lunga quello cumulativo degli altri giorni dell'anno). Eccone un esempio con i fuochi a Basilea che si specchiano sul fiume Reno.

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Commenti, adulazioni ed insulti!

Ci sono 6 commenti. Festeggeremo moderatamente.
fefio
fefio

quanto vorrei essere svizzero anche io…

La via più facile per esaudire questo tuo desiderio (sbagliato) è sposarci! :D

FranS
FranS

Dalla faccia, sembra che qualcuno (anzi, qualtiberio) non si aspettasse di essere considerato svizzero e/o un degno surrogato… ;-)

Stavolta, in un attacco di magnanimità, preferisco omettere i miei consueti commenti volti al dileggio e alla riprovazione e porgere invece la seguente domanda tecnica: “St’affare de che ne sa?”

Tiziana
Tiziana

Ciao!!!Ma che bravi!!!Ho provato, qualche giorno fa, prima di trovare il vostro sito, a fare una treccia: mi sono inceppata nell'”intreccio” e, quanto al sapore,…beh, non male, ma düra come un sass (dialetto ticinese).Ora che ho trovato la vostra ricetta con tanto di video, ci riproverò. Ho però un’altra domanda: per caso disponete di una ricetta per dolcetti del Primo Agosto?
grazie ancora e complimenti! Tiz

Grazie mille Tiziana! :) Siamo sicuri che l’animazione e la precisione scientifica della nostra ricetta saranno d’aiuto nell’ottenere una treccia della forma tradizionale e più gentile sulle gengive.
Purtroppo non siamo informati sui dolcetti del Primo Agosto, ma sono sicuramente nella nostra (praticamente infinita) lista delle ricette da affrontare…

Pino Irpino
Pino Irpino

Mi piace l’ humour con cui hai descritto la ricetta della treccia, una specialità che adoro e preparo da anni ma che gusto sempre di più quando lascio Milano e vado qualche giorno dai miei carissimi Amici a Schaffhausen.
Devo riconoscere che sei una piacevole scoperta e spero che avremo modo di scambiarci delle ricette.
Ciao da Pino.

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