Menù Dantesco

Nella nostra lunga carriera di blogger e cuochi scalcinati, ci hanno spesso riempito di epiteti (e di insulti... effettivamente più insulti che epiteti, a pensarci bene). Tra gli epiteti più gettonati possiamo annoverare quello di “sommi cuochi” o “cuoco vate” (oppure era “cuoco water”?), casualmente gli stessi titoli che si usano solitamente per parlare di Dante Alighieri, il sommo poeta.

Quest'oggi celebriamo una ricorrenza estremamente significativa legata proprio a questo personaggio storico: l'anniversario della prima stampa della “Divina Commedia” di Dante, avvenuta il giorno 11 Aprile del 1472. L'occasione, inoltre, è particolarmente significativa perché la stampa è stata prodotta proprio a Foligno, vicino ai luoghi in cui bazzica solitamente Lorenz quando non si trova in qualche rifugio alpino.

Notate anche che la preziosa prima edizione della “Commedia” è — come tutto del resto — disponibile per l'acquisto su Amazon.com (noi otteniamo una piccola percentuale, per cui se doveste acquistarne una copia il ricavato basterebbe per mandare avanti il blog per circa 8 anni).

In segno di rispetto verso l'opera di Dante, il nostro menù dantesco sarà suddiviso in 3 portate che rispecchiano le tre cantiche della Commedia: Una nuova speranza, L'Impero colpisce ancora e Il ritorno... no, aspetta. Inferno, Purgatorio e Paradiso. Ecco.

Bando alle ciance:
Incomincia la Comedia di Dante Alleghieri di Fiorenza, ne la quale tratta de le pene e punimenti de’ vizi e de’ meriti e premi de le virtù...

Seguiamo il poeta vate attraverso i perigli dell'Inferno fino a giungere al cospetto del divino!

Dante Alighieri, nella sua Firenze, mentre lavora ad una delle sue opere più riuscite: “Guida completa allo quarto C acuto” con filosofiche disquisizioni sulla gestione della memoria ed il typing dinamico.

Inferno: insaleggiata de cipolle

Da un approfondito studio della Divina Commedia (quei 5 minuti passati su Wikipedia insomma), si evince che l'opera di Dante non tratta molto in dettaglio le ricette della Firenze medievale, ma in compenso perde un sacco di tempo a dibattere questioni politiche, morali e teologiche. Una cosa disdicevole.

Perdipiù, l'unico caso in cui si parla di cibo in effetti è nella descrizione di una delle condizioni peccaminose che consistono nel cedimento disordinato alle pulsioni naturali: il peccato di gola. Un peccato gravissimo nel sistema morale definito da Tommaso d'Aquino. Non a caso tutto il canto VI è dedicato proprio a questo peccato ed ai relativi dannati.

Assicuriamoci dunque anche della dannazione delle nostre anime immortali, cominciando a disporre gli ingredienti.

Nel medioevo la gente era evidentemente sprovvista del senso del gusto, per cui tirate fuori dalla credenza tutte le spezie che avete: dallo zenzero alla cannella, passando per la noce moscata.

Se è vero che i dannati che hanno peccato di gola strisciano a terra come animali, immersi nella sporcizia e nei miasmi puzzolenti, per assicurarci un effetto simile anche in vita è opportuno fare uso massiccio di cipolle.

Anonimato
C'è da dire che avendo tramandato una ricetta del genere in forma scritta ai posteri, anche noi preferiremmo mantenere l'anonimato...
A meno che “Anonimo” non sia il nome e “Toscano” il cognome del misterioso cuoco medievale!

Facciamo quindi riferimento ad una autentica ricetta di Anonimo Toscano del XIV secolo:
Togli cipolle, cuocile sotto la bragia e poi le monda, e tagliale per traverso longhette e sottili: mettili alquanto d'aceto, sale, oglio e spezie, e da' da mangiare.

Con dei colpi degni di Cerbero, tagliate le cipolle a metà e disponetele su una teglia.
Vedete in foto il dannato Ciacco che si alza brevemente dalla melma infernale, quel tanto che basta per infornare le cipolle e dare una profezia sulla vita politica fiorentina.
Profezia
Dopo lunga tencione, accadrà che Renzi si rechi alla villa di Arcore, dove dimora elli ch'è tra le anime più nere. Con grande incazzatura da sinistra parte.
Ciacco

Per assicurarci della buona cottura della cipolle, potremmo dire che sono necessari tempi biblici e temperature infernali, se non fosse che l'inferno dantesco è freddo e buio (un po' diverso dal “fuoco eterno” a cui si fa solitamente riferimento). Comunque sia, mettete il forno al massimo e aspettate del tempo... molto tempo.

Quando le cipolle saranno annerite come la barba del Cerbero, potrete estrarle e stagliuzzarle con cura. Buttate tutto assieme ad un finocchio tagliato.

Per avere il corretto aspetto e feeling infernale, condire con olio d'oliva, aceto balsamico, sale, pepe e noce moscata.

Il risultato è un rinfrescante insalatina con ripercussioni spaventose sul vostro intestino. Per esemplificare la cosa con una citazione dalla Commedia:
ma prima avea ciascun la lingua stretta
coi denti, verso lor duca, per cenno;
ed elli avea del cul fatto trombetta.

Purgatorio: zuppa de cecerchie

Dopo un antipasto talmente impegnativo, è giunta l'ora di purgarsi da ogni male. A tal fine, prepareremo uno zuppone di legumi con spezie varie. Come potete ben immaginare, se avete un solo bagno in casa, non vi conviene proporre questo menù a più di una persona alla volta.

Non abbiamo ancora finito con le cipolle: stagliuzzate e soffriggetene mezza.
Aggiungere pomodorini tagliati in malo modo.
Giù spezie medievali: cannella, chiodi di garofano, molto prezzemolo e soprattutto zenzero. In questo caso, dello zenzero per sushi che ha un gusto del tutto simile allo Svelto Brillacciaio!

Fate soffriggere il tutto per un po' di tempo, aggiungendo anche una buona dose di preparato per brodo vegetale (il glutammato sarà l'unica cosa dal gusto apparentemente normale in questa zuppa).

Frullate il tutto.
Aggiungere 200g di legumi per persona e fate bollire, aggiungendo dell'acqua.
Dante
Il sommo poeta, profeticamente a proposito della nostra ricetta:

Le ripe eran grommate d’una muffa,
per l’alito di giù che vi s’appasta,
che con li occhi e col naso facea zuffa.

Lo fondo è cupo sì, che non ci basta
loco a veder sanza montare al dosso
de l’arco, ove lo scoglio più sovrasta.

Quivi venimmo; e quindi giù nel fosso
vidi gente attuffata in uno sterco
che da li uman privadi parea mosso.

E mentre ch’io là giù con l’occhio cerco,
vidi un col capo sì di merda lordo,
che non parëa s’era laico o cherco.
Canto XVIII,
vv. 106-117
Frullare di nuovo con divina (e metallara) ira.

A questo punto verificate il risultato: se si tratta di un pastone iningeribile, aggiungete dell'acqua. Versate anche sale e/o pepe a piacimento (le spezie che avete inizialmente messo nel composto dovrebbero comunque aver rovinato il tutto in maniera irrecuperabile).

La vostra dannazione.

Paradiso: pomaranci et cannella

Traumi
Infantili
“Perché è così e basta!”
Questa la classica frase che tutti i genitori dicono, almeno una volta, ai propri figli quando questi li tempestano con innumerevoli e insopportabili domande. Ebbene, alle mie infinite sequenze di “perché?” mio padre per fare il figo usava citare Dante dicendomi appunto “perché vuolsi così colà...”. Ecco, poi uno omuncolo di 8 anni che avrebbe dovuto rispondere?? Da qui la mia paura atavica per la parola “perché”: tutt'ora quando ho bisogno di conoscere la causa di qualche fenomeno uso delle circonvoluzioni complessissime tipo “e se per caso qualcuno volesse conoscerne il motivo primigenio?”. Sono problemi...
Saverio

Dopo tanto patire, è finalmente giunto il momento di darci una tregua e di preparare un dessert che ci faccia dimenticare delle nostre afflizioni. Come dite? Ne avete già abbastanza? Non volete più seguire le nostre vomitevoli indicazioni? Bene, non ci interessa! Eh sì lo dovrete fare comunque. Sapete perché? Perché...
“Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare.”

Tagliate a rondelle un paio di arance, andando quindi a rappresentare simbolicamente la perfezione divina del cerchio nonché ovviamente i nove cerchi concentrici del Paradiso stesso.

Cospargete di zucchero di canna e cannella, se non altro per creare questa fine allitterazione nel testo.
Se siete veramente professionali (e alcolizzati), condite con un goccio di Cointreau o Grand Marnier.

Giunti a questo punto, dopo l'aberrante antipasto, la lassativa zuppa ed il soave dessert alcolico, dovreste essere sicuramente in preda a visioni divine. Vi lasciamo dunque attorniati da apparizioni di Virgilio e Beatrice!

Le parole

Invece del classico brano musicale, ci sembra dovuto proporre il Canto VI (dedicato appunto ai peccatori di gola) letto ed interpretato dal mitologico Vittorio Gassman. La lettura inizia al minuto 3:40 circa.

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Commenti, adulazioni ed insulti!

Un commento! Che sarà presto raggiunto da un secondo sfavillante complimento! Di sicuro.
FranS
FranS

Stavolta non mi ritengo degno di sottolineare con parole mie la COMPLETA REPULSIONE che provo nei confronti dello squallido processo di dissacrazione e dileggio da voi effettuato verso l’Opera Somma della letteratura italiana. Per cui, profetizzandovi che il vostro nome sarà storpiato per l’eternità in “Cooking by Damned”, vi faccio rispondere da Dante in persona su quella che sarà la vostra pena:

Già veggia, per mezzul perdere o lulla,
com’io vidi due, così non si pertugia,
rotti dal mento infin dove si trulla.

Tra le gambe pendevan le minugia;
la corata pareva e ’l tristo sacco
che merda fa di quel che si trangugia.

Mentre che tutto in lor veder m’attacco,
un guardommi e con man s’aperse il petto,
dicendo: “Or vedi com’io mi dilacco!

vedi come storpiato è Saverietto!
Dinanzi a me sen va piangendo Kloffy,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.

E tutti li altri che tu vedi qui,
seminator di scandalo e di scisma
fuor vivi, e però son fessi così.

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