Pizza del risorgimento

150 anni or sono il parlamento subalpino proclamò Vittorio Emanuele II «Re d'Italia, per grazia di Dio e volontà della nazione». Oggi, 17 marzo 2011, Cooking by Dummies dà luogo ad un evento di gran lunga più importante, la cui risonanza varca le frontiere italiche per portare scompiglio tra le genti di ogni luogo. Stiamo parlando della pubblicazione della ricetta per fare la pizza!

Per non dar luogo a conflitti fra eventi di tale misura abbiamo deciso di rendere il tutto più “risorgimentale” chiedendo ad un importante esponente del processo di unificazione italiano di guidarci nella preparazione di tale prelibato piatto: il nizzardo Giuseppe Garibaldi.

Sì, è il manico della scopa.

Gli ingredienti per 1000 camice rosse (3 persone)

  • 500 gr. di farina,
  • 50 gr. di lievito di birra,
  • 250 ml di acqua circa,
  • Un cucchiaio ben colmo di strutto,
  • 500 ml di salsa di pomodoro,
  • 500 gr. di mozzarella fior di latte (o bufala se siete fichi),
  • ½ cipolla bianca,
  • 250 gr. di rucola,
  • Sale, olio, pepe, origano e zucchero q.b.

Questi ingredienti sono pensati per preparare la pizza tricolore della foto, se voleste aggiungere altri condimenti o sostituirne alcuni la ricetta rimane la stessa, ma variano i tempi in cui aggiungere i vari ingredienti durante la cottura.

La preparazione

Come testimoniano attendibili fonti storiche la pizza è stata pensata fin dall'inizio per essere il cibo ufficiale della garibaldina spedizione dei mille. Infatti altre autorevolissime fonti riportano che gli ingredienti coinvolti nella preparazione avrebbero comodamente trovato spazio in uno zaino modello “Mazzini” (compralo subito) e la preparazione stessa della pietanza sarebbe potuta avvenire, con l'ausilio di forni patriottici semoventi, durante una delle tante battaglie che caratterizzarono il risorgimento Italiano.

Sicuri quindi di riuscire nell'impresa, iniziamo la preparazione di questa succulenta vivanda! Per prima cosa disponete quasi tutta la farina (lasciatene da parte circa 50 grammi) come mostrato in figura: cercate di creare una sorta di argine circolare al centro del quale verranno mescolati gli altri ingredienti.

Questo modo di disporre la farina viene detto “a fontana”. Forse in virtù del fatto che poi gli ingredienti da aggiungere successivamente tendono a zampillare per tutto il piano di lavoro.

A questo punto aggiungete pure lo strutto e il lievito, sciacciandoli e mescolandoli per mezzo di una forchetta patriottica. Nel mentre scaldate l'acqua in un pentolino fino a circa 50/60°C. È importante che l'acqua non sia troppo calda per non vanificare l'effetto del lievito. Quando l'acqua ha raggiunto la giusta temperatura versatela gradualmente al centro continuando con una forchetta ad amalgamare il tutto, fino a che non l'abbiate versata tutta e che non ci siano più grumi nel composto. Attenti! Perché se non sarete abbastanza abili la soluzione esonderà dagli argini e patriotticamente invaderà il piano di lavoro e la vostra cucina, tentando in tal modo di liberarla dall'invasione straniera (lo straniero siete voi) e rendere finalmente possibile l'autodeterminazione dei batteri che risiedono fra i vostri fornelli.

Una volta che il composto sia ben amalgamato aggiungete un paio di generosi pizzichi di sale di sale e circa mezzo cucchiaino di zucchero. Iniziate a erodere dall'interno le pareti degli argini continuando a mescolare il tutto. Alla fine, una volta che avrete inglobato tutta la farina dovreste avere una massa come quella nella figura qua sopra.

Notate come la massa tenda autonomamente a prendere la forma del Granducato di Toscana.

Iniziate a lavorarla fino a che non sia morbida e compatta. Se la massa si presenta molto dura e inizia ad opporvi una strenua resistenza, pari solo a quella posta dalle forze garibaldine durante l'assedio alla Repubblica romana, non vi comportate come fecero i francesi accorsi in soccorso di Pio IX: non cannoneggiatela. Potete ricorrere ad un meno sanguinoso espediente come l'aggiunta di un cucchiaio d'olio.

Divergenze
L'unità d'Italia ha portato anche a veder messe in discussione le proprie idee da chi poco prima non era un nostro compatriota, bensì un nemico d'oltre confine. La vera unità si è raggiunta quando i popoli hanno imparato a convivere nel rispetto reciproco delle loro idee divergenti. È per questo che Garibaldi rispettò comunque Camillo Benso nonostante questo criticasse in modo subdolo e mascherato il suo modo di lavorare l'impasto dicendo: “Non so concepire maggiore sventura per un popolo colto che vedere riunito in una sola mano, in mano de' suoi governanti, il potere civile e il potere religioso.”
Come Garibaldi ci dimostra, lavorare la pasta con entrambe le mani è sbagliato perché non ci permetto di avere una mano libera con cui tenere il moschetto per l'assalto. Inoltre, usare una mano sola fa molto fico.

Una volta che abbiate vinto ogni resistenza dividete la pasta formando tante piccole masse per quante siano le teglie di pizza che vorrete preparate.

L'aspetto finale della pasta.

Se ne avete il tempo, potete lasciare la pasta a lievitare in un ambiente tiepido per circa mezz'ora o un ora, a seguito della quale dovrete rilavorare la massa per qualche minuto. Se, al contrario, dovete correre verso l'incontro con Vittorio Emanuele II a Teano e vi rimane ancora da liberare una buona parte del borbonico Regno delle Due Sicilie, potete ricorrere al solito forno patriottico da battaglia. Scaldate il forno a circa 60 gradi e infornate la pasta ancora in blocco per massimo 10 minuti.

Mentre la pasta sta lievitando oliate le teglie che vi serviranno per cuocere la pizza.

Una volta che la massa sia lievitata, lavoratela un pochino e poi stendetela in modo che riempia la teglia alla quale è destinata. Per far questo potete utilizzare una delle circoscrizioni amministrative del comune di Trento, precisamente quella che si trova a sette chilometri a sud della città e che, al 31 dicembre 2005, aveva 5.406 abitanti.

Porre l'impasto steso nella teglia vendo cura di coprire gli angoli e di non farlo traboccare ai lati.

Nel caso non foste stati in grado di stendere l'impasto in modo perfettamente rettangolare (nel caso, inviateci una foto dell'evento: noi poi intercederemo per voi con quelli del Guinness dei Primati), potete tagliuzzare le parti in avanzo con il duplice effetto di avere finalmente una pasta a forma di bandiera italiana e di poter fare un'altra piccola massa con la pasta avanzata da utilizzare come focaccia/antipasto.

Quizzone!
Due dei celebri personaggi che furono l'anima del risorgimento Italiano si scambiarono una lettera in cui erano queste righe “Ho letto la vostra lettera del 22 febbraio ed ecco ciò che vi rispondo: o possiamo far da soli allontanando dall'Italia lo straniero, e abbiamo dimostrato di non saperlo fare - oppure dobbiamo appoggiarci a un governo da cui possiamo sperare di ottenere l'unità d'Italia.”
Chi furono mittente e destinatario della missiva?
  1. Mazzini a Cavour
  2. Sant'Agostino a Nessuno(Ulisse)
  3. Cavour a Mazzini
  4. Selene a Cavour
  5. Cavour a Verdi
  6. Garibaldi a Mazzini
  7. Topolino a Paperino
Trovate la risposta disseminata in giro per la ricetta!
A chi usa google per trovare la risposta esploderà lo schermo e non potrà più scrivere la lettera ‘H’...

Il più è fatto, ora non ci resta che seguire il d'azegliano motto “fatta la pizza bisogna fare i condimenti!

Per rendere la ricetta veramente risorgimentale, il colore della salsa deve essere esattamente lo stesso delle camice rosse garibaldine ovvero “...come il sangue e la fiamma”.

Se le camice dei mille erano rosse per coprire il sangue dei patrioti, una parte della nostra pizza potrà essere rossa per coprire le eventuali parti bruciate. Perciò dovremo preparare una salsa saporita aggiungendo al pomodoro sale, origano e olio e mescolando il tutto.

Questo mirabile risultato può essere raggiunto attraverso l'utilizzo dell'arcano strumento.

Prendere la mozzarella e tagliuzzarla a dadini o in altro modo. Tagliuzzare anche la mezza cipolla, condirla con sale e olio (eventualmente anche pepe) e fare lo stesso per la rucola avendo cura di sciacquarla precedentemente.

Come sicuramente saprete il processo di liberazione non fu affatto semplice. Non pochi uomini si lanciarono in battaglia sprezzanti del pericolo. Ebbene, combattere a stomaco vuoto non ha mai fatto bene, anzi , pare che i processi di digestione che avvennero durante le più cruente battaglie ebbero un ruolo di non poca importanza nella liberazione dell'Italia dagli invasori stranieri! È per questo che Garibaldi ci ha suggerito di cucinare un apposito kit da battaglia per le sue truppe di volontari. Il kit si compone di tre pezzi che potete ammirare qua sotto:

Il kit veniva pubblicizzato con la patriottica frase: “Se proprio vuoi liberare l'Italia, almeno fallo a pancia piena!”

Come vedete abbiamo pensato a tutto: c'è un pizza rossa utile per nascondere le macchie sulle loro camicie, una focaccina da battaglia da sgranocchiare mentre si tenta l'assalto e la pizza tricolore per festeggiare la vittoria una volta arrivati alla vittoria. Geniale no?

Il forno va riscaldato al massimo della temperatura possibile legalmente.

Una volta che la pasta nelle teglie è stata condita e che il forno sia arrivato alla temperatura giusta (minimo 250°C), infornate stando attenti a quali siano i punti più caldi del forno. Nel caso il calore provenga da un solo punto (in basso o in alto in genere), per ottenere una cottura uniforme dovrete scambiare di posto le teglie.

“Sono una bellissima farfalla!” G. G.

Mentre la pizza è in forno potete dedicarvi al combattimento o a delle patriottiche quanto virili danze risorgimentali.

Cosa c'è di sbagliato in questa pizza?

Quando la pizza sarà quasi completamente cotta aggiungete la mozzarella e rimettete in forno. Per capire quando si deve aggiungere la mozzarella dovete monitorare il fondo dell'impasto: quando inizia ad imbrunire è il momento giusto.

In genere i condimenti non possono essere messi tutti insieme, ognuno ha il suo proprio tempo di cottura. Perciò, dato l'insieme dei condimenti più comuni possiamo definire su tale insieme una relazione d'ordine con simbolo ≤ e con il significato di “va messo prima di”, per la quale vale che:

pomodoro ≤ pinocchio ≤ patate ≤ {cipolla a pezzettoni, pomodoro a pezzi, verdure a pezzi} ≤ {salsiccia, pancetta} ≤ {verdure in foglie} ≤ funghi ≤ formaggi ≤ {prosciutto cotto, salame} ≤ mozzarella ≤ prosciutto crudo

Il grande condottiero che, cercando di mascherare il dolore per la teglia infuocata, fa delle facce da perfetto ebete. Che grande eroe!

Quando tutti i condimenti sono cotti e sia i bordi che il fondo della pizza hanno assunto un colore brunito, la pizza è pronta! Per dirla con Cavour: “Le arance sono mature e i maccheroni sono pronti per essere mangiati”, insomma fate squillare le trombe e riponete i vessilli perché il rancio del patriota è pronto!

La musica

Cosa potevamo mettere come musica di accompagnamento alla ricetta se non un celebrativissimo inno d'Italia? Abbiamo scelto la versione cantata da Benigni a Sanremo 2011 che ci piace per due motivi principali: per prima cosa è stata cantata dopo una bellissima esegesi dell'inno stesso, che ha avuto come conseguenza principale quella di aver insegnato la parola “esegesi” a circa 60.494.630 italiani (tutti tranne Benigni e Umberto Eco); il secondo motivo è che la voce nasale di Benigni suona come un telefono degli albori perciò Garibaldi e il suo amico Meucci apprezzano di brutto!

Buon ascolto patriottico!

Pubblicità

Condividi!

Commenti, adulazioni ed insulti!

Nulla da dire?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *