Pi Greco Day

Oggi è un giorno veramente speciale: si celebra il 14 Marzo ossia, in notazione statunitense, il giorno 3/14 dedicato ovviamente alla magnifica costante Pi greco (π ∼ 3,141592653589793)!

Non potevamo di certo farci sfuggire una ricorrenza talmente nerd nella sua natura. Quindi, senza ulteriori indugi, andiamo subito a presentarvi la ricetta con cui intendiamo omaggiare tale magnifica costante matematica che lega due forme tanto basilari quanto simboliche come il quadrato ed il cerchio. Data l'origine greca della costante ed il suo legame con la misura della circonferenza del cerchio, prepareremo solo piatti che siano d'origine greca ed abbiano forma circolare (o sferica al più).

...e per immedesimarci ancora meglio nella celebrazione, lo faremo indossando una toga!

Lollo Kloffopoulos da Delphi vi dà il benvenuto nel suo tempio.

La salsa Tzatziki

Lo Tzatziki è una salsa tipica greca dal gusto molto pungente (alcuni lo descriverebbero come “disgustoso”) e a base di cetriolo (alcuni lo descrivono sempre come “disgustoso”). Insomma, è una salsa potenzialmente molto disgustosa, ma che non potete esimervi dal provare se ambite a provare una autentica esperienza greca.

Gli ingredienti per la salsa Tzatziki.
  • 1-2 spicchi d'aglio,
  • 1 cetriolo,
  • 2 yogurt grechi (340 gr. circa),
  • 1 dl olio d'oliva,
  • 1 dl aceto di vino.

Le quantità sopra indicate possono essere liberamente variate in base alle vostre preferenze: se dopo cena avete intenzione di relazionarvi con altri esseri viventi e non solo con la vostra collezione di minerali, potete ridurre il contenuto di aglio. Anche l'aceto contribuisce a dare il gusto pungente alla salsa, per cui potete diminuirne la dose.

Tagliuzzate finemente l'aglio e preparate il cetriolo.

L'aglio dovrebbe essere ridotto a cubetti molto piccoli o, ancora meglio, grattugiato. Il cetriolo va tagliato, privato dei semi al suo interno e poi passato su una grattugia grossa. Il risultato dovrebbero essere delle scaglie di cetriolo non troppo fini.

Versate assieme olio, aceto, cetriolo ed aglio. Mescolate bene e compiacetevi degli odori mefistofelici del composto. Una volta soddisfatti, aggiungete il tutto allo yogurt greco e mescolate a fondo, aggiungendo sale o pepe a piacimento.

Molto importante, lo tzatziki va messo in frigo per almeno mezza giornata prima di essere consumato. Inizialmente purtroppo avrà praticamente solo il gusto dello yogurt, mentre dopo un po' di tempo gli aromi del cetriolo e dell'aglio cominceranno ad avere il sopravvento. Cercate solo di recuperarlo dal frigo prima che si tramuti in un'arma di distruzione di massa.

La salsa pronta per essere messa in stock nel frigo.

Pomodori ripieni

Nella nostra celebrazione del π greco, abbiamo cercato di produrre portate dalla forma esclusivamente circolare o sferica. Il piatto principale sarà rappresentato infatti da dei enormi pomodoroni perfettamente sferici riempiti di riso.

Risi
Cercate di non usare riso da risotto in questo caso per evitare che il risultato sia troppo appiccicato e che raffreddando si tramuti in una palletta immangiabile. Scegliete riso parboiled e lavatelo prima di cuocerlo.
  • 8 pomodori molto grandi,
  • 2 tazze di riso parboiled,
  • Mezza cipolla rossa,
  • Del pangrattato,
  • Timo per insaporire.

Il pomodoro ripieno è un piatto talmente greco che secondo noi troverebbe perfettamente posto tra i miti dell'antica grecia come Ulisse ed Ettore. Ne condivide infatti i principali tratti: come Ulisse è scaltro e subdolo nel sembrare innocuo fino al primo assaggio; come Ettore trascinato dal carro di Achille sotto le mura di Troia, sarà divelto e straboccante di interiora.

Ad ogni modo, per preparare l'olimpico piatto, disponete i vostri sferici pomodori e cominciare a svuotarli: tagliate l'estremità superiore e scavate con un cucchiaio. Fate attenzione a lasciare un buono strato di buccia e polpa in modo da preservare la struttura sferica del pomodoro e cercate di non bucarli perché ciò potrebbe compromettere non solo la riuscita del piatto, ma soprattutto la pulizia del vostro forno.

La polpa estratta va conservata a parte e tagliuzzata a cubetti. Nel frattempo fate soffriggere la cipolla con un po' d'olio e poi aggiungete il riso.

Fate imbiondire il riso per qualche minuto.

Successivamente aggiungete circa metà della polpa estratta dagli otto pomodori, insieme al succo. Salate ed aggiungete mezzo dado, assieme al timo o altre spezie mediterranee a casaccio. L'importante è procedere con prometeica certezza ed atteggiamento eroico.

Fate cuocere il riso per circa 10 minuti, abbastanza per renderlo un po' più morbido, ma non del tutto cotto (anzi, dovrebbe avere ancora la consistenza della roccia del Peleponneso).

Ora è il momento di riempire i pomodori così faticosamente svuotati (tutto quel lavoro per niente)!

Preparate una ciotola con olio, sale e zucchero. Utilizzando un pennello da cucina (oppure le vostre agili dita di fauno) cospargetene l'interno dei pomodori. Fatto questo, riempiteli di riso. Notate che il riso continuerà a gonfiarsi un po' nel forno, per cui riempite fino a circa ¾ di altezza. Aggiungete poi un goccio d'acqua (per la cottura del riso), qualche fogliolina di timo e coprite di pangrattato prima di chiudere col coperchio del pomodoro. Fatto, pronti per essere introdotti nella fornaci di Efesto per la cottura.

I pomodori in tre diverse fasi: da destra, vuoto, riempito di riso e ricoperto di pangrattato.

Ora, in assenza di fornaci vulcaniche o altoforni ciclopici in cui effettuare la cottura finale, riponete i pomodori su una teglia e metteteli in forno preriscaldato a 180°C.

Lasciate cuocere per circa 50 minuti e controllate lo stato dei pomodori ogni tanto. Se tutto va bene, il riso dovrebbe gonfiarsi leggermente sollevando i coperchi di pomodoro, che invece si saranno nel frattempo tramutati in dischetti neri perfettamente essiccati (utili soltanto a modello della statua del Discobolo).

Osservate Kloffoloupos che, emulando il dio fabbro Efesto, estrae i pomodori dal suo lavico forno.

Ora lasciate raffreddare i pomodori (si consumano freddi) e dedicatevi ad altro. Ad esempio, la ricetta che segue.

La quadratura della Pita

Passiamo subito alla vera star di oggi: la Pita! O meglio, in onore della costante di Archimede e della sua forma tipicamente circolare, la πta!

La pita è un pane estremamente comune nel medio oriente e uno dei componenti base della cucina greca. Si tratta in sostanza di un disco di pasta cotto in vari modi: alcune tipologie di pita si gonfiano a formare una specie di tasca, altre sono dei dischi piatti, che possono a loro volta essere duri e ben cotti oppure morbidi e dalla consistenza pastosa. In questa occasione, per caso o per volontarietà, le pita saranno piatte e ben cotte — non troppo dissimili in effetti dalle tortillas precedentemente preparate.

Squadra che vince non si cambia, giusto?

Vi servirà questo marasma di ingredienti per cominciare.
  • 1 kg di farina e lievito istantaneo,
  • Sale e zucchero,
  • Del buon olio d'oliva dai colli bevanati,
  • Verdure varie per la farcitura: peperoni, melanzana, cipollotti, cetrioli, il resto di polpa di pomodoro, olive e formaggio feta.

Le suddette quantità sono sufficienti per produrre circa 16 pita di medie dimensioni. Notate anche che abbiamo usato un kg di preparato per pizza che conteneva già del lievito. Se aggiungete il lievito separatamente, usatene circa due cucchiaini per ogni mezzo chilo di farina.

In primis, vi si prospetta la titanica impresa di lavare e mondare tutte le maledettissime verdure. Imbarcatevi in questa avventura, meglio se equipaggiati della pelliccia impenetrabile di un leone Nemeo!

Avete compiuto la vostra prima impresa? Vi sentite un po' Eracle?

Procediamo a preparare una specie di ratatouille (il celebre film della Pixar, ovviamente). Soffriggete mezza cipolla con l'olio e cominciate ad aggiungere i vari ingredienti in base al loro ordine di cottura: cipollotti e peperoni per primi, seguiti da pomodoro e melanzana. Aggiungete quanto prima anche della passata di pomodoro e dell'acqua per dare un po' di sostanza liquida da assorbire. Salate a piacimento e lasciate bollire per un po'...

Il calderone nel quale cucinano le Moire nei rari momenti in cui non tessono il filo del fato.

Mentre peperoni e compagnia cuociono allegramente, dedichiamoci alla preparazione dell'impasto: prendete tutti gli ingredienti e versateli in una ciotola. Aggiungete due tazze abbondanti di acqua calda e cominciate a mescolare con un mestolo. Dopo un po' dovresti ritrovarvi una bella sfera coesa di impasto. È ora di affrontare la seconda fatica di Eracle.

Il densissimo materiale va lavorato per un po', sbattendolo su un piano ed impastando con mitologico ardore. Come noterete nell'animazione qui sopra, il vostro impeto potrà a volte essere così leggendario da spostare il piano su cui lavorate e la prospettiva stessa dell'immagine! Lode agli dèi dell'Olimpo!

Dopo aver superato anche questa ennesima fatica, tagliate l'impasto in 16 pallette di simili dimensioni, rendeteli perfettamente sferici sfregandoli nelle mani infarinate e poneteli sul tavolo. Lasciate riposare l'impasto per circa 20-30 minuti.

Scaduto il tempo, abbattete la vostra violenza da Titano sulle palle di impasto, picchiandolo fino a tramutarlo in dei sottilissimi dischi.
Per rendere l'impasto particolarmente sottile, potete anche utilizzare il famoso strumento sacro donatovi dalla dea Atena: il matterello.

Una volta preparati dei perfetti dischi di impasto, poneteli un po' alla volta in una teglia ricoperta di carta stagnola nel forno preriscaldato alla massima temperatura (240°C nel nostro caso, di più se ne avete i mezzi e gli dèi sono propensi). Lasciateli cuocere per una durata dai 6 ai 10 minuti, a seconda del grado di cottura che preferite.

Il risultato sarà auspicabilmente questo: una pericolante torre di Babele di pita circolari, friabili, gustose ed imbrunite.

È proprio questo uno dei passi più importanti e significativi dal punto di vista mistico in questa giornata: ricordatevi che è il Pi Day dopotutto! Come saprete sicuramente, Pi greco è una costante matematica (quindi senza alcun senso fisico effettivo) che definisce il rapporto tra la circonferenza ed il diametro di un cerchio. Nella storia della matematica tale costante è stata calcolata e stimata più volte, con crescente precisione. Addirittura nella Bibbia π viene approssimata al numero 3, mentre il celebre Archimede di Siracusa approssimò la costante a 3.14.

Lo zero
Pare che l'uso di indicare il numero zero con un cerchio ebbe origine nella bassa Mesopotamia, prendendolo come numero perfetto, che esprime il tutto e dunque l'universo.

Proprio in virtù della perfezione del cerchio, inintelligibile per le nostre menti finite e limitate (specie quelle dei vostri cuochi di fiducia), il processo di “quadratura” ha spesso assunto un significato metafisico di ascensione verso l'astratto ed il divino. Dunque il cerchio diventa simbolo del mondo spirituale e trascendente, mentre il quadrato — al quale il cerchio viene ridotto con la quadratura — è simbolo di materia terrena, del corpo e della realtà.

Non sempre questo simbolismo è così diretto o così semplice: nella tradizione Islamica infatti il quadrato (e più in particolare, il cubo monolitico della Ka'bah) è un simbolo di perfezione religiosa che si accosta a quella del cerchio. Ad ogni modo, il rapporto tra cerchio e quadrato ed il suo simbolismo si ritrova in molte opere — ad esempio l'uomo vitruviano di Leonardo da Vinci.

Il nostro modesto contributo simbolico: la quadratura della π ta.

In tavola

Dopo questo lungo quanto inutile salamelecco sul significato di π, possiamo finalmente servire il cibo preparato: affiancate un pomodoro ripieno con una calda pita riempita del composto di verdure e condite il tutto con la salsa tzatziki.

Per concludere il pasto vi suggeriamo di servire dello yogurt greco addolcito con miele ed un sorso di Ouzo per ripulire il palato dai residui dell'aglio. Dopodiché potete dedicarvi a simpatici giochi di società come la lotta greco-romana o il tiro con l'arco ai Proci per ottenere la mano della vostra amata Penelope.

La musica

In un giorno dedicato all'approssimazione della perfezione del cerchio, è quasi obbligatorio ascoltare un brano del gruppo statunitense A Perfect Circle. In questo caso abbiamo scelto una straordinaria e pesantissima reinterpretazione della splendida “Imagine” di John Lennon:

You may say that I'm a dreamer,
But I'm not the only one,
I hope someday you'll join us
And the world will be as one.

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Commenti, adulazioni ed insulti!

Ci sono 5 commenti. Festeggeremo moderatamente.
FranS
FranS

Complimenti! Da oggi la definizione di “VERGOGNA” non sarà più la stessa…

FranS
FranS

L’abito greco non era la toga, ma il “chitone”. In particolare quello utilizzato da Kloffopoulos per le sue preparazioni agghiaccianti, fissato su una sola spalla, è quello generalmente riservato agli schiavi.

Francesco non ti conosco personalmente ma ti nomino ufficialmente consulente del blog su…tutto!

Ionela
Ionela

Complimenti! Se vi va, date un’occhiata anche sul mio articolo sulla circonferenza
http://it.emcelettronica.com/circonferenza-formule-ed-equazioni

N.B: la salsa è buonissima! ;)

Grazie Ionela. Il π greco ci unisce :)
Complimenti per il vostro sito, e lunga vita all’elettronica open source!

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